domenica 2 novembre 2008

Come vengono assegnati i premi letterari

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Lo dicevano già loro... (Gassman e Tognazzi)

sabato 1 novembre 2008

Riconciliarsi con Woody Allen

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UGC Défense photo by @rteJS
Finalmente, l'ho visto. Stamattina, nella multisala della Défense, situata accanto al Dôme e alla Grande Arche (ché per arrivarci, nemmeno il Tom Tom ci riusciva, nel dedalo dei parcheggi sotterranei...).

Vicky Cristina Barcelona
.

Lo dico subito: film bellissimo, sublime. Mi sono riconciliata con il cinema di Woody Allen.
Certo, un gran merito lo ha anche la Spagna [quando esci dalla sala, la prima cosa che ti viene da dire è: Voglio andare a Barcellona! (mio marito) Voglio andare a Oviedo! (io)].

Altra parte di merito, l'hanno gli attori. Non ho mai granché amato Javier Bardem - l'avevo visto in Tacchi a spillo, se non erro - (nel film di Allen, è il pittore Juan Antonio Gonzalo). E sì che una mia amica italiana, sempre a dirmi: Ah, Javier Bardem, che uomo! (Ed Anna, lei, con Benicio del Toro). A me gli ispanici, non piacciono.
E replicavo, come la Vicky del film, fosse l'ultimo uomo della terra, non sarebbe il mio genere.
Invece, confesso che la mascolinità di Bardem insieme con una cruda sensibilità iberica, mi sono piaciute immensamente.


Questo pittore "maledetto", così poco comprensibile alla mentalità americana, che ama le donne a mazzi, e parla sempre dell'ex-moglie, Maria Elena (Penelope Cruz) è il perno attorno al quale ruota il film.


Bravissime Rebecca Hall e Scarlett Johansson. La prima nel ruolo di una donna che sa quel che vuole ma che a un certo punto della vita, per un evento inatteso (ce putain de week-end à Oviedo), si chiede se quel che ha scelto è per davvero quel che vuole; la seconda nel sapere montalianamente solo quel che non vuole, senza riuscire a dirsi quel che vuole. Eterna insoddisfatta, dunque. Brava anche Penelope Cruz, a far la spagnola talentuosa (ma matta furiosa), che non se ne va - né mai se ne andrà - dal cuore di Juan Antonio...


E questa Spagna offertaci da Woody Allen (la fotografia è di Javier Aguirresarobe) tutta con colori caldi, è una terra da favola come tutti - americani ed europei - amerebbero vedere.

Il tema è quello della disillusione, del determinismo - non biologico (alla Zola, per intenderci) - bensì "mentale" (socioculturale). E anche il disincanto. L'amore non può tutto. E poi l'amore esiste per davvero, oppure la passione che ci prende alle viscere e non ci fa più vivere non è che l'ennesima falsa illusione della vita e - in ultima analisi - una passade?


La vita può cambiare. Ma la vita non cambia. Siamo tutti inquadrati: nella nevrosi o nella razionalità. Non c'è scampo. L'amore romantico è quello inappagato (lo dicevo anch'io, qui)


Senza scampo, neppure, il modello dell'american life. Se la passione è inaffidabile, se la vita da bohème è senza futuro, lo stile grasso statunitense (bella casa, sport, seratine mondane, tradimenti per rompere la noia) altro non è che una dorata prigione e bene fa il giovane Doug [neosposo di Vicky] a regalare (certo lui inconsapevolmente) una coppia di uccellini in gabbia ad altri americani...


Commedia sì, ma senza happy end. Woody e io siamo sulla stessa linea d'onda.

Unico neo: il titolo del film (che in italiano è l'appena meno banale Mezzanotte a Barcellona).

*

Ecco la bande annonce (inglese sottotitolato in francese) del film:

Io ho una cugina speciale (piccola elegia familiare)

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... che se fosse un alimento sarebbe lo zucchero filato o forse il miele. Sì, il miele, perché lei è "naturalmente" così (dolce, intendo).
Questa mia cugina che non vedo da una vita, ormai la immagino come una bella donna sui 40 anni, ma poiché il mio ricordo risale a tanti tanti anni fa e lo affido ad un'unica foto che la ritrae - ancor più "antica" - continuo a immaginarmela com'era nel '74, postadolescente - anche se la rividi più tardi (perdonerà lei la "demenza precoce" che mi fa confondere le date).
Che cos'ha di particolare la mia cugina milanese, il cui nome significa "boschetto di lauro"?
Ha una qualità per me fondamentale nella vita e nel rapporto con gli altri: la premurosa attenzione affettiva.
Mai ho conosciuto persona che sapesse dire con parole semplici ma tanto più vere (senza affermarle per davvero, ma facendole intuire), il grande amore per i suoi genitori, l'immenso affetto - direi la venerazione - per la sua mamma (sentimento che la mamma si merita tutto, intendiamoci).
E tanto lei, la mamma, aveva un carattere puntiglioso, "grintoso" (quando avevo diciassette anni, mia madre mi diceva che io avevo lo stesso carattere della zia Dea: non vi si può dir nulla, ché subito scattate), tanto mia cugina Lori è smussante, accomodatrice, levigante.

Altre cose ci accomunano - o forse ci accomunavano - : l'amore smodato per l'aceto e la convinzione che le cose come le facciamo bene noi non le fa nessun altro... e gli occhi verdi (ma trasparenti come i suoi, io non li ho avuti mai).

Chissà se la zia è ancora così. Io mi sono smussata parecchio, anche se ho sempre un temperamento grintoso (almeno a parole).

E poiché ora so che mi leggono tutt'e due , dovrò ben decidermi a prendere il telefono in mano e a chiamare... intanto il mio saluto d'amore a loro due e allo zio, in quest'epoca buffamente tecnologica, passa in primo luogo da questo blog.

In regalo, le foto di Briciola (il gattino della mia cugina speciale) e una foto di Gubbio, scattata qualche mese fa.

photo by @rteJS

(P.S. E l'ho preso, poi, il telefono in mano. E ho chiamato. Meglio tardi che mai.)

venerdì 31 ottobre 2008

Merci de ne pas vous appuyer sur la vitrine

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Passage Jouffroy (Paris, 9e arrondissement)
photo by @rteJS

Sono stata rimproverata, stamani, in casa.
Che sono tutti questi post "leggeri"?, mi è stato detto.

Ma io penso che - di un blog - uno (me, in questo caso) possa fare quel che vuole.
E poi sono così: un po' profonda e un po' leggera (ritengo).

Comunque, giacché i rimproveri hanno sempre la loro efficacia, cerco una via di mezzo, un compromesso. E allora parlo di un passage parigino che amo, le passage Jouffroy, uno di Boulevard Montmartre.


musée Grévin
photo by @rteJS

Ecco, per esempio, il musée Grévin (per gli orari, clicca qui). Sempre snobbato. Ma mica perché mi senta un'intellettuale, No, no. E neanche per i quasi 20€ (caspita, però, venti euro a persona!) che bisogna sborsare. È che sono pigra.

Quindi andrò al museo Grévin, quando qualche italiano di passaggio a Parigi mi chiederà di accompagnarlo... (Speriamo che tosto o tardi capiti; son 20 anni che amici miei vengono in Francia, a Parigi, e nessuno me lo ha mai chiesto. Tutti intellettuali?)


vetrina del passage Jouffroy photo by @rteJS

Comunque, il passage merita. Per le librerie d'arte, per quelle di cinema (poster originali e tanti libri), per i negozietti dove non comprerò mai nulla, ma bellissimi a vedersi (quelli per esempio che vendono i kit per assemblare modellini [grandi] di ristoranti, caffè, persino ferramenta)... o anche per quelli di pietre dure.

Chissà se mi merito ancora il rimprovero, ora.

bere un buon caffè italiano a Parigi

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Non c'è nulla da fare: per bere un buon caffè italiano come si deve, bisogna fare tappa qui (vedi foto sopra).

In alternativa, c'è un bar dalle parti dell'Ecole militaire, il Café du Marché, dove si beve un ottimo caffè Lavazza (38, rue Cler, angolo rue du Champ de Mars). Terrasse réchauffée.

giovedì 30 ottobre 2008

Orologi su Boulevard des Italiens

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Con la testa all'insù...


il palo in mezzo è voluto

photos: by @rteJS

QUIZ per tutti

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Come promesso a Stella.

Lui, chi è?

Ultimo aiuto: vi ho dato la fronte, vi ho dato le labbra (che ora ho tolto). Vi do gli occhi. Ultima chance!



Il personaggio misterioso era Max von Sydow.

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lunedì 27 ottobre 2008

E come potevamo noi mancare...?

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foto 1 http://img.photobucket.com

(N.B. cliccando sulle parole in rosso, si aprono video)
Ottant'anni già compiuti, il 12 maggio scorso.
A quindici anni, lo ascoltavo di già, insieme con la musica brasiliana (e vabbè, anche qualcun altro).


foto 2 http://i304.photobucket.com

Burt Bacharach è uno che tutti conoscono, di cui tutti sanno canticchiare le sue canzoni, le cui musiche abbiamo sentito in tanti film (anche insospettabili, come in Spiderman 2).
Ricordo: Casino Royale (1967), What's new pussycat? (1965) e naturalmente Austin Powers 2 (1999).

Non ho dimenticato la sua collaborazione con Elvis Costello nell'album Painted from Memory (1998) da cui traggo My house is empty now:



E poi, per ultima metto la mia preferita, di Bacharach: Closed to you.



(andare direttamente a 1'44", saltando tutti i salamelecchi tra Burt e l'odiosa Barbra Streisand)


E come potevamo noi mancare...?
Io non ho il piede straniero (quasimodiano) sopra il cuore, ma mancherò, lo perderò per l'ennesima volta.
Ieri a Milano, oggi a Firenze e domani a Roma.
Non fa niente, canterò lo stesso, tanto mi fa compagnia da una vita...

foto 3 http://i.rollingstone.com

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Chi avesse ANCORA la pazienza di seguire l'intervista che Bacharach ha rilasciato il 25 ottobre scorso a Fabio Fazio, clicchi qui.

Quiz per soli iniziati

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Di chi sono le Gauloises?


Soluzione: Eu!


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domenica 26 ottobre 2008

Tanita Tikaram (triplo salto mortale e mezzo carpiato con avvitamento)

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foto prelevata dal blog bortocal.blogs.it/


coefficiente di difficoltà: 3, 5.

Tuffo che probabilmente non esiste e che comunque non è rappresentato dalla foto (bellissima) qui in alto, ma tant'è: vent'anni fa...




1988 - Tanita Tikaram Twisted My Sobriety

Perché non è vero che la poesia non conta nulla

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... e mentre da ore preparo la mia lezione sulle figure retoriche (stile, sintassi, suoni, metrica) che durerà solo un'ora e mezza ma mi tiene qui a scrivere (a semplificare) dal primo pomeriggio, aggiungo questo video e penso che metafore, analogie, ossimori, catacresi, ipotiposi, metonimie, litote e preterizione, sineddoche o paronimia... sono cose che arricchiscono la vita.

(E penso anche a Massimo Troisi, a Procida, a Philippe Noiret, e alle persone e alle cose che non abbiamo conosciuto ma che ci mancano di già)

Anche se Mario non ha fatto una metafora (Se vi capita, regalate poesie di Pablo Neruda. Io lo farò).



Pranzo domenicale

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Prima giornata col cambio dell'ora, da legale a solare.

Naturalmente, svegliata un'ora prima.

Passeggiata col cane, poi un appuntamento a Montparnasse (al Select), infine il rientro.

Un pranzo veloce.
Che cosa preparare di succulento se non un trancio di salmone fresco al forno con contorno di patate e pomodoretti?

Ecco il prima:



E il dopo:

sabato 25 ottobre 2008

Invito a visitare la Croazia (video del regista Metlazgb)

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Video sulle bellezze artistiche croate (in inglese. Tanto lo capite tutti, ad eccezione della scrivente)



Video sulle bellezze naturali croate (senza parole, solo musica)

Ci risiamo (cronaca transadriatica)

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Le journaliste et propriétaire de l'hebdomadaire Nacional, Ivo Pukanic', et son directeur marketing, Niko Franjic', ont péri jeudi dans l'explosion d'une voiture piégée devant le siège de leur publication à Zagreb. [...] La Serbie a offert son aide aux autorités croates dans l'enquête sur l'attentat à la bombe qui a coûté la vie à deux journalistes en Croatie* (fonte: www.LeMonde.fr di oggi)

Ci risiamo. Ora, già due anni fa, il Nacional si era trovato nell'occhio del ciclone per aver pubblicato vignette satiriche giudicate lesive nei confronti del Profeta Maometto. La settimana scorsa, Pukanic' aveva dichiarato di aver subìto un tentato omicidio.

Ecco il video di seguito.
Il luogo è il pieno centro di Zagabria (Vlaška ulica). Anche se non capite il croato, guardate le immagini (non sono cruente).




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*Il giornalista-proprietario del settimanale Nacional, Ivo Pukanic', e il suo direttore marketing, Nino Franjic', hanno perso la vita giovedì nell'esplosione di un'autobomba davanti alla sede della loro testata a Zagabria. [...] La Serbia ha offerto il suo aiuto alle autorità croate nell'inchiesta sull'attento dinamitardo costato la vita a due giornalisti in Croazia.

So far, so near (Paris)

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photo by @rteJS


Oggi, io - Parigi - la vedo così
(da una piazzetta di Saint-Cloud).

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venerdì 24 ottobre 2008

Non sarò la donna ideale...

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... E nemmeno la moglie ideale, ma è certo che
- per mio marito -
sono la cuoca ideale.


Tutto ciò, dettato da un meraviglioso
Sauvignon in corpo.

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photo by @rteJS


giovedì 23 ottobre 2008

Mustang, il beagle dormiente

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Ormai quel divano è suo (photo by @rteJS)


Quant'è bello.
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Cicero pro domo sua (pubblicità)

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I tetti azzurri di Caen visti dalla mia mansarda (photo by @rteJS)




Réflexions autour des dictionnaires bilingues et multilingues

Lieu : MRSH, salle des Actes
Début : 13 nov. 2008 - 17:00
Fin : 13 nov. 2008 - 19:00


Jacqueline SPACCINI, chercheuse associée à ERLIS : Le dictionnaire bilingue croate et l’étrange affaire de l’italien surréel.

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Dovendomi fare pubblicità...

martedì 21 ottobre 2008

E le pinoccate, allora?

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cartina prelevata dal sito: www.informagiovani-italia.com



L'Umbria.
Sembra tutta uguale per chi non la conosce bene. E invece no.
Anche la parlata cambia notevolmente. Io so riconoscere da un semplice "Buongiorno" se chi me lo dice viene da Umbertide o da Gubbio, da Gualdo Tadino o da Città di Castello.
Mentre sono incapace di riconoscere le sfumature della parlata dell'Umbria del sud. Uno di Terni o di Cascia potrei prenderlo per un frosinate, tanto per dire. Mi piace tutta, ma quella della zona nord-est (per forza...) di più.

Non siamo ancora a Natale.
Però, a forza di parlar di brustenghi e di mazzafegati (cfr. post sottostante), m'è venuta voglia di pinoccate. Che sono di Perugia.
Dono agognato, le ricevevo a Natale. Insieme con mandarini, arance e noci.
Fantascienza.

Erano avvolte in una carta scrocchiante, d'un bianco lucido abbagliante e con delle scritte verdi e rosse. Come grosse caramelle, a forma di rombo.
Dentro ce n'erano sempre e solo due, sovrapposte. Ai tempi miei (tempi - per intenderci - in cui esisteva solo il torrone bianco e duro), rare erano quelle al cioccolato; noi avevamo quelle bianche, con dentro i pinoli, fatte d'acqua zucchero e limone (clicca qui per la ricetta).


La cosa più dolce che mi si sia sciolta in bocca.


foto prelevata dal sito: www.turismo.comune.perugia.it

Il "brustengo"

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immagine prelevata da www.montecucco.pg.it

Un tempo a Gubbio, brustenghi venivano (non credo esista più tale denominazione) definiti gli eugubini inurbati, vale a dire quelli che non erano della città, ma provenivano dalle campagne e dai monti d'attorno. Era un termine dispregiativo. In senso traslato, stava ad indicare chi aveva maniere grezze.

Ma il brustengo è anche un cibo (cfr. foto in alto). Non è quello che ricordo io. Troppo "raffinato", questo (per la ricetta - con patate e verza: clicca qui. È ottimo, il sapore).

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P.S. Per quanto riguarda la ricetta, la mia variante è la seguente: niente lardo, bensì olio, aglio, pepe. Le patate non le riduco a purè, bensì le schiaccio grossolanamente. Il cavolo verza lo metto dentro a foglie (faccio prima), durante la lessatura. Zinzino in più: noce moscata che grattugio verso la fine. Il composto non lo faccio divenire una frittata. Lo lascio morbido: ha un sapore più delicato. (I miei ospiti, la prima volta che hanno visto la padella - che porto in tavola - con questa "cosa gialloverde" dentro, avevano uno sguardo discretamente interdetto. Svanito, dopo averla assaggiata. E ne richiedevano, ne richiedevano. E pure la ricetta.)
Piatto ideale per quando fuori fa freddo.

Curiosità: del vero brustengo, se ne parla in questo b
log, in cui si cita anche il mazzafegato (nella versione non dolce: ah, che ricordi!)

foto prelevata dal sito: www.gubbiosalumi.it


domenica 19 ottobre 2008

Luigi Sabatelli: Il Concilio degli Dei (gioco)

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(Foto scandita tramite mio scanner da:
Historia thématique n°115, sept-oct 2008)



Vi propongo un gioco.
Cliccando sulla foto, essa si ingrandirà a dismisura.
Rappresenta Il Concilio degli Dei (1822 ca.) come l'ha dipinto Luigi Sabatelli (1772-1850), che si può ammirare qui, nella sala dell'Iliade di Palazzo Pitti.

E dunque, eccovi il gioco-ripasso.

a) Guardate le 22 rappresentazioni affrescate degli Dèi dell'Olimpo.
b) Assegnate un nome (senza barare, ché non c'è più gusto!) a ciascun personaggio mitologico, d'istinto, grazie ai suggerimenti iconografici del Sabatelli.
c) Per essere veramente d'istinto, il tempo di riflessione non dovrebbe superare i 5 minuti (10, per voi che dovete cliccare sulla pagina e ingrandirla).

L'ho fatto anch'io. Tutti azzeccati, tranne tre (il 17 - facilissimo peraltro -, il 18 e il 22) di cui proprio non riuscivo a venire a capo... perché non sono tutti dèi!

Soluzioni di Strampamolly (in rosso)

Soluzioni date da me, in assenza di risposte (in verde)

1. Zeus (Giove) - latino o greco, mescolati, va bene tutto
2. Ganimede
3. Atena (Minerva)
4. Hermes (Mercurio)
5. Efesto (Vulcano)
6. Afrodite (Venere)
7. Le Catiti (le 3 Grazie)
8. Dioniso (Bacco)
9. Ares (Marte)
10. Eros (Amore)
11. Poseidone (Nettuno)
12. Le Moire (Le Parche)
13. Cerere (Demetra)
14. Pan (Fauno)
15. Ade (Plutone)
16. Hera (Giunone)
17. Nike (la Vittoria alata)
18. Asclepio (Esculapio)
19. Febo (Apollo)
20. Artemide (Diana)
21. Ercole
22. Ebe (Juventas)

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Buon divertimento (sperando che vi diverta)...

sabato 18 ottobre 2008

Dieci minuti di ricreazione (il 24 maggio)

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Totò e Peppino - cugini nella finzione - alias Cesare Posalaquaglia e Peppino Posalaquaglia al processo intentato da Lola Capponi (una prostituta impallinata da un cacciatore in una fratta di Ciampino) nel film La Cambiale (1959).

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Chi non ricorda l'incipit: "Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio..."? (Isotta la saprà tutta a memoria. C'è da scommetterci)
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Parodia del mio adoratissimo Ivano Fossati

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Di parodia in parodia, ecco Rocco Tanica e Ivano Fossati (il quale, stranamente, si presta alla propria caricatura).

La canzone originale che viene" fossatizzata" è questa (Mina, Stessa spiaggia, stesso mare):



E Rocco Tanica:



La versione autoparodizzata:



Poi dicono il postmoderno.
Poi dicono l'intertesto e l'ipotesto...
(oui, je suis très genettienne)

E la canzone più bella di Ivano Fossati (per me): C'è tempo.



Senza parodie, questa.
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L'ha detto Genette!

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foto prelevata dal blog di compagnia reale (http://blog.libero.it/compagniaAI/2996254.html)

Da: Gérard Genette, Figures V. Paris, Seuil, 2002, p. 134. (Mia la traduzione di seguito)


Une foule hystérique s’apprête à lapider une femme adultère.
Jésus intervient : "Que celui qui n'a jamais péché lance la première pierre."
Tout le monde s'arrête, sauf une autre femme, plus très jeune, mais très digne, qui s'avance avec un gros pavé, et écrabouille sauvagement la tête de la péchéresse.
Alors Jesus : "Maman, tu fais chier !"

*

Traduzione alla romana:

Una folla isterica si accinge a lapidare un'adultera.
Interviene Gesù: "Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra".
Tutti si fermano, tranne un'altra donna, non più giovanissima ma molto dignitosa, che viene avanti con un sampietrino in mano col quale spappola selvaggiamente la testa della peccatrice.
E Gesù, allora: "A ma' ... e nun me fa' 'ncazzà!"(1)

L'ha detto Genette. Indegnamente, relata refero.
In compenso, io tiro il sasso e nascondo la mano.

* * *
In realtà, Genette se ne serve (nel capitolo Morti dal ridere) per introdurre la parodia sacrilega, laddove nel Witz, si sfocia su un episodio chiaramente apocrifo. Che poi la peccatrice sia identificata con Maria Maddalena è un errore marchiano, in quanto - scrive sempre Genette - una prostituta non è adultera. Sempre che si dia credito all'autenticità dell'evento evangelico.

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(1) Letteralmente: fai cagare

venerdì 17 ottobre 2008

Prendre femme : un film di Ronit Elkabetz (israeliana)

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Prendre femme è un film dell'israeliana Ronit Elkabetz. L'ho visto questo pomeriggio, ma risale al 2004. Del film, è la sceneggiatrice, la regista e l'interprete principale. Perché è una storia autobiografica (racconta in chiave moderna quel che vedeva in casa sua da piccola).

Storia israeliana, ma neanche tanto. L'azione si svolge ad Haifa, presso una famiglia di ebrei marocchini (nel film si passa dal francese all'ebraico e viceversa). Lei parla quasi sempre in ebraico, in francese urla solo. Il marito preferisce ricorrere ad un francese magrebino e a stento si esprime nella lingua d'Israele. Eppure è lui il tradizionalista osservante.

Sono genitori di 4 figli, il problema è che lei non lo ama più e lui la ama ancora (ma non sa dirlo, né dimostrarlo). Il problema è anche che lei va verso la modernità e lui è ancorato ai valori tradizionali uomo-donna.

Attorno a questo nucleo familiare ci sono i vicini e i parenti (i fratelli di lei, la madre di lui, etc.).
Tutti interferiscono nel loro ménage. Quasi tutti consigliano all'ancora giovane Viviane di restare accanto a Eliahou, vuoi per convenienza sociale vuoi per osservanza delle leggi morali e religiose.



Non mi interessa chi abbia ragione. Personalmente il personaggio del marito mi fa molta tenerezza. Quel che mi ha colpito è il temperamento e il modo di approcciarsi che ha Viviane. Mi ci sono riconosciuta per certi tratti esteriori: affettuosissima con il figlio maschio adolescente (d'altronde, me lo dicono da anni che sono una mamma ebrea, pur non essendolo), melodrammaticamente teatrale nelle scenate, nel voler affermare (... urlare) quel che sente dentro di sé, assolutamente astratta e distante di fronte alle altrui dichiarazioni d'amore.

Certo, Ronit è una donna eccezionalmente affascinante. Molto più sullo schermo che nelle interviste (che pure ho viste). Ha scritto di lei la critica televisiva Cécile Mury: corps altier, beauté fatiguée mais impérieuse. Mai parole furono più azzeccate.



Metto qui due frammenti del film (di cui però non ho amato il finale aperto). Purtroppo non ci sono sottotitoli in italiano, ma bastano le espressioni del suo volto.

Il primo ha luogo nella rettangolare e angusta cucina di casa, con i fratelli e i vicini attorno, che la sconsigliano - quasi tutti - di divorziare da quel sant'uomo del marito.

Il secondo - sempre in cucina - filma lo scoppio di nervi di Viviane di fronte al marito che le chiede che cosa pensa mai di fare (segue scena madre classica - in yddish - con polpette al sugo gettate sul pavimento e pianti disperati in mezzo ai parenti).
Bellissimo film.

Andremo tutti in Paradiso?

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Prendi un libro in mano. A meno che tu non venga agguantato a partire dalla terza riga, bisognerà che ti ponga la domanda.

Continuo?
Vedo se mi piace un po' più in là?

Lo firmo il patto di fedeltà con il suo autore?


Sono le domande che mi sono posta dopo ben oltre le tre righe iniziali di questo romanzo americano, letto nella traduzione francese.

E dunque ho accettato che si parlasse di vita ultraterrena; ho accettato di muovermi in una moderna divina commedia, più soft, meno movimentata e in formato tascabile.

Eddie, l'anziano protagonista raccontato da un narratore neutro e onnisciente, muore nel tentativo di salvare una bimbetta in una specie di Disneyland (dove lui lavora da 50 anni) di serie C. Senza sapere se l'ha salvata, la bimba. Da lì, prende avvio il romanzo.

Esistono delle regole in questo "paradiso per gradi" di Mitch Albom. Bisogna incontrare 5 persone, prima di...
Ma non sto a raccontare. Se vi viene voglia di leggerlo, esiste anche la versione italiana (Le cinque persone che incontri in Cielo, BUR, 2005, 9€. Trad. A. Tissoni).

Vorrei invece lasciare qui come sassolini qualche passaggio, che traduco all'impronta, seduta stante:

La vita era andata avanti senza di lui [Eddie, n.d.t.]. Lui si era semplicemente accontentato di sedercisi dentro.

Non hai capito: sacrificarsi è parte integrante della vita. Bisogna farli, i sacrifici. Non si deve rimpiangere nulla, bensì aspirare ad essi, piccoli o grandi che siano, quelli di una madre che lavora per pagare gli studi al figlio o di una ragazza che torna a vivere dai suoi per occuparsi del padre malato.
[...]
Ti ho sparato addosso, d'accordo, e tu hai perduto qualcosa ma hai anche guadagnato qualcosa. Che cosa, non lo sai ancora. Anch'io, d'altronde, ci ho guadagnato la mia parte.
- Che cosa?
- Ho mantenuto la mia promessa, non vi ho abbandonato nella radura.
(è un capitano dell'esercito durante la guerra in Vietnam che parla all'Eddie soldato)

Mi lasci dire una cosa (dice una vecchia sconosciuta che ha assistito agli ultimi istanti di vita del padre - odiato - di Eddie): ruminare la propria rabbia è un veleno che corrode dall'interno. Noi pensiamo che l'odio sia un arma rivolta contro una persona che ci ha fatto del male. Ma è un'arma a doppio taglio. E il male che crediamo di fare, è a noi stessi, soprattutto, che lo facciamo...

Le ombre presero posto alla loro tavola ed essi mangiavano in loro presenza.
[...]
La linfa del loro amore dormiva sotto le radici.
[...]
Le acque del loro amore si rovesciarono di nuovo, venendo giù dall'alto, e li inondarono, come le onde del mare ai loro piedi.
(Sul rapporto d'amore tra Eddie e Margherita in terra e poi in cielo)

Insegnamenti morali. Cristiani. Ma sì.
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Son tutti schedati!

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René Magritte, Golconde, 1953
immagine prelevata dal sito http://www.allposters.it



C'è un sito meraviglioso che ho scoperto stamani: questo.

Di che perderci le ore a consultarlo... (inserite un nome che sia noto anche agli americani. Lucio Dalla, per esempio, non c'è. Leonardo da Vinci, sì).
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martedì 14 ottobre 2008

Storia della mia famiglia per immagini e poche parole (2)

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Mia madre, mio padre, mia zia Dea, a Gubbio, in occasione della Festa dei Ceri (A.D. 1959).
Papà, non ne hai persa una.

Stavolta, la bombolotta della foto sono io.

13 (su 14) mesi di allattamento al seno materno.
E si vedono.


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(Grazie, Lori)

IT HAS A BIG POTENTIAL !

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Vi sottopongo un articoletto divertente a firma Oliviero Ponte di Pino (Il Sole 24 Ore, 12/10/2008, p. 38), che ho appena letto, di cui all'oggetto di questo post.

Sottotitolo: Dizionario semiserio scritto da un manager di lungo corso per capire che razza di libro vi propone l'editor straniero con cui state trattando.

Se qualcuno di voi si sta chiedendo - o si è chiesto - secondo quali criteri alle varie Buchmesse (Fiera di Francoforte) o London Book Fair si scelgano i libri da proporre in traduzione (italiana, nel nostro caso - ma vale anche per tutti gli altri), legga qui di seguito.

Cito:

"[...] È un vortice di incontri, cadenzati ogni mezz'ora, tra chi compra (editors) e chi vende (ovvero ci si occupa di foreign rights), presentando la lista dei titoli (rightslist) che offre in quella stagione [...] e magari rilanciando qualche vecchio titolo (backlist) [...].

La fiera di Francoforte, nell'esperienza di Umberto Eco:
Il primo anno è una vertigine, il secondo una rivisitazione. Il terzo una lieve irritazione; dal quarto in avanti è un inferno. Ci sono andato per quindici anni".

E veniamo alla parte succulenta dell'articolo: la decrittazione delle frasi (rigorosamente in inglese) che si scambiano tra gli stand.

Si clicchi sopra per ingradire il ritaglio di giornale:



No comment.

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