giovedì 30 agosto 2012

Leggere, vivere, vedere e ascoltare, recuperare la vita

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A Patrizia L M




La bibliotechina della foto di sopra è il povero luogo dove inserisco alla meno peggio i libri che tengo provvisoriamente qui. Presto ripartiranno per l'Italia e al loro posto ne metterò degli altri (insieme con i cd, mentre i dvd li vendo).

Da tempo leggo più spesso per dovere che per piacere (poi nel dovere c'è anche il piacere, ma è un'altra cosa). Sono per lo più saggi di arte e di letteratura italiana; spesso di critica, di metodologia. 
Quest'estate ho letto dunque due soli libri per divertimento, per relax, semplicemente per occupare piacevolmente il tempo, due testi narrativi. Si tratta di un autore che mai avrei creduto potesse piacermi, per via del successo planetario che riscuote. Atteggiamento snobistico, si dirà. Ma no, ma no, sono qui per fare mea culpa e dire che La caduta dei giganti di Ken Follett è proprio un bellissimo romanzo. Lo consiglio a tutti, soprattutto ai giovani (e attendo l'uscita del seguito, L'inverno del mondo che in Francia uscirà solo a ottobre 2012 ).


Del secondo libro Due storie sporche, un dittico di due novelle, conoscevo e apprezzavo di già il suo autore, Alan Bennett, per aver letto il suo bel La cerimonia del massaggio

Poi sto finendo di rileggere (ma per lavoro) tutti i testi di Ignazio Silone. Libri belli ma difficili, soprattutto se li si deve leggere cercando una chiave di decodificazione dell'avventura umana e politica dello scrittore abruzzese.

Se qualcuno mi chiedesse quali libri leggere, quali libri consiglio... ecco io non riesco a scegliere un libro su misura dell'altro. So solo sceglierlo su di me e allora qui scriverò per quella persona quel che io amo ho amato e amerò.

LETTERATURA

1) Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati  - occorre avere animo forte, un certo disincanto nei confronti della vita ma anche una passione nel viverla (e aver preferibilmente passato la quarantina);


2) La città e i cani di Mario Vargas Llosa - bello e crudele, perché ti insegna a guardare le cose e le persone sotto un altro punto di vista;

3) Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez - perché è una favola amara ma piena di amore, ti aiuta a non dimenticare che il sogno fa parte della vita;

4) La luna e i falò di Cesare Pavese - speranzoso fino all'ultimo e pacatamente disilluso - che ti spinge alla ricerca delle tue origini (va fatto, anche se ciò non serve a risolverti i problemi);

5) Picnic e altri guai (ma anche La mia famiglia e altri animali) di Gerald Durrell (non il fratello Lawrence, mi raccomando!) - ironico, divertente, piacevolissimo, garbatamente irriverente - perché nella vita c'è un tempo anche per sorridere;

6) Moon Palace, Il libro delle illusioni , la Trilogia di New York (intellettualmente, il mio preferito), Follie di BrooklynNel paese delle ultime cose (il più difficile, il più amato) di Paul Auster - autore diverso; piace molto piace poco, dipende. A me ora piace meno, le ultime cose non le ho lette (anche se le ho in biblioteca);

Paul Auster
Potrei continuare fino a 100 e oltre. Metto qui allora solo qualche titolo che son certa raccoglierà larghi consensi (i miei compresi):

Alice Munro Troppa felicità (per chi come me ama i racconti); David Lodge Il professore va al congresso (soprattutto se siete dei professori); Carlos Ruiz Zafòn L'ombra del vento (intrattiene fino alla fine); Antonio Tabucchi  Il tempo invecchia in fretta Sostiene Pereira Requiem I volatili del Beato Angelico etc.; (per chi ama gialli e thriller) Jeffery Deaver I corpi lasciati indietro / Giorgio Scerbanenco Traditori di tutti / Carlo Lucarelli Almost Blue.

Wislawa Szymborska
Per la poesia: imperdibili lo spagnolo Pedro Salinas La voce a te dovuta e La gioia di scrivere. Tutte le poesie della polacca (umanissima) Szymborska (clicca qui).


Avete perso l'incontro con l'arte? Volete leggere la sua storia senza annoiarvi (ma senza per questo leggere PippoPluto&Paperino)? Consiglio l'intramontabile Storia dell'arte (Einaudi) di Ernst H. Gombrich.

E poi faccio anche Cicero pro domo mea.

Film? Al volo, ne consiglio uno che è la colonna sonora della mia vita. Sembra un film scemo, una commediola, ma c'è tutto il senso della vita e dell'amore, lì dentro. Mi riferisco a Ricomincio da capo (Il giorno della marmotta) di Harold Ramis con Andie McDowell e Bill Murray.

The Tree of Life
Film italiani BELLI recenti? La prima cosa bella di Paolo Virzì e La nostra vita di Daniele Luchetti.

Degli americani ho molto amato (film sul quale i pareri sono controversi) The Tree of Life di Terrence Malick.

Se poi vogliamo andarci dentro duro, allora consiglio Blu di Kieslowski (o come diamine si scrive). Ma è un pugno, come 20 grammi, come Biutiful del grande messicano Alejandro Gonzalez Inarritu.

Buon tutto.  Buona cura dell'anima (o come la chiamate).






P.S. Non ho volutamente inserito (per es.)  Omero, Dante, Balzac, Stendhal, Dostoievski, Tolstoi, Kafka, Mann né l'amatissimo Verga perché per quelli non c'è bisogno di consiglio alcuno da parte mia.

mercoledì 29 agosto 2012

Rissa in un bus

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© gérard Lavalette pour ParisCool, les photos de Paris


Cose che capitano anche in Francia.
Ieri pomeriggio, di ritorno da boulevard Raspail, scendo a Boulogne e salgo sul 160 per tornare a casa.
Accanto a me, noto una coppia sui sessanta, très french, très bourge (di quelli che l'autobus non lo prendono più da trent'anni almeno), très chic. In autobus, si sa, si sale davanti perché c'è la macchinetta per obliterare il biglietto e quella di convalida (clicca qui) per "passare" l'abbonamento. Salgo, dico buongiorno al conducente, oblitero il biglietto e mi siedo.
A questo punto, sento partire la musichetta (din don) seguita da una voce registrata che ricorda  che si sale dalla porta anteriore e che è vietato salire dalle porte centrali e posteriori. È il conducente che schiaccia un interruttore per richiamare il passeggero inadempiente. Come i due signori. Amen.
E invece, qualche metro dopo, il conducente blocca l'autobus e richiama i due signori i quali vanno verso di lui per mostrargli un biglietto già altrove convalidato (in realtà, bisogna obliterare a ogni passaggio e cambio di mezzo pubblico). Il conducente dice loro di scendere da dietro e risalire da davanti, altrimenti restano giù.

A quel punto un'altra passeggera - attempatissima ma gagliarda, stile Maga Magò -, si rivolge al conducente, dicendo a voce altissima e scocciata: «Eh, Monsieur, chi si crede di essere? Fa tutta questa storia perché i signori sono francesi al 100% (Français de souche) perché se fossero stati arabi o neri muto sarebbe stato!» (vous feriez profil bas). E conclude con tono sarcastico (?): Vive la France !

A quel punto, il conducente apre la porta trasparente che lo separa dal pubblico (il bus è sempre fermo in mezzo alla strada), va dall'attempata signora e le dice di farsi i cacchi suoi che lì comanda lui (occupez-vous de vos oignons, Madame, ici c'est moi qui commande !).

Simultaneamente, una bella ragazza dal fondo (dai tratti chiaramente magrebini) e il suo accompagnatore (French perbenino d.o.c.) cominciano a replicare alla signora Maga Magò che: a) non è bello quel che dice (il ragazzo dice : c'est pas sympa), b) è una razzista nonché una *brutta troia* (o *vecchia zoccola*, a scelta; la ragazza dice: sale pute). E si alza per dirigersi dalla vecchia, urlando anche lei: Vive la France ! 


Maga Magò non si lascia intimorire e replica alla fanciulla che non ha capito niente; allora il conducente dice alla giovane che non vale proprio la pena scaldarsi così per una come quella, mentre il signore très bourge di prima fa un segno di approvazione a Maga Magò, alla Fonzie, ma di nascosto (vigliacchetto) dalla ragazza magrebina.

La quale ragazza va contro l'anziana (e per nulla intimorita) signora, scoppia a piangere (per la rabbia e l'offesa), mentre tenta di picchiare sulla testa la sua nemica french 100%, la quale replica, da seduta, con una serie di calci all'indirizzo della giovane magrebina. Vengono separate.

Nel frattempo il conducente è ripartito, arriviamo alla fermata successiva e decido di scendere ché ho visto arrivare il mio secondo bus. Ma la storia non finisce qui.

Dal secondo autobus, il 467 (bloccato in parallelo al 160 nel traffico), vedrò nello spazio di pochi minuti: a) il conducente nervoso (quello del 160) richiamare l'autista di un camioncino posteggiato sull'area della fermata bus, intimandogli di togliersi; b) l'autista del camioncino fare marcia indietro e dare una gran botta alla mascherina del bus sfoderando un gran sorriso di soddisfazione; c) il conducente del bus scendere per discutere, dicendo che ha capito benissimo che l'ha fatto apposta... mentre il mio autista (quello del 467) - nel frattempo ripartito -  farà salire al volo un passeggero in corsa - non in fermata -, un giovane ragazzo che lo ringrazierà (Merci, mon pote !), sorridendo (ma senza obliterare biglietti o convalidare tessere).

Io e  l'altro passeggero sceso con me dal 160... scoppiamo a ridere. Siamo tutti stranieri.

Effetto del caldo, dissapori personali, razzismo a destra e a manca, prevenzione, luoghi comuni e vita quotidiana? Tutto insieme appassionatamente.