sabato 9 marzo 2013

Pensierini sulla ricostruzione di una città (osservando una targa)

1 commenti
Quando esco dall'università per andare alla stazione ferroviaria che mi riporterà a casa, percorro il tratto di strada che le separa con gli occhi all'insù.

Ecco che cosa ho trovato durante il tragitto:





È un esempio (non l'unico) di altorilievo al di sopra delle porte (qualcosa che mi ricorda il razionalismo italiano e terra-terra l'urbanistica fascista). Tecnica e uso della tecnica su influenza degli americani che parteciparono finanziariamente alla ricostruzione di Caen e ammirativi del Razionalismo italiano (cfr. stile del Campus 1 dell'Università di Caen), qui qualificato come Modernismo.
A qualche metro dall'altorilievo, campeggia questa targa:





Traduco per i non francofoni:

«Simbolo della rinascita di questa città annientata e liberata nell'anno 1944 questa nuova piazza è stata costruita dai raggruppamenti di sinistrati dal 1948 al 1960 sotto la direzione di Marc Brillaud de Laujardière architetto capo».

La nuova piazza è Place de la Résistance
Marc Brillaud de Laujardière è praticamente l'uomo che ha ricostruito Caen dopo i bombardamenti alleati. Si è occupato anche della ricostruzione di Saint-Malo, quasi interamente distrutta, ma pur non essendo un'esperta - a occhio - mi pare che il concetto di base sia stato diverso: nella cittadina bretone si è ricostruita una città di cartone, nel senso tale e quale al passato (ma è tutto falso).

Saint-Malo oggi : www.linternaute.com

Per Caen invece si è pensato a ricostruirla in maniera moderna, un po' come fece - ma meno indiscriminatamente - l'architetto Auguste Perret, il quale modernizzò Le Havre in maniera forsennata, perlomeno  a giudizio di Brillaud de Laujardière.
Per la città normanna si utilizzò la pietra del luogo, la cosiddetta pierre blonde di Caen, una pietra che viene dal mare, calcarea, di un bianco crema tendente al giallino, senza asperità, molto malleabile.

Le Havre oggi www.paesionline.it

A Caen, il risultato finale è un ibrido:
tendenza haussmanniana modernizzata, pietra bionda di Caen, zone rimaste antiche (Le Vaugueux), il castello rimasto intatto per fortuna - nonostante Yves Guillou (all'epoca sindaco della città) avesse proposto di farlo attraversare da una sorta di via trionfale -.


©Jacqueline Spaccini

Proseguo la mia strada.

sabato 2 marzo 2013

Torta alla frutta secca degli sportivi (Gâteau aux fruits secs des sportifs)

5 commenti
Premessa: la ricetta mi è stata data da una compagna di nordic walking, Anne-Sophie... da tutti richiesta (la ricetta), dopo averla assaggiata e contesa, giacché vista la bontà, è finita in un attimo.

Avvertenza: questa torta deve contenere almeno 12.000 calorie per fetta. Poi non dite che non l'ho detto. Noi l'abbiamo mangiata dopo 2 ore di marcia nella foresta di Meudon, sulla neve...

TORTA ALLA FRUTTA SECCA DEGLI SPORTIVI

Ingredienti: 

3/4 di un pacchetto di petit beurre LU (o anche altra marca o anche petit brun - per gli italiani: semmai, ORO SAIWA). Da un minimo di 20 a un massimo di 24 biscotti, per intenderci.
150 g di burro
2 uova
1 barattolo di latte condensato zuccherato (1/2 kg; ma anche di meno e anche di più, a occhio)
frutta secca di ogni tipo (nocciole, noccioline, noci, mandorle, uvetta, mirtilli, noci pecan)
albicocche secche intere snocciolate morbide
un goccio di rum (aut altro liquore) oppure di vaniglia (fialetta o altro)
1 stampo tortiera dal diametro di max 24 cm (meglio se 22 cm ) già imburrato.

Preparazione:

Schiacciare grossolanamente i biscotti e mescolarli con il burro fuso.
Tappezzare il fondo della tortiera.


Disporvi sopra un bello strato di frutta secca.


In un contenitore, sbattere le uova con il latte condensato, aggiungere un po' di vaniglia o di liquore (io ho messo il rum). Versare il tutto sopra la frutta secca.


Cuocere dai 30 ai 40 minuti a 180°C in un forno preriscaldato.
Ecco il risultato:










martedì 26 febbraio 2013

Marche nordique o della felicità ad attraversare una foresta

0 commenti
 



Non sanno più, i pali del telegrafo,
d’essere stati alberi.
Non tentano nemmeno, a primavera,
di emettere un racimolo.
Maria Luisa Spaziani

Marche nordique è il termine francese. Tale attività - pratica sportiva per alcuni - in Italia viene denominata con il termine inglese nordic walking (e raramente: «camminata nordica»).
Anche a chi è digiuno sarà capitato di vedere gruppetti di persone vestite in maniera "montana" con un paio di bacchette, bastoncini, qualcosa che assomiglia ai bastoni degli sci. Una specie di sci di fondo, insomma. Solo che non ci sono sci, ai piedi di questi strani e allegri marciatori. E infatti gli sguardi dei passeggiatori che incontrano gli sciatori senza sci è spesso perplesso e/o divertito.

Però c'è da dire che i marciatori di questa disciplina quando non sono «seri professionisti dell'impegno agonistico», bensì soltanto degli amatori coscienziosi, si divertono tanto.

Oggi, a distanza di un anno dall'aver cessato quest'attività per motivi di orari lavorativi, sono tornata col mio gruppo dello scorso anno, guidato dalla prof più simpatica che conosco, una normanna biondissima che risponde al nome di Corinne.

Appuntamento alle 14.00 sotto la Tour hertzienne nella foresta di Meudon, a 7,5 km da casa mia.

Come indica il suo nome, si tratta di una torre radio (la prima in Francia) altissima



Oggi abbiamo trovato la neve nella foresta. A parte il passo sostenuto, reso agevole dai bastoni quando si affrontano impervie salite e discese scoscese (che ricordano una canzone di Lucio Battisti), la cosa bella dell'andare per 2 ore in una foresta in compagnia, con la neve e con la pioggia, con il sole e con il vento, con le scarpe che alla fine anche le migliori si inzuppano di acqua, la cosa bella, dicevo, è che SI ATTRAVERSA LA NATURA.



Pur marciando, rischiando spesso di scivolare (quindi sguardo basso a guardare dove si mettono i piedi), si ha il tempo di alzare gli occhi e ammirare (godendone) la meraviglia di una foresta coi suoi alberi selvatici, e quelli già tagliati ormai diventati legna (che tristezza) e dai quali emana un odore buono, un odore familiare che ti fa sentire bene nel mondo,




E poi c'è il sole che d'improvviso irrompe e filtra sul laghetto ghiacciato coi pensieri ad involarsi seguendo il ritmo della musica che fa compagnia nelle orecchie, quando non si ha voglia di chiacchierare con il resto del gruppo...

RAGONDINS

E si arriva ai ragondins, parola francese che designa il castorino degli stagni (in italiano: la nutria). Ce ne sono molti attirati a riva da gente che dà loro frutta, carote, verza. Io non ne avevo mai visti e non pensavo fossero così grandi (più grossi di un grosso gatto). Un uomo accanto mi dice che lui nelle Landes ha mangiato il pâté di ragondin. Credevo che mi prendesse in giro, e invece è proprio così!


 Foto di gruppo

non è una meraviglia?



E dopo 2h, sulla neve, riponendo i bastoni nella vettura della nostra prof, scopro che hanno deciso di preparare una merenda, di festeggiare: tre torte (un far breton, una torta alle pere, e una delizia detta torta alla frutta secca, saranno state 12.000 calorie, ma era straordinario), il tutto innaffiato da sidro e soprattutto dal Caribou, che è un vino liquoroso fatto nel Québec ma di origine amerinda (24°... assomiglia come sapore al vermouth rosso o forse al marsala). Con la marche nordique non si hanno MAI dolori alle articolazioni, si è appena un po' stanchi, ma passa subito. Garantisco.
Oggi, sono tornata a casa particolarmente contenta. E ci credo.

sherry canadese, whisky (o vodka o rum) e acero, cannella, chiodi di garofano: 
una bomba!
(si beve a carnevale)

BENEFICI DELLA MARCHE NORDIQUE (fonte wikipedia):
Rispetto alla normale camminata, Nordic Walking (chiamato anche pole walking, o camminata con bastoni) comporta l’applicazione di una forza ai bastoni a ogni passo. Ciò implica l’uso dell’intero corpo (con maggiore intensità) e determina il coinvolgimento di gruppi muscolari del torace, dorsali, tricipiti, bicipiti, spalle, addominali e spinali, assente nella normale camminata. Nordic Walking può generare un incremento fino al 46% nel consumo di energia rispetto alla camminata senza bastoni. È stato anche dimostrato l’aumento di resistenza della muscolatura del tronco superiore fino al 38% in sole dodici settimane.
Il coinvolgimento forzato della muscolatura genera effetti superiori a quanto ottenibile con una normale camminata con gli stessi ritmi, come ad esempio:
  • aumento generalizzato della forza e resistenza nei muscoli principali e nel tronco superiore
  • aumento significativo della frequenza del battito cardiaco a parità di ritmo
  • miglioramento delle vie vascolari ed efficienza dell’apporto di ossigeno
  • maggior facilità nella risalita di pendii
  • consumo di maggior quantità di calorie rispetto alla normale camminata
  • miglioramento di equilibrio e stabilità
  • alleggerimento significativo degli sforzi su anca, ginocchio e caviglie
  • riduzione degli sforzi sulla struttura ossea

venerdì 8 febbraio 2013

lunedì 4 febbraio 2013

Gioventù partigiana e letteratura (Calvino)

2 commenti


Preparando le lezioni, spulciando su youtube, trovando video interessanti da proporre ai miei studenti.

Eh sì, il mio è proprio un bel lavoro.

venerdì 26 ottobre 2012

Come ci vedono: le condanne per il terremoto all'Aquila

4 commenti


Traduco direttamente il breve articolo di giornale francese(1):


SISMA DELL'AQUILA IN ITALIA
PRIGIONE PER GLI ESPERTI

La sentenza può sembrare severa. Sei esperti in terremoti e il vice-capo della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis, sono stati condannati ieri a sei anni di prigione che si aggiungono all'interdizione di esercitare nella pubblica amministrazione. Erano accusati di aver sottovalutato i rischi del sisma, sei giorni prima del terremoto che ha fatto oltre 300 morti all'Aquila il 6 aprile 2009. I sette si erano riuniti in seno alla commissione italiana Grandi Rischi per analizzare una serie di piccole scosse avvenute durante i mesi precedenti. In particolare, le accuse del tribunale per loro sono state di aver dato informazioni troppo rassicuranti alla popolazione che invece avrebbe potuto prendere adeguate misure per proteggersi. 
Da parte della difesa era stata richiesta l'assoluzione a partire dal fatto che nessun scienziato può - per definizione - prevedere un sisma. Se  la parte civile ha apprezzato questa che è "una sentenza storica", la comunità scientifica, di cui oltre 5000 membri avevano firmato una lettera rivolta al Presidente della Repubblica italiano per difendere i loro colleghi, ieri sera era sotto choc.

(trad. JS)

___________

(1) Direct Matin 23/10/2012, p. 16

La testata di Zidane si fa statua

5 commenti



Ebbene sì, ora è anche immortalata. Tutta di bronzo. La testata di Zidane al calciatore italiano Materazzi «troneggia» in questi giorni davanti al Centre Pompidou, a Parigi (dove resterà fino al 7 gennaio 2013).

L'autore si chiama Adel Abdessemed, cui è dedicata una retrospettiva nel gran tempio dell'arte moderna.
Alle proteste levatesi contro quello che è stato definito «il gesto più spiacevole dell'immensa carriera» del calciatore francese, contro quella che è stata definita una «scelta provocatoria»,  Alain Seban, presidente del Centre Pompidou, ha risposto che gli artisti sono latori di un altro sguardo sul  mondo, uno sguardo che "apre" il nostro e pertanto occorre lasciar loro intera libertà di espressione.

(Source: www.directmatin.fr del 23/10/2012 p. 6)

L'infedeltà dei presidenti della repubblica transalpina

0 commenti



Esiste una società canadese, la Ashley Madison (che è anche un sito), specializzata negli incontri extraconiugali.
Fin qui...
Per farsi pubblicità, ha pensato bene di sfruttare l'immagine di 5 presidenti della Repubblica francese (clicca qui): François Mitterrand, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e François Hollande , chiedendo a chi legge (traduco):

Che cosa hanno in comune?

La presenza del bacio stampigliato da un rossetto da labbra (nonché il gossip più o meno mondano) fa scaturire d'impeto la risposta: sono tutti traditori.

Sottinteso: fossero ricorsi ai nostri servizi, nessuno li avrebbe scoperti.

Così va il mondo.

___________-

(Source : www.metrofrance.com del 23/10/2012 p. 19)

giovedì 4 ottobre 2012

Obliterare il biglietto giusto!

2 commenti
[Quel che segue è esattamente quel che mi è accaduto; il contraddittorio lo racconto in traduzione italiana]

L'IMPORTANZA DI OBLITERARE IL BIGLIETTO GIUSTO E I CONTROLLORI DELLA RATP




Sono una che oblitera il  biglietto sull'autobus (1€27) anche per solo due fermate (ahimè); non faccio mai la furba, insomma.

Giorni fa, dovevo recarmi alla facoltà di mio figlio per parlare con il direttore per via della borsa di studio che intende richiedere. Appuntamento alle 15h30 dall'altra parte della città: noi viviamo a sud-ovest fuori Parigi, l'università di mio figlio si trova a nord-est di Parigi sotto la Géode de la Villette. 

Un'ora, un po' più di un'ora. Mezzi di trasporto (da folli prendere l'auto): 1 bus + 1 trenino + 1 RER + 1 metro, il modo più veloce di arrivare a destinazione. Faccio un maxi-biglietto omnicomprensivo (nell'Ile-de-France non è come in Italia che con lo stesso biglietto puoi prendere auto e metro; senza contare che c'era anche un treno di mezzo). Bene. Con lo stesso biglietto, devo passare attraverso le bornes (i tornelli, mi pare si dica in italiano) dell'R.E.R (pronuncia: èr/ə/èr).


Ecco, in uscita dalla stazione R.E.R., bisogna far passare di nuovo il biglietto già utilizzato.
Lo passo e porcamiseriaccia mi dà il bollino rosso, come a dire: stai facendo la furba, questo biglietto non va bene!

Immediatamente dietro di me c'è un intero plotone di controllori. 
Sicché mi armo di coraggio e prima ancora di giungere al cospetto del primo controllore che si sta avvicinando, prorompo:
-Buongiorno! Non capisco, ho acquistato un biglietto valido da ** a **, controlli!
- Veramente...
- No, controlli, eppure avevo chiesto espressamente un biglietto valido da ** a **!
(comincio a innervosirmi, anche perché il controllore non sembra minimamente incoraggiato dalle mie parole a guardare il biglietto)
- Veramente, se mi lascia parlare...
- .... (sguardo mio interrogativo)
- Il suo biglietto va bene, è la macchinetta che è rotta.

Ah, ecco.
Mi fa passare. Passo. Saluto e ringrazio, dicendo che temevo fosse colpa mia (ho uno strano modo di manifestare il  mio senso di  colpa, ve lo accordo).

Riflessione a posteriori: ma se lui non fosse stato presente, come avrei fatto a passare? Io il salto "all'olio cuore"  (quello di Nino Castelnuovo, per intenderci) sui tornelli dell'R.E.R. non lo so fare!



sabato 29 settembre 2012

J'aime, Je n'aime pas

9 commenti
Roland Barthes con la mamma (1920?)

 
Giorni fa, ho fatto esercitare i miei studenti sul famosissimo J'AIME, JE N'AIME PAS di Roland Barthes (Roland Barthes par Roland Barthes, Paris, Seuil, 1975, pp. 120-121). Si trattava di tradurre il testo in italiano e poi di restituirne un altro, personale, a partire dal testo del filosofo francese. Come contrainte, ho richiesto che seguissero il testo (dove Barthes enumera 3 nomi di pittori, loro dovevano inserire altrettanti nomi di pittori). Ma naturalmente, presa al laccio, ho fatto anch'io il mio personale J'aime/Je n'aime pas... o meglio, visto che qui scrivo in italiano: MI PIACE, NON MI PIACE.

Ho incollato con lo scotch 2 fogli al frigorifero. Su uno ho scritto MI PIACE e sull'altro NON MI PIACE. E nel giro di una settimana ho scritto quel che durante il trascorrere del tempo via via mi sovveniva.

Ecco il risultato:

J'aime:

i broccoletti, la senape forte AMORA, il formaggio fresco di capra, il peperoncino cinese, la pasta di arachidi, l'odore del caffè, i mughetti, le peonie, le rose baccarat, il crémant rosé, i Cincinnati in politica, Yuja Wang, la Perrier fredda, la coperta anche d'agosto, la pasta ripassata in padella, i cigarillos (da vedere e basta), Debussy, camminare a passo svelto, le noci, le banane, le more coltivate, l'arcobaleno, gli orecchini pendenti, le penne stilografiche e quelle a pennarello con punta sottile, il profumo che sprigionano i mandarini sbucciati durante le feste natalizie, le novelle moderne, il trombino, il caffellatte freddissimo e senza zucchero, Marc Chagall, Giovanni Bellini, i concerti brandeburghesi, John Locke, Eduardo De Filippo, Jules Verne, Denis Diderot, Ingmar Bergman, l'autobus a 2 piani (seduta in prima fila al secondo piano), l'Alvernia, il bordeaux rosé, il jazz manouche, ascoltare la musica camminando, Vita dei Campi, dominare il mondo dall'alto di scarpe dotate di tacchi altissimi (purché a zatteroni), la parete a pan de bois del mio monolocale a Caen, il timo citronella fresco sull'insalata di pomodori, la mattina aurorale a Roma, etc.



Je n'aime pas:

i barboncini, gli uomini con i calzini corti, le gerbere, il kiwi, la chitarra elettrica, Dubuffet, tesi-antitesi-sintesi hegeliane, i videogiochi, Nicola Piovani, i grattacieli, le notti d'inverno (fuori casa), Schubert, Berio, Allevi, telefonare, il balletto classico, Pollock, i cori alpini, il clarinetto, il triangolo, i privilegi accordati ai politici, la gente che non litiga mai, la remissività, la mancanza di grinta, la codardia, le bugie, etc.
[Extra: non mi piace cambiare il sacchetto dell'immondizia della pattumiera]

Ma più di tutto, MI PIACE
a) mettere la passione in tutto quel che faccio, 
b) vederla nel mondo che mi circonda, 
c) dare un motivo di gioia di vivere a chi m'incontra sulla sua strada, per un giorno o per la vita. 

P.S. Per chi passa di qua: metti un tuo personale mi piace /non mi piace, se ti va

sabato 15 settembre 2012

Sembra facile... quando la telefonia transalpina ti regala qualcosa

0 commenti

Sembra facile, ma non lo è.

In Francia, l'operatore telefonico da me scelto è SFR. Non faccio l'abbonamento, non ho il forfait abonnement come praticamente tutti, perché io in Francia dal cellulare NON telefono. Mando solo sms, perloppiù verso l'Italia.

Però è vero che qualche volta chiamo e invio sms a marito figlio e a qualche amico/a. Quindi ricarico il telefonino con una scheda (in realtà uno scontrino di cassa), quando il credito sta per esaurirsi.

Da un po' di tempo, SFR la carte fa un'offerta allettante: mi dà la possibilità di chiamare (e sms-izzare) fino a 3 numeri francesi (quindi marito figlio e un'amica) gratis con una ricarica di 10 euro.
Bene.

Le indicazioni sono chiare e scritte sul ticket di ricarica (in Francia, non si può ricaricare dalla macchinetta del tabaccaio aut similia, come in Italia).
Inidcazioni: per beneficiare di chiamate (non oltre le 2h) + sms illimitati verso 3 numeri fissi o di cellulare occorre attendere sms di conferma da parte del 963 e scegliere i 3 numeri non modificabili richiamando il 963 e seguendo le indicazioni vocali.

coupon recharge


Ebbene sono mesi che o non ricevo il messaggio sms di conferma e quindi se chiamo il 963 non si menzionano affatto i fantomatici 3 numeri da indicare oppure ricevo il messaggio di conferma (che mi avverte di richiamare entro 5 gg!), chiamo il 963 ma non c'è verso di gestire (eppure il tasto l'ho premuto!) 'sti famigeratissimi 3 numeri.

Oggi mi sono stufata e cercando su internet trovo che probabilmente bisogna chiamare il 1063 (= servizio assistenza clienti).
Preparo i 3 numeri da dettare (non si sa mai), chiamo, attendo meno di 3 minuti. Dopo esser passata per vari "se vuoi ottenere un'informazione su xy, digita 2..." e così via, mi risponde un operatore il quale mi dice che per avere i 3 numeri è obbligatorio passare per il 1063 e mai per il 963.

Rinuncio a dirgli che non mi sono inventata il numero, che quel 963 sta stampigliato sullo scontrino ricarica (il coupon recharge che vedete qui sopra). Tanto lo so che lo sa già.

Mi chiede i numeri, glieli dètto e ora ho appena ricevuto un messaggio dal numero telefonico SFR 877 che recita così (traduco):

SFR LA CARTE: Chiami fin d'ora il 963 per beneficiare dei suoi 3 numeri illimtati verso tutti gli operatori (chiamate e sms nazionali).

Ecco, appunto.  
Adesso che debbo pensare?



venerdì 14 settembre 2012

Ristorantino a Parigi nel 10e arrondissement

0 commenti
Le cose (oppure i casi) della vita...

Ieri sera, cerca un ristorantino branché di qua, uno ottimo di là, in una zona come quella del Canal St-Martin (10e arrondissement, M° 5 station Jacques Bonsergent ; M° 4, 8 e 9 station Strasbourg-Saint-Denis) in piena ascesa sociale che pullula di ristorantini ristoranti e ristorantoni... ma nessuno entrava in servizio prima delle 20h. Di che ritenere di trovarsi in Italia... (1)

Gira che ti rigira, approdiamo nella rue de Lancry e ci soffermiamo davanti a un ristorante coreano, apparentemente carino e senza pretese. Ci hanno detto che la cucina coreana è buona. Entriamo.

Ristorante Seoul 88
Sorpresa: non solo si è mangiato benissimo, non solo non c'è stata la confusione del gomito a gomito, non solo la signora-padrona è stata discreta e gentile, ma si è pure speso poco (poi, io sono stata ospite).

E dunque ve lo consiglio!



Unico handicap (ma probabilmente è tutto mio): si mangia con le bacchette di acciaio (già  mi arrabatto penosamente con quelle di legno... con l'acciaio scivola tutto). Ma ci si riesce (se ci son riuscita io).


_____________

(1) In realtà ci sono gli happy-hour dove consumare fin quasi alle 20h... e quindi si danno una mano tra bar e ristoranti.

giovedì 30 agosto 2012

Leggere, vivere, vedere e ascoltare, recuperare la vita

7 commenti
A Patrizia L M




La bibliotechina della foto di sopra è il povero luogo dove inserisco alla meno peggio i libri che tengo provvisoriamente qui. Presto ripartiranno per l'Italia e al loro posto ne metterò degli altri (insieme con i cd, mentre i dvd li vendo).

Da tempo leggo più spesso per dovere che per piacere (poi nel dovere c'è anche il piacere, ma è un'altra cosa). Sono per lo più saggi di arte e di letteratura italiana; spesso di critica, di metodologia. 
Quest'estate ho letto dunque due soli libri per divertimento, per relax, semplicemente per occupare piacevolmente il tempo, due testi narrativi. Si tratta di un autore che mai avrei creduto potesse piacermi, per via del successo planetario che riscuote. Atteggiamento snobistico, si dirà. Ma no, ma no, sono qui per fare mea culpa e dire che La caduta dei giganti di Ken Follett è proprio un bellissimo romanzo. Lo consiglio a tutti, soprattutto ai giovani (e attendo l'uscita del seguito, L'inverno del mondo che in Francia uscirà solo a ottobre 2012 ).


Del secondo libro Due storie sporche, un dittico di due novelle, conoscevo e apprezzavo di già il suo autore, Alan Bennett, per aver letto il suo bel La cerimonia del massaggio

Poi sto finendo di rileggere (ma per lavoro) tutti i testi di Ignazio Silone. Libri belli ma difficili, soprattutto se li si deve leggere cercando una chiave di decodificazione dell'avventura umana e politica dello scrittore abruzzese.

Se qualcuno mi chiedesse quali libri leggere, quali libri consiglio... ecco io non riesco a scegliere un libro su misura dell'altro. So solo sceglierlo su di me e allora qui scriverò per quella persona quel che io amo ho amato e amerò.

LETTERATURA

1) Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati  - occorre avere animo forte, un certo disincanto nei confronti della vita ma anche una passione nel viverla (e aver preferibilmente passato la quarantina);


2) La città e i cani di Mario Vargas Llosa - bello e crudele, perché ti insegna a guardare le cose e le persone sotto un altro punto di vista;

3) Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez - perché è una favola amara ma piena di amore, ti aiuta a non dimenticare che il sogno fa parte della vita;

4) La luna e i falò di Cesare Pavese - speranzoso fino all'ultimo e pacatamente disilluso - che ti spinge alla ricerca delle tue origini (va fatto, anche se ciò non serve a risolverti i problemi);

5) Picnic e altri guai (ma anche La mia famiglia e altri animali) di Gerald Durrell (non il fratello Lawrence, mi raccomando!) - ironico, divertente, piacevolissimo, garbatamente irriverente - perché nella vita c'è un tempo anche per sorridere;

6) Moon Palace, Il libro delle illusioni , la Trilogia di New York (intellettualmente, il mio preferito), Follie di BrooklynNel paese delle ultime cose (il più difficile, il più amato) di Paul Auster - autore diverso; piace molto piace poco, dipende. A me ora piace meno, le ultime cose non le ho lette (anche se le ho in biblioteca);

Paul Auster
Potrei continuare fino a 100 e oltre. Metto qui allora solo qualche titolo che son certa raccoglierà larghi consensi (i miei compresi):

Alice Munro Troppa felicità (per chi come me ama i racconti); David Lodge Il professore va al congresso (soprattutto se siete dei professori); Carlos Ruiz Zafòn L'ombra del vento (intrattiene fino alla fine); Antonio Tabucchi  Il tempo invecchia in fretta Sostiene Pereira Requiem I volatili del Beato Angelico etc.; (per chi ama gialli e thriller) Jeffery Deaver I corpi lasciati indietro / Giorgio Scerbanenco Traditori di tutti / Carlo Lucarelli Almost Blue.

Wislawa Szymborska
Per la poesia: imperdibili lo spagnolo Pedro Salinas La voce a te dovuta e La gioia di scrivere. Tutte le poesie della polacca (umanissima) Szymborska (clicca qui).


Avete perso l'incontro con l'arte? Volete leggere la sua storia senza annoiarvi (ma senza per questo leggere PippoPluto&Paperino)? Consiglio l'intramontabile Storia dell'arte (Einaudi) di Ernst H. Gombrich.

E poi faccio anche Cicero pro domo mea.

Film? Al volo, ne consiglio uno che è la colonna sonora della mia vita. Sembra un film scemo, una commediola, ma c'è tutto il senso della vita e dell'amore, lì dentro. Mi riferisco a Ricomincio da capo (Il giorno della marmotta) di Harold Ramis con Andie McDowell e Bill Murray.

The Tree of Life
Film italiani BELLI recenti? La prima cosa bella di Paolo Virzì e La nostra vita di Daniele Luchetti.

Degli americani ho molto amato (film sul quale i pareri sono controversi) The Tree of Life di Terrence Malick.

Se poi vogliamo andarci dentro duro, allora consiglio Blu di Kieslowski (o come diamine si scrive). Ma è un pugno, come 20 grammi, come Biutiful del grande messicano Alejandro Gonzalez Inarritu.

Buon tutto.  Buona cura dell'anima (o come la chiamate).






P.S. Non ho volutamente inserito (per es.)  Omero, Dante, Balzac, Stendhal, Dostoievski, Tolstoi, Kafka, Mann né l'amatissimo Verga perché per quelli non c'è bisogno di consiglio alcuno da parte mia.

mercoledì 29 agosto 2012

Rissa in un bus

5 commenti


© gérard Lavalette pour ParisCool, les photos de Paris


Cose che capitano anche in Francia.
Ieri pomeriggio, di ritorno da boulevard Raspail, scendo a Boulogne e salgo sul 160 per tornare a casa.
Accanto a me, noto una coppia sui sessanta, très french, très bourge (di quelli che l'autobus non lo prendono più da trent'anni almeno), très chic. In autobus, si sa, si sale davanti perché c'è la macchinetta per obliterare il biglietto e quella di convalida (clicca qui) per "passare" l'abbonamento. Salgo, dico buongiorno al conducente, oblitero il biglietto e mi siedo.
A questo punto, sento partire la musichetta (din don) seguita da una voce registrata che ricorda  che si sale dalla porta anteriore e che è vietato salire dalle porte centrali e posteriori. È il conducente che schiaccia un interruttore per richiamare il passeggero inadempiente. Come i due signori. Amen.
E invece, qualche metro dopo, il conducente blocca l'autobus e richiama i due signori i quali vanno verso di lui per mostrargli un biglietto già altrove convalidato (in realtà, bisogna obliterare a ogni passaggio e cambio di mezzo pubblico). Il conducente dice loro di scendere da dietro e risalire da davanti, altrimenti restano giù.

A quel punto un'altra passeggera - attempatissima ma gagliarda, stile Maga Magò -, si rivolge al conducente, dicendo a voce altissima e scocciata: «Eh, Monsieur, chi si crede di essere? Fa tutta questa storia perché i signori sono francesi al 100% (Français de souche) perché se fossero stati arabi o neri muto sarebbe stato!» (vous feriez profil bas). E conclude con tono sarcastico (?): Vive la France !

A quel punto, il conducente apre la porta trasparente che lo separa dal pubblico (il bus è sempre fermo in mezzo alla strada), va dall'attempata signora e le dice di farsi i cacchi suoi che lì comanda lui (occupez-vous de vos oignons, Madame, ici c'est moi qui commande !).

Simultaneamente, una bella ragazza dal fondo (dai tratti chiaramente magrebini) e il suo accompagnatore (French perbenino d.o.c.) cominciano a replicare alla signora Maga Magò che: a) non è bello quel che dice (il ragazzo dice : c'est pas sympa), b) è una razzista nonché una *brutta troia* (o *vecchia zoccola*, a scelta; la ragazza dice: sale pute). E si alza per dirigersi dalla vecchia, urlando anche lei: Vive la France ! 


Maga Magò non si lascia intimorire e replica alla fanciulla che non ha capito niente; allora il conducente dice alla giovane che non vale proprio la pena scaldarsi così per una come quella, mentre il signore très bourge di prima fa un segno di approvazione a Maga Magò, alla Fonzie, ma di nascosto (vigliacchetto) dalla ragazza magrebina.

La quale ragazza va contro l'anziana (e per nulla intimorita) signora, scoppia a piangere (per la rabbia e l'offesa), mentre tenta di picchiare sulla testa la sua nemica french 100%, la quale replica, da seduta, con una serie di calci all'indirizzo della giovane magrebina. Vengono separate.

Nel frattempo il conducente è ripartito, arriviamo alla fermata successiva e decido di scendere ché ho visto arrivare il mio secondo bus. Ma la storia non finisce qui.

Dal secondo autobus, il 467 (bloccato in parallelo al 160 nel traffico), vedrò nello spazio di pochi minuti: a) il conducente nervoso (quello del 160) richiamare l'autista di un camioncino posteggiato sull'area della fermata bus, intimandogli di togliersi; b) l'autista del camioncino fare marcia indietro e dare una gran botta alla mascherina del bus sfoderando un gran sorriso di soddisfazione; c) il conducente del bus scendere per discutere, dicendo che ha capito benissimo che l'ha fatto apposta... mentre il mio autista (quello del 467) - nel frattempo ripartito -  farà salire al volo un passeggero in corsa - non in fermata -, un giovane ragazzo che lo ringrazierà (Merci, mon pote !), sorridendo (ma senza obliterare biglietti o convalidare tessere).

Io e  l'altro passeggero sceso con me dal 160... scoppiamo a ridere. Siamo tutti stranieri.

Effetto del caldo, dissapori personali, razzismo a destra e a manca, prevenzione, luoghi comuni e vita quotidiana? Tutto insieme appassionatamente.

mercoledì 27 giugno 2012

Pubblicità animali & uomini: il caso francese

1 commenti
È considerata la pubblicità più amata dai francesi. Viene continuamente proiettata sugli schermi cinematografici prima dell'inizio di un film. Personalmente, sono molto critica con tale pubblicità. E non per i motivi che hanno spinto la censura francese a proibirla in tv (la scena 
con il  puma), per via dell'esplicita allusione al rapporto gay tra l'animale e l'uomo. No. Quel che mi disturba profondamente è la scorretta zoofilia (puramente sessuale) e l'immagine (falsamente ironica) dei clichés più «modernecci» della sensualità. Esempio: le femmine (siano esse pinguini o iene) sono ammiccanti, seducenti e svestitissime. Non parliamone se poi si tratta di una cerva (anzi, a ben guardare, una femmina di daino)! Essa può essere madre (di umani) in uno spot e femmina che fa impazzire i vecchietti in un altro spot. Guardare, per credere, le foto qui di seguito: 




Qualcuno si chiederà: ma come, l'espressione (ma belle/chère/petite) *biche* si usa come termine affettuoso rivolto a una donna o come connotazione fisica: cou de biche, yeux de biche... (collo/occhi di cerbiatta, si direbbe in italiano)... Sì, ma *biche* in un vecchio argot sta anche a indicare la mantenuta (*femme entretenue*, recita il Trésor de la Langue Française).  E allora vedrete che l'immagine del vecchietto che tiene sulle ginocchia la cerva dalle mammelle alla Jessica Rabbit diventa più che eloquente. Per non parlare del ragazzino che appoggia il capo sulle tette della giraffa coi tacchi a spillo e beve dalla cannuccia Or***ina come se fosse il seno materno... Una specie di precoce iniziazione con un retrogusto di incesto Giocasta-Edipo. 
È acclarato che siamo diventati una società pilofoba: abbiamo in odio i peli in eccesso, se non addirittura i peli tout court. Motivo per cui la scelta di mostrare gli animali antropomorfizzati all'eccesso ma nel contempo esaltati nella loro pelosità animale produce un'immagine in grado di provocare un certo choc (di certo voluto) nello spettatore. 
L'orso «nudo» (?) sull'affiche ostenta una foglia di fico tridimensionale, mentre ammicca invitante e si passa la lingua sotto quel tartufo che indica il naso animale. Un orso è naturalmente nudo (ovvero vestito della sua pelliccia), ma se gli si mettono addominali a tartaruga di giovane maschio dei nostri giorni e una foglia di fico sostanziosa, ecco che di colpo esso è nudo.
E taccio delle bottigliette di aranciata che esplodono come tappi di champagne, con relativa allusione all'eiaculazione maschile, mentre torme di discinte zebre cavalcano dette bottigliette. 
Terminerò con l'immagine finale della pubblicità che viene distribuita nelle sale cinematografiche: quella dell'uomo che guarda la tv insieme con una pecora, dopo che si sono scambiati effusioni amorose, come attesta uno stereotipato bacio stampato sulla guancia del protagonista umano. L'immagine non è nuova: qualcuno ricorderà un vecchio film di Woody Allen, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (e non avete mai osato chiedere) se vogliamo più creativa, in cui si vede un sognante (soddisfatto) Gene Wilder nell'atto di fumare una sigaretta, a letto, con accanto a sé la pecora che ama.


Quel che mi dà profondamente fastidio è il falso tono ingenuo, infantilistico, con il quale vengono veicolati messaggi (neanche subliminali) di zoofilia nel senso di promiscuità sessuale con animali. Gli animali sono antropomorfizzati, le intenzioni degli umani sono chiaramente zoomorfizzate. Ma in Francia questa pubblicità fait un carton, cioè ha un immenso successo. Ma a quale pubblico è destinata? Chi beve quella bevanda che di arancio ha solo una parte del marchio?