mercoledì 16 novembre 2011

Ricetta di couscous con verdure e carni (con foto)

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N.B. Per ingrandire tutte le foto, cliccare sopra di esse.



Questa è una ricetta datami nel 1990 da una signora carissima, Liliane Fioretto, che all'epoca lavorava nell'assistenza alle donne maghrebine. Oggi, lei, ha quasi 80 anni (ed è sempre una signora carissima).


Ricetta con dosi abbondanti, quindi 6-7 porzioni. Noi qui in casa che siamo in 3, ci facciamo 2 pasti (e il giorno dopo il piatto è ancora più saporito).

Ingredienti:

  • semola di couscous - medio tipo questo. Sia chiaro: è precotto (come certe polente della valsugana), non so preparare la semola nella maniera tradizionale.

  • verdure:  un pugno di fagiolini verdi, 4 carote 4 rape, 4-5 zucchine, cipolle (opzionali, se non piacciono), ceci (una scatola grande) 
  • carni: 400 g di manzo, 400 g di agnello, 4 fusi di pollo (oppure sovracosce oppure ali)
  • altro: 600 gr pomodori pelati, olio extravergine d'oliva, una noce di burro (meglio se salato o demi-sel), 1 bicchiere d'acqua di rubinetto, paprika
PREPARAZIONE:


FASE O -

Pulite le verdure e i legumi se sono freschi.
Ricordo che si possono acquistare anche quelle grandi
confezioni di legumi per couscous surgelate come questa.
Sono ottime.

















FASE 1 - 

Per preparare la carne, prendere un grande contenitore
come questo,  metterlo sul fuoco con un poco di olio
di oliva e le cipolle sminuzzate per bene.
Fate rosolare SENZA aggiungere sale né pepe.

















FASE 2 -

Per preparare le verdure, occorre un tegame con acqua
bollente salata, nella quale tufferete le verdure.
Far cuocere il tutto per almeno 15 minuti. Ricordate che
poi saranno unite alla carne, quindi valutate BENE
come volete le verdure.

















FASE 3 -

Quando le carni sono rosolate, salate, pepate,
aggiungete il pomodoro pelato e i ceci (io metto tanti
ceci, e nel tegame dei legumi e nel tegame delle carni)
e un bicchiere d'acqua fresca di rubinetto.

















FASE 4 - mettete il coperchio
















e poco prima di aggiungere i legumi, togliete il coperchio.
Non do i tempi di cottura, ché vedete bene da voi
(grazie alle foto) qual è la differenza di cottura...
5-10 minuti in questa fase.
Un po' di paprika dolce o non piccantissima ci sta bene,
a questo punto.
















FASE  5 -

Sgocciolate i legumi che stavano a bollire nell'altro
tegame e versateli nel tegame delle carni. Così:
















dettaglio ravvicinato:
















Se occorre (ma son certa di no), aggiungete acqua di
cottura dei legumi lessati. A questo punto, sono ormai
quasi 40-50 minuti che tutto cuoce e secondo voi (ma
anche secondo me) ci siamo quasi.


FASE 6 -

È il momento di preparare la semola. Se usate il couscous
precotto in bustina oppure quello "sfuso", seguite le istruzioni.
















La preparazione richiede da un minimo di 1 minuto
(previa ebollizione dell'acqua) per la confezione
 riprodotta qui sopra - a un massimo di 5-6 minuti.


FASE 7 -

Disporre in tavola, avendo cura di mettere la semola di
couscous come base (potete aggiungere a parte peperoncino
piccantissimo o Harissa); distribuite le carni e i legumi,
bagnando un poco la semola con il sugo di cottura.
È un piatto maghrebino e allora lo accompagno con un
vino rosso dei monti dell'Atlante: un Sidi Brahim.

Buon appetito, Bon Appétit !






 Le foto sono di Jacqueline Spaccini


Quando l'esperienza non serve a nulla

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A che cosa serve l'esperienza spicciola, quella di tutti i giorni, quella maturata nel corso degli anni, quella che «una volta fatto l'errore non lo si ripete più»?

A nulla, nel mio caso.

Prendiamo una regola di vita che ogni donna conosce: quando si maneggia la vare(c)china o candeggina che dir si voglia (l'ipoclorito di sodio, NaCIO, per i più colti) si deve star attenti, giacché uno schizzo, una gocciolina, sia pure uno sputo suo, è sufficiente a rovinare per sempre tessuti, pelli e quant'altro addosso a  noi.
Ma veniamo al fatto.

3 "berlingots"
Premessa:  per non alimentare lo spreco, nonché l'esubero di rifiuti, preferisco comperare la candeggina concentrata in piccoli contenitori che in Francia si chiamano berlingots.
Stamattina, il flacone è desolatamente vuoto e debbo lavare per terra. Prendo allora due berlingots (cfr. foto qui sopra), cioè due confezioni LA CROIX che contengono eau de javel concentrata, taglio con le forbici gli ugelli di apertura, verso il contenuto nel bottiglione vuoto da 2L, aggiungo acqua fredda e... il gioco è fatto.

Solo che ho dimenticato di eseguire quest'operazione come si deve. Sicché, jeans e stivaletti sono in uno stato pietoso; gli stivaletti, soprattutto (cfr. foto qui sotto). 
L'esperienza non mi serve a nulla, se poi dimentico.
Ergo, per dirla elegantemente, NaCIo (chim.) =  nescio (lat.). Povera me.

bottines con macchie di candeggina

lunedì 7 novembre 2011

Do what makes you Happy

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photo Jacqueline Spaccini © 2011
Fai ciò che ti rende felice 

è la frase-regalo [con lo Snoopy sopra] che
mio figlio mi ha portato in dono dagli States, stasera. 

Chi è più felice di me?

sabato 22 ottobre 2011

Programmazione pasti direttamente in frigorifero

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Bene. ora, da qui al pranzo di martedì sto a posto.

sabato 15 ottobre 2011

Post post-Ferrara

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Carissimi,
il Festival internazionale di Ferrara è stato un'esperienza bellissima: le prove nel teatro Sala Estense, le cene, la città piena di ragazzi, la coda per assistere al nostro spettacolo, la sala piena zeppa, il nostro spettacolo, le nostre poesie. Le mie.

Spettacolo Madrigne, Ferrara 2011 photo ©Dino Ignani


E poi la passeggiata per Ferrara la domenica mattina, i due musei visitati, il rientro... Giorni intensi con amiche poet(ess)e con aneddoti che saranno per sempre nostri, come le rose del deserto, le rotatorie di Fiano Romano, il trucco, i gatti e le matite. Il sole, l'allegria.

Spettacolo Madrigne, Ferrara 2011 photo ©Dino Ignani

Che una cosa così potesse capitarmi dopo i 50 anni, a questa cosa qui, nemmeno Mastercartolina poteva pensare.

Jacqueline a Ferrara 2011 photo ©Sarah Zura Lukanic

sabato 17 settembre 2011

4 ore consecutive di lezione con lo stesso gruppo di studenti

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La MLI dell'università di Caen (quand'era ancora in costruzione)

Quest'anno, perlomeno nel primo semestre, ho un orario orribile. Tra l'altro, ho 4 ore consecutive con un gruppo di studentesse del 2° anno.
È triste trovare la passione nella voce quando davanti a me vedo sguardi che - in sintesi - traduco così:

Non capisco nulla. Che accidenti dice, questa?

Che palle, che noia!

È troppo difficile! Io lascio, abbandono tutto.

Ci provo, ci provo. Seguo, ho capito. Oddio!, non ho capito... 

E intanto parlo e parlo e mostro video e faccio veder loro il testo e cerco di fare un gossip di bassa lega sul naso di Ugo Foscolo... e cammino e mi fermo e ricomincio.

Ma poi vedo quella faccetta che mi guarda e mi dice con uno sbadiglio:

Ma quanto sei noiosa!

E con tutto il cuore le tirerei addosso un ferro da stiro, come questo (perché pur io sono umana).

* * *

AGGIORNAMENTO: Le mie studentesse reagiscono, alzano la mano, ipotizzano, rispondono. Quasi quasi mi commuovo.

giovedì 1 settembre 2011

il 1° ottobre al Festival Internazionale di Ferrara

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FERRARA
1° OTTOBRE 2011

20.30 Sala Estense
Madrigne
La Compagnia delle Poete
presenta Madrigne

Spettacolo con
Cristina Ali Farah
Livia Bazu
Mia Lecomte
Sarah Zuhra Lukanic
Vera Lucia de Oliveira
Helene Paraskeva
Brenda Porster
Barbara Pumhösel
Candelaria Romero
Jacqueline Spaccini
racconto musicale di
Andrea Colella (contrabbasso)
Emanuele Melisurgo (fiati)
Mejrema Reuter (flauto)
video/scenografia di Janine Von Thüngen
luci e audio di Paolo Dal Canto
a cura di Vesna Stanic
un'immagine presa dallo spettacolo di Roma foto Dino Ignani©2011

In italiano. A fine spettacolo incontro con il pubblico
Per il programma della giornata (clicca qui)

il copione delle poesie è in vendita qui

venerdì 19 agosto 2011

Quando a cena si ha un ospite che si conosce appena

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Non mi capita spesso, ma tavolta accade. Accade che inviti a cena una persona simpatica, ma di cui non so granché, soprattutto per quel che è delle sue abitudini alimentari. 
Potrei chiedere, ma mi piace scommettere (rischio forte, lo so).
Sicché ieri sera ho invitato la mia vicina del 3° piano che credevo essere sudafricana (invece è nata in Rhodesia, oggi - da anni, lo so - Zimbabwe, ma io appartengo a un'altra generazione geografica) a cena da noi. 
Biondissima, piuttosto britannica, col suo cagnolone malato, Jason, piena di premure (di sua iniziativa, mi ha tenuto le piante aromatiche mentre ero via), sorridente, e tanto sola che trova in mio figlio la persona con cui esprimersi nella sua lingua, mentre sta imparando il francese.
Insomma, una bella persona da invitare.

Siccome dice che quando passa davanti alla mia porta, sente profumi di cucina che la spingerebbero a suonare il campanello (passatemi il momento di sbrodolamento autoincensativo), ho preparato:
1. torsades (assomigliano ai fusilli della De Cecco, ma arrivano dall'Alsazia) all'uovo con sugo di pomodoro, tanto tonno con un pizzico di peperoncino e una spruzzata di prezzemolo italiano;
2. salmone avvoltolato, una mia pseudoinvenzione: 2 pavés di salmone allineati e sovrastati da rondelle di pomororo rosso tondo con 4 foglie di basilico e sale avvolti nella pasta sfoglia tesa che si richiude su di loro e viene spennellata di tuorlo d'uovo (l'albume servirà da collante). Il tutto in forno preriscaldato a 180° per 20-30 mn (a occhio).

salmone fresco "avvoltolato" nella pasta sfoglia e riposto in forno


interno
3. contorno di insalatina fresca
4. dessert di formaggi francesi
5. torta al cacao con variante di praline Vahiné all'interno.

Il vino, ottimo, l'ha portato lei: un Isabelle et Pierre Clément Châtenoy Menetou-Salon 2010  insieme con un bouquet di girasoli (mai pensato di regalare questi fiori) e un regalino per il nostro cane.

Jacqueline Spaccini @2011
E poi, nella notte, abbiamo portato a spasso Mustang per le vie di una Saint-Cloud serenamente deserta.
È stata un'ottima serata.

lunedì 15 agosto 2011

Mes pivoines

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Quando il mondo ci appare brutto, circondiamoci di bellezza.
Jacqueline Spaccini © 2011

Le mie peonie.

martedì 9 agosto 2011

E la chiamano estate...

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Io la debbo smettere di tornare in Italia.
Lo dico (anzi, lo scrivo) perché è il terzo anno consecutivo che mi succede qualcosa diciamo di non graditissimo al rientro. 
2 anni fa, i ladri in casa di notte con noi dentro (e meno male che c'era il cane in casa che li ha fatti fuggire). Tanto spavento, portafoglio, 2 pc e 1 fotocamera in meno.
Lo scorso anno, incidente sull'autostrada (non sto a raccontare, basta cliccare qui).  


Quest'anno, a bordo della mia nuovissima Toyota corolla verso con cambio automatico, antifurto elettronico specialmente concepito (faccio un francesismo) in Inghilterra (dove è stata costruita la mia auto), scendiamo a casa, sul lago di Vico. 

Ci facciamo però qualche giorno a Roma, perché io debbo fare ricerca in varie biblioteche e nel museo del Risorgimento...  

E me la rubano. Mi sveglio alle 2h, controllo, sta sotto casa. Mi risveglio alle 7h e non c'è più. Fantozziana la denuncia al terzo commissariato di zona, perché nel primo non c'è nessuno, a parte il piantone e nel secondo non si può che è in atto una grossa "operazione"... Da lì ha inizio la via crucis delle telefonate, dei fax e delle raccomandate alla mia società assicurativa (la Toyota assurances). 
Soprattutto per il rientro in terra di Francia. Ma salto, ché sennò annoio.

Mia cognata mi presta la sua auto e rientriamo nel nostro ameno (e sperduto) villaggio.
Mi capita nel frattempo qualche altra cosa negativa, che però ho già rimosso e non ricordo più.

Parliamo del rientro.

Noleggio un'auto via telefonica. Via internet no, ché non ho il pc a casa né connessione. La noleggio presso la S***t. Chiedo un'auto con bagagliaio di almeno 1580 lt. (quello della mia auto). Per motivi vari (che non sto a dire) mi serve davvero così grande. Mi assicurano che avrò una Orlando (che non conosco per nulla).
Bene. E anche questa è fatta. 
Un piffero.

Il giorno del noleggio, i miei cognati mi accompagnano a Ciampino, vado a ritirare la mia auto, PRUDENTEMENTE chiedo di vedere l'auto prima di firmare il contratto (non ho anticipato denaro) e scopro che mi attende... una Cruze, che è una berlina - bellissima per carità, ma non mi serve a nulla. 
Cerco con le altre società. Alla fine, la H***z mi scova una FIAT Doblò, carissima, ma disponibile. Vado per dare la mia patente e la mia carta di credito. Bene.

Secondo piffero.
Il bancoposta NON è una carta di credito e non posso neppure pagare in contanti. La Visa è rimasta a casa (a oltre 80 km dal luogo in cui mi trovo). Mio cognato garantisce per me, ma ora io sono il 2° guidatore e debbo pagare di più.

Alla fine, dopo 2 ore, esco dalla zona RENT A CAR e mi immetto nella meravigliosa rampa che accede al G.R.A. di Roma in direzione del viterbese. Bene: sono le 18.15 di venerdì 5 agosto e tutti si trovano lì.
2 ore dopo sono a casa.

L'arrivo a Fiumicino, il giorno della partenza, non è stato funestato da grossi problemi, a parte che alla riconsegna dell'auto, ho dovuto correre di qua e di là per pagare in contanti, visto che non potevo pagare con la carta di credito di mio cognato che non c'era, né con la mia. 
A parte ciò, il personale dell'Air France (tutto italiano) è stato efficientissimo e ringrazio tutti  per l'assistenza prestataci.

Un taxi pagato da Toyota assurances (così come il volo - tranne il passaggio del cane) ci attendeva a Roissy CDG. Non aveva un bagagliaio eccezionale (omologato), ma volevo tornare a casa al più presto, sicché ho detto al tassista: Si vous me faites confiance, Monsieur, je me charge de (= je charge) tout. Traduzione: «Se ha fiducia in me, penso a tutto io». Ho le unghie spezzate.

Alle 17h, dopo aver aperto la porta di casa, mi sono inginocchiata e come vidi fare al papa Giovanni Paolo II, ho baciato il suolo (il parquet d'ingresso).

Se non ci volete, ditecelo, però.

mercoledì 6 luglio 2011

Come preparare la propria valigia

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il trolley con cui vado ovunque da anni
Tempo di vacanze. 
Tempo di valigie.
Io viaggio da tanti anni. Chi mi conosce sa che miei viaggi sono spesso traslochi, visto che di tanto in tanto cambio Paese e cambio casa.
Ogni volta che mi sposto per davvero, mi sposto per almeno 1500 km. Mi sposto per un bel po': 1-2 mesi.Ma a volte anche per poco: 2 giorni, 1 settimana.
E ogni settimana mi sposto, per lavoro, e dormo fuori una o due notti.

Ma la valigia è sempre e solo quella, sempre e solo una. 

La scorsa settimana mio figlio è partito per gli Stati Uniti. Una  vacanza di 3 settimane, la sua. Gli ho consigliato di portare una sola valigia, di quelle piccole, di quelle che vengono accettate a bordo [bagaglio a mano], così - nella migliore delle ipotesi - non avrebbe perso tempo al recupero bagagli; nella peggiore, non gli avrebbero perso i bagagli. Naturalmente, recandosi negli USA, è stato necessario aggiungere il lucchetto TSA (clicca qui se vuoi saperne di più).
Ricordate che ogni volta che partite è indispensabile cambiarsi per 7 giorni, poi esistono
le tintorie, le lavanderie self-service oppure andate a stare in una casa con tanto di lavatrice e ferro da stiro.

Altra cosa: inutile portare cose che non mettete mai, perché pensate: non si sa mai..
Non le avete mai messe quelle cose (maglia, scarpe, pantaloni, giacchetto)? Ebbene, è assai probabile che non le metterete neppure in vacanza!
foto prelevata dal questo sito

Ricordate che se state fuori 15 giorni, 10 maglie sono troppe, 4 jeans sono troppi, 4 paia di scarpe sono troppe!!!
E poi NON partite per il deserto (e a maggior ragione se andate nel deserto non avrete da fare sfilate di moda).
Ricordate di portare cose che possono NON essere stirate, cose che non occupano tanto spazio, cose che potete raggomitolare su se stesse.
Le mutande si lavano anche in un lavabo: ne bastano 5 per un periodo che va dalla settimana ai 2 mesi. Lavatele via via...

Insomma, inutile riempire la valigia di cose superflue, solo perché temete di non portare tutto.

Non porterete tutto. Dimenticherete sempre qualcosa.
Anzi, è bene non portare tutto.

Magari potreste scoprire che dove andate vendono qualcosa che vi piace da morire, ma come fare... avete la valigia piena zeppa e in aereo non vi accetterebbero il suplus.

Ricordate di portare voi stessi, la vostra testa, le vostre gambe. E il vostro spirito.
Se poi ne difettate, può anche essere che laddove vi recate, se ne possa trovare in abbondanza.

Buone vacanze.

P.S. La valigia della foto, io la utilizzo per 2 persone.


sabato 2 luglio 2011

Buon volo

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Eri incerto anche tu stamane all'alba. Hai ribadito che hai 19 anni, 2 mesi e 1 giorno.  Sorrido.
Buon volo, figlio mio. 
Atterra negli States con l'ardore della tua gioventù, di quell'insouciance che ti contraddistingue e della tua bellezza. Ma davanti alle forze di polizia, profil bas. Niente ironia, per favore, di quella che fai tu.

Ora seguiranno 25 giorni di ansia per me e tuo padre. 
Ma questo, per fortuna, non lo sai.


martedì 28 giugno 2011

(Auto)critica (?)

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Autocritica di fine serata: non sopporto le critiche altrui su di me. 
Di nessun tipo. Neppure velate. 
[...]. 

Tutta capoccia e gambe fragili.
Vabbè, o me ne frego o son problemi. 
Ci penserò domani.

domenica 26 giugno 2011

Ci sono, ci sono...

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foto tratta dal blog di Audrey Parily

Un po' più dispersa del solito, 
più concentrata sulla poesia... 
e sulla vita di famiglia... 
ma ci sono. 

Prossima al rientro estivo in Italia.

venerdì 10 giugno 2011

Corrado Guzzanti voix ironica off

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mercoledì 1 giugno 2011

La Compagnia delle Poete come back

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Per gli amici che mi seguono qui e non su facebook, posto qualche foto dell'ultima performance della nostra Compagnia delle Poete in quel di Roma (quartiere Pigneto, Circolo Fortebraccio). Le foto sono state scattate durante la generale, in assenza di pubblico.


 Queste due foto di sopra le ho scurite io

 









Prima della generale, la prova tecnica (nei camerini)
foto di Vera Lucia de Oliveira (poeta)




Per gentile concessione, le foto sono tutte - tranne una - di Dino Ignani (clicca qui per vedere il suo sito con le sue bellissime foto) e ovviamente sono tutte coperte da copyright.

domenica 8 maggio 2011

LE VACCHE NORMANNE

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oggi


Sfilano come indossatrici

giovedì 5 maggio 2011

Uffa, che noia, che barba.

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Incostanza, il tuo nome è Jacqueline.

domenica 1 maggio 2011

Per il teatro giovane, il teatro alternativo...sono vecchia

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In qualità di semplice spettatrice, oggi pomeriggio sono andata a teatro nel 13e arrondissement, al Dunois.


Opera densa, testo impegnato scritto e messo in scena da Gilles Martin che poi è anche il regista teatrale con il quale mi preparo a debuttare a fine giugno, Future/No Future dura oltre 2 ore.

Il teatro Dunois è abbastanza alternativo e al posto delle comode poltrone rosse ha qualcosa che assomiglia a delle panche. Dopo un'ora ero estenuata: mi faceva male il collo, la schiena e avevo l'impressione di ritrovarmi un sedere di legno. Per non dire della voglia impellente di andare a far pipì (che mi son tenuta).
Che volete, si smette di essere alternativi e rivoluzionari... per motivi di età. 
La vecchiaia (la mia perlomeno) esige una certa comodità per le attività culturali. 

Tre attori professionisti e un gruppo di adolescenti. Tutti bravi.
Dimenticavo: Evviva il 1° maggio.

Il rispetto aprioristico per la gerarchia

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Ieri ho visto questo film, Stupeur et Tremblements di Alain Corneau, tratto dall'omonimo romanzo di Amélie Nothomb (Stupore e Tremori, Voland in Italia, costo tra i 7 e i 14€). Non amo lo stile cerebrale e autoincensatorio della scrittrice belga (quand'era all'inizio della sua notorietà, la incontrai nel treno EUROSTAR con un cappellone, un cilindro, tipo  quello della foto qui sotto, col volto bianchissimo - la cipria al riso di orientale fattura e le labbra rosso lacca).

Musée Grévin (www.linternaute.com)

Non amo il suo stile ampolloso, dicevo, quindi dopo qualche pagina ho deciso che non avrei letto più nulla di lei. Forse sbagliai, chissà (1).

Da qualche giorno ho fatto un abbonamento con la mediateca della cittadina in cui vivo e, tra l'altro, ho diritto al prestito di alcuni DVD. Ho preso a casaccio questo film. L'ho visto ieri ben conoscendo la passione della scrittrice belga per il Paese del Sol Levante (ove è nata e ha vissuto per i primi  anni della sua vita. Figlia di un ambasciatore, vivrà poi in Cina restando in Estremo Oriente fino ai 17 anni d'età).

Debbo dire che il film - gradevole (anche grazie a Sylvie Testud) - dà un'immagine talmente realistica (ignoro se reale) del Giappone e del suo rispetto aprioristico (e per me insensato) della gerarchia da farmi dire: se questa è la loro realtà, mai e poi mai vivrò presso i nipponici né accetterò queste loro regole.

P.S. Il film mi è piaciuto, nel senso che mi è rimasto ben impresso e che ha suscitato in me domande e riflessioni.
___
(1) L'opera narrativa di Amélie Nothomb è oggetto non solo di lauree, ma anche di dottorati di ricerca.

venerdì 29 aprile 2011

Le Altre, Accademia di Brera (Milano) 2011

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Noi, Le Altre
(cliccare sulla foto per ingrandirla)

sabato 16 aprile 2011

Buona Pasqua 2011!

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Caspar David Friedrich, Mattino di Pasqua

Festeggiando i 3 anni del blog con un po' di ritardo, 
auguro a tutti Buona Pasqua con un po' di anticipo.

Una Galeffi, per favore

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Avrei voluto mettere la Galeffi, ma la sua immagine (della Galeffi), mi ha regalato un trojan

Sì, vabbè. Ieri sera ho esagerato. Lo so: insalata russa, cetriolo con pomodori, pizza (3 pezzi), torta di panna e framboises, il tutto innaffiato da un Crémant gustoso.

Notte pesantissima. In casa non c'è la Galeffi, non c'è l'Alka Seltzer (ho appreso solo poco fa che è stata ritirata dal commercio). Di citrosodina nemmeno a parlarne da anni. E poi è un medicinale. Citrato, ci vuole!

Oggi non ho pranzato, tanto la pesantezza persisteva. Allora sono andata al supermercato, di corsa al reparto dove so trovare la mia Galeffi. Niente, non c'è, non sanno nemmeno cos'è (io la compro sempre lì), mi mandano al reparto medicinali alternativi. L'Alka? Il Diger? Che cosa sono?

Alla fine, ho comprato la Coca-Cola. Ha lo stesso effetto.

Evidentemente, i francesi non hanno problemi di digestione.

P.S. Per la cronaca, in terra di Francia, la Galeffi italiana la vende Carrefour. La commessa di Carrefour di Boulogne-Billancourt - rigorosamente asiatica come le sue colleghe - mi ha chiesto alla cassa: « Scusi, signora, ma a che serve?». Eh già, che non ci sono spiegazioni altre che in italiano.
Ho spiegato.

domenica 10 aprile 2011

Noi, gladiatori di tutti i giorni

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Lo so, lo so bene. Immagino di già tutte le riserve nei confronti di  questo film (anzi, di questo genere di film) di qualche anno fa.

Ma quel che mi interessa, qui, non è vantare le virtù o denigrare i difetti della storia o della regia. Per questo, c'è chi già l'ha fatto (clicca qui ma anche qui).

No. Quel che mi interessa sottolineare è che questo genere di film opera - in maniera prorompente - un accrescitore energetico di autostima, potenziatore della nostra volontà (con l'accompagnamento della musica, che gli dà in tal senso una gran spinta. Barilla l'ha capito benissimo qui lo spot).

Fase 1. Da parte dello spettatore (che ha amato il film, chiaramente), c'è dapprima una grande ammirazione verso Maximus (Massimo), il personaggio interpretato da Russell Crowe.


Non a caso, la politica italiana non esce dalle pastoie dell'uomo-simbolo, del condottiero, del magnate, del premier, dell'uomo integro... insomma, sempre di un uomo. Mentre un Paese adulto ha bisogno di credere nel valore di un'idea a mio avviso e semmai di un partito. E non di un solo uomo (sempre a mio avviso).
Ma lasciamo perdere la politica.

(Qui la versione italiana, con toni molto diversi rispetto alla voce originale di R.C.)

Fase 2. All'ammirazione fa seguito una forte proiezione identitaria (si vorrebbe essere come lui).  Ognuno di noi ha subìto un torto, ognuno di noi vorrebbe avere nella vita la possibiltà di cantarne quattro, di dire la sua verità, in faccia a un potente (o anche a un superiore, se se ne ha uno). Di gridare i torti subiti e di volerli riscattare. Maximus ci riscatta.

Fase 3. Alla fine, quando si esce dalla sala cinematografica (certo di maggiore impatto rispetto al DVD casalingo), si ha un po' tutti l'impressione di essere da qualche parte, in qualche angolo recesso del nostro cuore e della nostra vita, dei gladiator anche noi. Il tempo di arrivare a casa oppure l'indomani, la magia sarà scomparsa.

E invece, no. Manteniamola, questa energia: se ciò può darci la forza di intraprendere con maggiore fiducia incombenze (azioni, condotte, decisioni) che ci paiono pesanti e insormontabili, ben vengano, film come questo.
Perché noi lo siamo tutti, un po' Gladiator
E tutti i giorni.

E tutti i giorni vorremmo essere combattivi, guerrieri, onesti, leali, coraggiosi. Degni. E se ci pensate bene, possiamo esserlo con piena coscienza. Né in nome di un partito né in nome di una religione: per noi stessi, perché abbiamo stima di noi stessi. Perché gli altri non sono nemici, sono  pesone come noi, basta capirlo. Forza e passione, umanità e compassione.


sabato 9 aprile 2011

Carote di McDo (2010)

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Ma si può?!?