giovedì 23 aprile 2009

E quando sei alla cassa, la domanda...

(non conosco la proprietaria di questa parapharmacie,
né ricevo percentuale per pubblicizzarla)

Non so voi, ma a me capita ogniqualvolta mi ritrovi alla cassa di una (para)pharmacie [vale anche per l'Italia]. Ma prima l'antefatto.

Passeggiando ieri pomeriggio per le vie di Caen, prima di far passare un esame orale nel museo cittadino ai miei studenti, sono entrata in una parapharmacie. Obiettivo? Non me lo ricordo più. Spendere, credo. Comprare qualcosa per me, per farmi - almeno nelle intenzioni - del bene.

Prendo due-tre cose, tra cui il lievito di birra che assumo da anni, una maschera al melone per "svecchiare" il volto per due-tre ore e delle compressone supervitaminiche al guaranà.

Arrivo alla cassa.
Sì, sì, avete capito: è come nelle profumerie.

Voi digitate il pin della carta di credito e lei, la commessa - lo sapete già, lo intuite - sta unendo ai vostri acquisti, gettandolo nel sacchetto, qualche campione di prodotto di bellezza.

Le commesse sono impietose: vi squadrano in un nano-secondo e subito individuano i vostri principali problemi.
Sicché, recuperando la carta, la domanda: mi affibbierà un prodotto antirughe o anticellulite? Peggio?
All'uscita, non appena superata la porta automatica, non ho resistito: ho frugato alla ricerca dell'inappellabile sentenza.

Risultato: (ho dovuto decifrarli, prima):

Uno shampooing per capelli sensibili e un fluido per opacizzare la pelle (avevo un fondotinta troppo luminoso).

Meno male.


2 commenti:

giardigno65 ha detto...

Diaboliche, ma anche molto umane.

Artemide Diana ha detto...

È il loro lavoro. E il mio è l'autoironia.

:)