sabato 6 febbraio 2010

IKEA: non siamo svedesi fino a questo punto!




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Ambientino ristretto, da single, qualche libretto (?), un gagliardetto calcistico, lampada da tavolino, un'altra a lungo fusto, dei quadretti. Stile un po' smorto ma ordinato. Un tizio con camicia stile vecchio ATAC, e una pancetta evidente, baffo alla bar sperduto dell'Arizona e labbro compiaciuto, esordisce con un americanissimo «Wow [uàu], però...»

In controcampo, un biondino, sorriso da 54 denti, evidentemente felice, sta armeggiando con una tenda, verde e bianca, ha un-non-so-che di ecologico, sarà per via delle foglie stampate sopra. Niente camicia per lui, una molto più disimpegnata e casalinga t-shirt. Dopo il sorriso e l'«Ehi!» di chi non vede una persona amica da tempo, lo abbraccia. No, a ben guardare è una stretta di mano accompagnata da una virile pacca sulla spalla.

Dissolvenza. I due sono ora seduti [a dire il vero, il tipo grassoccio è "spaparanzato" (vautré, lo dico per i francesi)] su un divano (probabilmente anche letto, si vede un lembo di lenzuolo), di nuovo in stile tenda+foglia, verde e bianco, pieno di cuscini, tanti quadretti, lampade.
In basso a sinistra, si percepisce che c'è un televisore (d'altra parte, a che servono i divani?).

Dopo la partita di calcio, cui partecipa emotivamente il solo baffone, i due passano il tempo (sempre sul divano) a: 1) lanciare presumibili cartoccetti in un vasetto contenitore; 2) simulare un karaoke strumentale, chitarra e batteria, stile anni '70; 3) prendere il tè davanti alla TV (guardando un thriller? un horror?), sorbendolo da trendissimi mug; 4) costruire una vela in legno, senza nemmeno dare uno sguardo al foglietto delle istruzioni, ascoltando rilassante musica classica...

Le lampade, gli spot o faretti che dir si voglia, insomma la luce artificiale è sempre accesa.

E per finire (l'avranno finita?), il gioco dell'indovina il titolo del film dai gesti che ti faccio.

Passa il tempo, ci si aggiusta i peli del baffo, si cambia canale, si dormicchia.
È tardi, è giunto il tempo di separarsi.
Ma il baffone dice: «Ci vediamo domani».

(Come, ci vediamo domani, se vi siete salutati come se fossero secoli che non vi vedevate?)

«Sì - fa il biondino, senza più sorridere -mi sa di sì».
Una smorfia di amara consapevolezza si disegna sul volto un po' infantile. Lo sguardo si fa tondo, da pesce, e si perde nel vuoto.

Ed ecco la spiegazione dell'arcano. La sbarra di un bel (e molto alla moda) blu petrolio si richiude sul nostro biondino: il luogo è una cella.
Il baffone indossa un berretto militare, azz!, è una guardia carceraria, un secondino, come si dice in gergo.

Passa davanti alla cella accanto a quella del biondino: tristissima, come è triste colui che la occupa. La guardia accenna a un frettoloso «Salve».

E poi c'è la frase a mo' di sentenza che si vorrebbe ironica, metatestuale, simpatica, sopra le righe, divertente:

BASTA POCO PER CAMBIARE


(Il copripiumino singolo costa 16€99), e la guardia grida «Luce!». Si spegne e si va tutti felici e beati a nanna.


Fossi un detenuto, direi:

«Ma ci state
prendendo
per il c****?»




A proposito, avete capito qual era il titolo del film?

5 commenti:

Raul ha detto...

Fuga per la vittoria?

Un carcerato può solo vangare la terra e cercare la via d'uscita per la fuga.

Ironico non trovi?
Raul

Artemide Diana ha detto...

Sì, era Fuga per la vittoria.

Non lo trovo tanto ironico. Come lo trovo l'ho scritto con gli asterischi.

Ciao, Raul :)

idefix973 ha detto...

beh, magari nel prossimo spot potrebbero mimare "Detenuto in attesa di giudizio", di Nanni Loy. E magari guardarselo prima di mandare in tv sta roba...

Artemide Diana ha detto...

Idefix: già.
Lo spot magari è carinissimo per le carceri svedesi (poi chissà, magari non se la passano meglio neppure là), ma questa pubblicità fatta in Italia... ma dove hanno il cervello committenti, creativi, agenzie?

Oltrettutto, direi a lume di naso che l'acquirente modello di IKEA è il cittadino tra i 30 e i 50 anni, di sinistra, propositivo e attivo nella vita sociale e politica del proprio Paese.

Artemide Diana ha detto...

Ergo: non uno a cui puoi propinare 'sta favoletta felice!