venerdì 29 gennaio 2010

Lettera a una traduttrice in fieri


Questo messaggio, inviato a una ex-studentessa dopo una sua prima traduzione da professionista, lo rivolgo idealmente a tutti coloro che "da grandi" vogliano fare i traduttori.

***** cara,

Non ricordo se tu fossi presente al discorsetto che faccio ogni anno al corso di traduzione. Se sì, ti tocca risentirlo (cioè, leggerlo ora).
Due sono i modi di affrontare la traduzione, tre i risultati.

Il primo modo (piano A) privilegia la langue cible, la lingua d'arrivo. Privilegia il lettore, che non avrà mai l'impressione di leggere un testo tradotto. Io la chiamo la strategia dell'autostrada a 180 orari.

Il secondo modo (piano B) privilegia la langue source (o sourcière - come va di moda dire oggi - e non a caso si crea la paronimia: sourcière-sorcière). Il lettore sentirà che c'è un'asperità nel testo, che qualcosa non torna, avverte sempre una fragranza straniera. Io la chiamo la strategia della cunetta o dosso.

Ma ho scritto che i risultati sono tre. Perché nella realtà è assai difficile mettere a punto una sola delle due strategie, segiure una sola delle due strade.

Il traduttore accorto (avisé), si rende infatti ben presto conto che se attua solo il piano A, la lingua di origine sarà depauperata, un po' appiattita, banalizzata; se attua solo il piano B ne uscirà un italiano desueto e a tratti ostico, comunque non un bell'italiano. Sicché il povero onesto traduttore cerca di arrabbattarsi e prende un po' di qua e un po' di là, cercando di non tradire troppo, impegnandosi a restituire nella sua lingua quell'altra, di lingua.

Nel corso del terzo anno, faccio sempre fare una traduzione a contario: per esempio, prendo un brano di Tabucchi tradotto in francese e lo faccio ri-tradurre in italiano. Poi faccio mettere a confronto il migliore risultato con l'originale. Quanto più si assomigliano, tanto più bravo sarà stato il traduttore francese (e se - nel caso di Tabucchi - è lo svizzero Bernard Comment, è bravissimo).

Tutta questa lunga premessa per dirti - dopo aver letta questa tua prima prova - che, a pelle, io sono un traduttore da cunetta (o dosso) e tu da autostrada.

E ora in bocca al lupo per quella che forse sarà la tua carriera. È quel che ti auguro.

La tua (ex-) prof.

*****

14 commenti:

Visir ha detto...

Ho dato un'occhiata al tuo blog dove si possono trovare, in apparente disordine, ricette di cucina, ricette sui viaggi, ricette semplici sulla tua vita.

Si respira, se mi si passa il termine, un'aria pulita.
Come capita a volte la domenica mattina, quando si ha un pò di tempo libero e ci si ferma a chiacchierare con un amico incontrato per caso, magari bevendo insieme un buon caffè.

I tuoi consigli sulle traduzioni mi paiono interessanti anche se io padroneggio (parolone) solo l'italiano.
Se ti piacciono i taccuini di viaggio poi leggerne uno sul mio blog di un viaggio in Giappone che ho fatto due anni fa.
Non ho altro da dire se non che ogni tanto verrò a farti visita in punta di piedi.
:)

Artemide Diana ha detto...

Ma grazie!
Ricambierò anch'io la visita.

Clode ha detto...

Quant'è vero che è difficile scegliere... perchè vorresti regalare un po' del sapore di quelle pgina a chi le leggerà in italiano, ma voresti rendergli la vita il più semplice possibile...

giardigno65 ha detto...

una bella lezione ... con passione !

valverde ha detto...

Ciao cara ,come ora saprai , ho mandato il link di questo tuo post ad una mia carissima amica che fa la traduttrice ( e conosce la nostra Maf!) e lei mi ha scritto che ti ha contattato su facebook..ne sono molto felice... Ricambio i tuoi saluti e i bacioni pervenuti attraverso lei!
Il mondo -in rete- è piccino e familiare ..;DD
ciao , a presto...
valverde

Bartleboom ha detto...

Che fortunati che sono i tuoi studenti! Potessi venire un po' a lezione da te, sarebbe fantastico... (a parte il timore reverenziale ;-)

Artemide Diana ha detto...

Clode: sennò troppo facile sarebbe!
Giardigno: grazie, come sempre.
Bart: ;))))

Artemide Diana ha detto...

Val: è proprio vero: quant'è piccolo il mondo virtuale!
Un bacio grande a te e a tutto il tuo che è ben più che un pollaio!

Maria Pia ha detto...

Grande Spaccins, come sempre, e grazie, come sempre! :)
E' interessantissimo l'esperimento al contrario che proponi: è il test appropriato per capire se il traduttore o il ri-traduttore ha compreso lo stile del'Autore!...
:*

marina ha detto...

è molto interessante questa lezione, anche per un semplice lettore. Io ho sentito un poeta (e credo che la poesia sia davvero difficile da tradurre) dichiarare che considera le diverse traduzioni delle sue poesie come "esecuzioni", proprio come si esegue un brano di Chopin
marina

Artemide Diana ha detto...

Grazie, Marina.
Ne avevo fatta una più interessante nel laboratorio [(Ri)flessioni di un traduttore], a proposito della traduzione della poesia.

Artemide Diana ha detto...

E grazie Maria Pia, of course! :)

♥ღStrampamollyღ♥ ha detto...

E dopo i complimenti di rito passiamo ad altre riflessioni e domande;)

Il mestiere di traduttore, nella realtà dei fatti italiana, mi risulta essere bistrattato e misconosciuto, sottopagato; a volte, anche giornalisti che scrivono recensioni, dimenticano di citare il traduttore di un'opera pubblicata in italiano e gli stessi lettori, ancora più frequentemente ignorano che l'opera tradotta è protetta dalla legge sul copyright e non citano il traduttore, salvo per criticare il suo lavoro e trovare errori di traduzione nel testo tradotto, il più delle volte, ahimè, errori imputabili alla scarsissima, se non inesistente cura dell'editing del testo prima della pubblicazione, almeno in Italia, e per quello che ho potuto verificare personalmente (tutte le sviste e le imperfezioni notate, presunte o reali, un accorto editaggio del testo l'avrebbe evitato!), purtroppo, soprattutto nelle case editrici più note che mi sa pubblicano di fretta, guardando più al profitto che non alla cura dettagliata dei particolari...
E mi sono resa conto con sgomento che gli italiani, oltre ad essere il noto popolo di Santi, poeti, navigatori e allenatori di pallone, si sono scoperti tutti esperti conoscitori di altrui idiomi e, di conseguenza, tutti traduttori letterari! :(

Mi chiedo, quindi, se oltre a incoraggiare i tuoi studenti tu li metta realisticamente in guardia dalla difficoltà, dalle frustrazioni, dalle delusioni derivanti dal mestiere di traduttore letterario...

On line ho letto (cattiveria? non saprei...), commenti dei traduttori stessi che spesso i docenti universitari incoraggiano e promuovono l'arte della traduzione per il solo scopo di riempire le aule dei loro corsi... questo riferito alla situazione italiana...
Che aria si respira in Francia?

Altra curiosità più squisitamente "tecnica" (consentimi il termine che so non competermi^^): hai scritto su faccialibro di star traducendo Laclos; mi è sorta la curiosità su come si debba tradurre il modo di esprimersi di un francese del '700, cioè se il traduttore deve modernizzarne/attualizzarne il linguaggio oppure se deve mantenere il retrogusto "antico"...
spero di essermi spiegata e di non aver scritto una banalità :p

Artemide Diana ha detto...

Strampa cara, tu mi offri la possibilità di fare il punto su molte cose (con buona pace della casa che dovrei rigovernare).

I parte
D'accordo al 100% con te su tutto quanto scritto fino alla parola "letterati". Ultimamente, Bompiani, Rizzoli e Einaudi mi hanno fatto rizzare i capelli in testa per le sviste, errori, etc contenute nelle loro pagine (con quello che costano!).

II parte
Chi mi conosce o anche mi frequenta un poco sa che nella vita non ho mai privilegiato la parte "economica" del lavoro.
Tant'è che ho dovuto vincere un concorso e andare a vivere all'estero per non avere più i conti in rosso (e sono una formichina, io). Ho scritto, tradotto, pubblicato al 95% gratis, come ben sa chi pubblica in Italia (e in Francia).
Ma sono andata avanti perché niente (ri)paga come FARE QUEL CHE SI AMA.
Alla luce di quanto scritto, ti pare che non abbia detto ciò agli studenti? Nella lettera qui postata (che è una lettera vera), manca la parte in cui faccio presente alla giovane che i soldi non sono necessariamente frutti che maturano a ogni estate...

III parte

L'autore del 700: se è del '700 un motivo ci sarà. Quindi pur non potendo introdurre a ogni piè sospinto termini vetusti, diciamo che la sintassi aiuterà il lettore a sentire quel retrogusto d'antan che ti rimane incollato sulla lingua. E poi IO PARLO UN ITALIANO VETUSTO, di per me! :))))

Non scrivi mai banalità.
Baci