venerdì 22 gennaio 2010

Io e l'Olanda (tutte le foto sono mie)

A M S T E R D A M


Sono indietro da un bel po', eppure ho fatto 2 viaggi interessanti, ultimamente. Il primo ad Amsterdam e l'altro a Milano.

Complici le foto che ho scattate, voglio dire la mia su Amsterdam, dunque.
Viaggio: ho preso il THALYS, treno ultraveloce che in 4 ore ti porta da Paris Nord alla città neerlandese.
Intanto, non è vero. Impiega più di 4 ore: si ferma ogni due per tre. E' un treno scomodissimo (posti strettissimi), e piuttosto scassatello. Senza contare che - a differenza dei semplici treni normanni - non si aveva neppure la possibilità della presa elettrica in 2a classe!

E si arriva ad Amsterdam. Non ho miti di sorta, non mi interessano i coffee shop, ho problemi a visitare Paesi la cui lingua non padroneggio (insomma, quasi tutti). Per fortuna, con me c'è il figlio, perfetto anglofono.

Tram carissimi, non si capisce perché si debba piegare il biglietto e obliterare due percorsi quando non esistono obliterazioni per un solo percorso.
Il biglietto cumulativo si chiama Strippenkaarte (clicca qui) che si compra all'Ufficio del turismo, non appena si scende alla stazione centrale, al binario 2. Là ho anche comprato i biglietti per i 2 maggiori musei: quello di Van Gogh e il Rijksmuseum (all'uopo avevo preso albergo tra i due).

Tutte le toilettes pubbliche sono a pagamento (anche quelli dei Mc Donald, anche se hai pranzato da loro), costo: 30-50 cts.
Gli uomini hanno a disposizione degli strani vespasiani (e io che avevo gioito quand'erano scomparsi in Italia!)

Dei due musei, il Rijksmuseum mi ha delusa; m'aspettavo di più e di meglio. Dal museo di Van Gogh non mi attendevo nulla. Anzi, quasi non volevo andare. A forza di vedere le opere del pittore di Zundert persino sulle tavolette del wc, ritenevo che mi sarei annoiata. Sbagliando.

In genere, nel passato, mi è capitato quasi sempre di scoprire che il quadro originale era meno bello di quello riprodotto nelle pagine patinate di un libro d'arte. E' successo il contrario. E poi bellissimo leggere le lettere (stralci di lettere) che inviava al fratello, quasi da subito in francese, scritte con una grafia sicura, senza tentennamenti, ordinata.

E disegna, scrive, descrive i quadri che dipingerà, conscio di quel che vuole fare, dire, comunicare. Allora ho scoperto che mentre cercava la sua strada, cambiando stile dieci volte nel giro di due anni, imitando or questo or quello, lui non se n'era accorto, ma il suo stile lo aveva già trovato...
Sopra a tutti, ho amato quel suo uso premeditato dei colori e particolarmente questo dipinto: Le Semeur (la cui riproduzione qui è una ben triste e pallida idea).

Non ho amato le vie commerciali di Amsterdam, né i luoghi più o meno "in", ove mangiare: gli ho preferito la tavola calda di un supermercato stile ex-Cecoslovacchia, l'HEMA.


E di tutti i quartieri che ho visitato (è piccola la città), ho amato quello che si trova a nord-ovest, non troppo battuto dai turisti. Discreto angolo in cui esistono i negozi veri: il macellaio, il ciabattino, l'uomo che ripara le gomme delle bici, la sarta. I negozi sono semplici, le vie sgombre.


E i negozi dei giocattoli, le case (si intravvedono stanze disordinatissime) sull'acqua, le cassette della posta, l'acqua che non smette mai di scendere, il buio presto, la luce pomeridiana di mattina.. La gente di cui non ricordo i volti.

2 commenti:

Paola D. ha detto...

Molto belle le foto!Mi hai fatto venire voglia di andarci.

Artemide Diana ha detto...

Vedi Paola, tu mi confermi che le parole non servono proprio a niente: io ne sono tornata delusa... :DDD