sabato 27 novembre 2010

I cachi: storia di un amore ricambiato

L'amore è il mio nei confronti dell'albero dei cachi (o kaki, in francese corretto: plaquemine). Fin da quando ero bambina, la visione di questi alberelli non molto robusti, spogli di foglie ma addobbati come alberi di natale, con le palle tutte arancioni, mi ha sempre allargato il cuore e formato una parola in caratteri stampatello dentro di me: NOVEMBRE.


Ho sempre desiderato avere un albero di cachi in casa. Ma in assenza di giardino o giardinetto, è rimasto un pio desiderio.

A dire il vero, quand'ero piccola, malgrado il mio amore per l'albero, il frutto mi deludeva alquanto: o era quasi sfranto (espressione dialettale che deriva da frangere, spremere/schiacciare e che sta a indicare qualcosa che si rompe come se fosse schiacciato, generalmente rivolto a frutta) oppure allappava (altra espressione esclusivamente riservata ai cachi, clicca qui). Ma anche tutte e due le cose.

Oggi invece i cachi sono tosti, non allappano più, hanno un sapore vanigliato e discreto e non si rompono.  Mi piacciono molto quelli di provenienza israeliana, ma son troppo cari.
Senza semi, in Francia li chiamano i kaki del Giappone. In Croazia, Japanska Jabuka (mela del Giappone).Saranno pure imbastarditi, ma ora ne mangio almeno uno al giorno.


10 commenti:

giacynta ha detto...

Chissà se, da bambina, giocavi anche tu, come me, a sezionare i semi per verificare la presenza della candida "anima" !

P.S.
Sempre bello fermarsi da te!

Bartleboom ha detto...

Una delle cose "mediterranee" che sono entrate nei gusti prefeiti di mia moglie.. :)

giardigno65 ha detto...

conosci questa ?

Emilio Gallan
Cachi
Nella quiete della stanza ti spio
come qualcosa che non mi appartiene,
nascostamente sbircio il tuo abbandono
come dissimulando il mio interesse;
ma il mio desiderio non ha picche
ficcate nei fianchi, tra le costole,
sinuosamente segue sulle forme
il lento andirivieni della luce
che scuote la penombra della stanza
al veleggiare ampio della tenda:
volessi prenderti so che ti avrei.
Ma che varrebbe più la mia certezza?
Così percorro il fianco con la mano
come farei, lontano, col pensiero;
ti sfioro, amore mio perso nel sonno,
come un sorriso pensa un bel sogno
e le mie dita su di té pregustano
piaceri delle labbra e della lingua.
Nel freddo grigio opaco dell'autunno
fai rosseggiare un albero già spoglio,
dolce e tardivo, amore finalmente.

Strawberry ha detto...

...cioè, adesso i kaki sono anche senza semi? O_o non li mangio davvero da tanto! Però è vero che questi alberi contribuiscono all'atmosfera novembrina, la rendono più vicina a quell'inverno che è ormai alle porte..che bella immagine che ci ha dato! ^^

Artemide Diana ha detto...

Grazie, ragazzi.
Grazie a Gyacinta, sempre affettuosa.
Grazie a Bart, amico non solo di internet.
Grazie a giardigno85 che ha messo quella poesia bellissima qui.

Grazie a Strawberry dal nick e foto molto molto carini.


I cachi e io ringraziamo (e rabbrividiamo: oggi fa -4°C).

Strawberry: sì, i cachi che mangio io non hanno semi, gli sharon (quelli israeliani, cachi piccoli e tondi, hanno i semi piccolini che scivolano via in un attimo).

Strawberry ha detto...

Ahhhhh! ok, capito...pensavo ci fosse successo qualcosa a tutti i kaki..eheheheh! :-)
Grazie! Mi fa piacere nick e foto ti piacciano! ;-)

gius.ante ha detto...

Allappare! Che bello ritrovare questo verbo. Noi lo usavamo anche per le prugne quando andavamo a rubarle sugli alberi a primavera ma erano proprio verdi e come allappavano!

Artemide Diana ha detto...

Vero?!? Anch'io ogni tanto ritrovo una parola che non si usa più e mi piace rimetterla in circolo. :)

Monica Sech ha detto...

Egoistico Egocentrico Espressivo
Il #caco un albero particolare che fa parte anche della mia vita. Si esprime quando si spoglia. Egoisticamente si addobba. Ma è un albero povero ma anche un nobile egocentrico dispensatore di gusto e consistenza. Ne ho sempre mangiato uno ogni novembre

Artemide Diana ha detto...

È proprio vero, Monica.