venerdì 23 aprile 2010

Amo Montparnasse

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Questa mattina sono tornata nel quartiere che più amo e nel quale ho abitato per anni, Montparnasse.
In realtà è proprio il quadrato qui sopra quel che per me è il "mio" quartiere, a cui aggiungerei solo la rue de  la Gaîté, la via dei teatri(ni), la rue Jolivet e la rue du Maine.
Dimentico sempre la macchinetta fotografica (quando serve), quindi debbo ricorrere al freddissimo google map:


scorcio della rue Delambre
Che meraviglia passeggiare (in realtà, fare la spesa) per il quartiere. Con il sole perloppiù.
E poi c'è le maître fromager, il pescivendolo con merce freschissima, i giapponesi, i danesi, gli italiani, gli hôtel che piacciono a me, i negozietti sfiziosi... Voglio andare via da Saint-Cloud!

rue de la Gaîté

giovedì 22 aprile 2010

E a quanti amori ancora (omaggio a Fabio Concato)

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Se parli ancora m'innamoro
non devo far niente
mi lascio solo andare,
così, semplicemente.
Se parli ancora ti do un bacio...
su quella bocca grande
potessi per davvero non sai come starei
e invece sono qui a guardarti
così, un po' da lontano
con tutta questa gente 
 lo senti che ti amo
riuscissi almeno a dirtelo
mi sento così perso
dentro quegli occhi scuri,
Dio, chissà cosa farei
ma questo è già  ridicolo
non mi hai nemmeno visto.
M'invento questo amore
perché senza non resisto...
e a quanti amori ancora

mercoledì 21 aprile 2010

Athazagorafobia

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Ma dico io, tra tutte le fobìe che circolano in giro, proprio questa dovevo accattarmi, nel secondo rush di vita?

giovedì 15 aprile 2010

Scusi, signora, ma... debbo chiudere

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Sapevo che le chiese ora vengono chiuse. Per la notte. Sì, forse anche per la pausa pranzo (per quanto). Pensavo che la casa del Signore fosse sempre aperta.

 photo by Croberto68  

Situazione: una non-credente come me che è stata in passato credente-osservante-praticante decide di entrare nuovamente in una basilica di periferia (la più grande di Roma, la periferia) per vedere con gli occhi di adulta un luogo che ricorre nei sogni notturni con immagini di ragazzina.

Percorre la navata laterale destra (poi percorrerà quella sinistra, si dice). Si sofferma a guardare gli affreschi moderni e i bassorilievi. Fa delle considerazioni dentro di sé e sorride (soprattutto dei suoi ricordi). Arriva all'altezza dell'oratorio e anche del retrobottega del sacerdote.

Ode una suora che chiede in francese se hanno (in realtà: ha, visto che parla al sacerdote) un libro sulla vita del santo cui è intitolata la chiesa-basilica. Dopo un po', il prete capisce e risponde seccato  -e in italiano  - che loro non hanno il libro in questione ("lo vendono i preti", dice. "?!?!?", è il mio pensiero; chissà che avrà capito la suora francese), bensì un libro sulla storia e la costruzione della basilica-chiesa.

Quel che cerco io! e faccio per andare a chiedere. Ma mi avvicina prontamente il sagrestano che già da un po' mi tiene sott'occhio (avrà visto che non mi sono fatta il segno della croce passando presso il fonte battesimale?) e mi fa:

"Signora, scusi, ma deve uscire. Chiudo."

"Ah".
Mi avvio verso l'uscita con passo celere, guardo l'orologio e annoto mentalmente che sono le ore undici e quaranta del mattino.

Mi adeguo ma proprio non capisco.

venerdì 2 aprile 2010

Mio figlio fresco maggiorenne

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Ieri mio figlio ha compiuto 18 anni.
Nacque alle 11.30 del 1° aprile 1992. Durante la notte alle 3.35 mi si ruppero le acque.

L'altroieri e ieri ero a Caen per lavoro. Durante la notte alle 3.35 del 31 marzo mi sono svegliata in preda a un incubo. Non sono riuscita a riaddormentarmi fino alle 5.00.

Andando al lavoro, mi son detta: alle 11.30 sarò in pausa, potrò ricordare la sua nascita (che in realtà non posso ricordare, dal momento che ero in anestesia generale). E invece alle 11.30 ero intenta a chiedere il volume della rivista in cui c'è anche un mio contributo.

Ho provato a fare gli auguri a mio figlio via cellulare, ma lui dormiva all'ora in cui ho chiamato e quando è scattata la segreteria, mi si è strozzata la voce, incrinata, e dopo un fuggevole Auguri, amore di mamma, già cominciavano a scendere le lacrime.

Non ho fatto carrellate degli anni passati, nella mia testa; ho guardato lucida il presente: un figlio d'oro con un carattere oscillante tra l'immensamente affettuoso e il (neanche tanto) nascostamente scostante (siamo tutti bipolari).
Sono i 18 anni. È la sua vita che deve prendere la sua direzione e lui non sa ancora raccapezzarsi.

E lo vedo, alto e bello, non ancora consapevole di sé, con qualche idea da aggiustare e molta gavetta da affrontare. Coi suoi dolori di amore e i suoi successi. Con le lodi che riceve e di cui al momento non sa che farsene.

Lo so bene: è alfine giunto il tempo di mettersi da parte, di fare molti passi indietro, senza mai voltargli le spalle.
Ma come è difficile.

sabato 27 marzo 2010

Sollecitare la memoria involontaria

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la scuola in questione

Ci risiamo, ritorno alla memoria.
Eh sì, perché stamattina mentre ero a passeggio con il cane, ho volontariamente deviato per costeggiare un liceo che è tutto cinto da cipressi. Quelli che si chiamano thuia (credo, ma non ne sono sicura) e che servono appunto per bordare, per recintare una casa, in questo caso, una scuola.

Ieri, ero passata di lì per caso (sempre col cane),

TORTA GLASSATA CON RIPIENO DI CREMA DI LIMONE

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AVVERTENZA: per ingrandire le immagini, cliccare sulla foto


Questo è il risultato finale di una torta preparata per gli amici di Saint-Loup, per il pranzo di domani. Si tratta di un pan di spagna (PDS), bagnato e con la farcia di crema di limone. Sopra c'è una glassa rosa.
Ma veniamo alla ricetta passo per passo:


INGREDIENTI PER LA BASE: (la ricetta l'ho presa da Tittabilo)

4 uova
210 g di zucchero semolato
220 g di farina contenente già il lievito
50 g di fecola di patate
1 grosso limone
1 bicchiere di olio di semi.

Preparazione base PDS:

Sbattere zucchero con i tuorli, aggiungere olio, farina, fecola, il succo e la scorza grattugiata di un limone. Consiglio di non ricorrere (come ho fatto io) alla farina contenente di già il lievito (= non si alza granché). Per ultimi, ho aggiunto gli albumi montati a neve rapidamente (grazie alla frusta elettrica e a un bel pizzico di sale).


L'impasto così ottenuto (vedi foto qui sopra), l'ho messo in una tortiera imburrata e messo in un forno (già caldo) a 180°C per 40-45 minuti.

E passiamo alla crema di limone.


INGREDIENTI:

1 uovo, 1 tuorlo
200 g zucchero
35 g fecola di patate
300 ml di acqua
1 limone (come prima: succo + scorza grattugiata)

Sbattere l'uovo e il tuorlo con lo zucchero, aggiungere fecola, acqua, succo e scorza grattugiata.
Non ho messo il pentolino direttamente sul fuoco per paura che "attaccasse". Ho preferito cuocere la crema a bagno maria.

Non ci vuole molto a prepararla. Presto diventa un tutto compatto (girate sempre e sempre con un cucchiaio di legno, eh!) e lo mettiamo a raffreddare.

Intanto, avremo sfornato il PDS, lasciato raffreddare e poi, con molta calma e precisione, tagliato a metà, facendo attenzione a separare i due dischi.

A questo punto, avrei dovuto bagnare i dischi con del limoncello, ma ahimè ho una bottiglia intera... nella mansarda di Caen e non qui a Saint-Cloud. Sicché ho optato per la sempiterna crème de Cassis (allungata con l'acqua) che ho spennellato sui dischi.


Poi, ho spalmato la crema di limone sul disco base della torta.

E poi ho ricoperto con l'altro disco e messo a riposare.

A questo punto è venuta la parte più difficile: la glassatura. Non difficile a prepararsì, ché la glassa è un preparato del PaneAngeli (clicca qui). Il difficile è che nonostante tutte le precauzioni, la glassa cola dappertutto e poco resta sulla torta. L'ideale è: aggiungere effettivamente SOLO 3-4 cucchiai di acqua al preparato PaneAngeli (e non 8-9 come ho fatto io) e/o aspettare che si solidifichi un poco. E comunque mettere in frigo!

A ogni buon conto, ho poi aggiunto di testa mia, dei vermicelli di cioccolato Vahiné ai lati della torta e ho decorato - quando la glassa era ben fredda - con un crayon pâtissier chocolat noisette sempre della Vahiné (insomma: un tubetto ripieno di cioccolata per decorazioni).

Per il sapore, si saprà domani.
Ah, la torta sarà accompagnata da un crémant de Bourgogne rosé (cfr. foto n.1).
===============
P.S. L'indomani:





venerdì 26 marzo 2010

E il tempo passa

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... e a volte ho l'impressione che passi vanamente, senza che io lo valorizzi. Senza che lo fermi nella memoria. Ma la memoria, darebbe retta?

Oggi mi sono ricordata di un momento avvenuto quando avevo 13 anni. Una cosa senza importanza: eppure ricordo com'ero vestita, truccata (sì, mi truccavo di già), la canzone che cantavo (questa), con chi ero (la mia migliore amica), dove e chi abbiamo incontrato.
Eppure non c'è nulla di memorabile in quel momento...

E la memoria tradisce, poiché io ricordo che cantavo la canzone di Cocciante Era già tutto previsto. Andando a controllare la sua discografia, però, apprendo che il testo è del 1975. Il che significa che non avevo 13 anni (eppure ne son certa), bensì 17. Oppure non era quella canzone lì.
Ah, memoria memoria...

giovedì 11 marzo 2010

Cambio sfondo titolo blog

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Waterhouse Miranda (particolare)

Ultimamente sono inquieta e cambio le immagini sullo sfondo del titolo blog.

E sto mettendo immagini di preraffaelliti (che non amo); in particolare di Waterhouse.

Una novella del Decamerone

Attualmente, del britannico c'è Miranda e la tempesta (1875), fino a qualche giorno fa Una novella del Decamerone (1916) e come carta da parati del mio pc, occupa tutto lo schermo un'altra sua versione di Miranda (1875), pacata, paziente, tutta bianca, coi capelli biondi seduta a rimirare un mare calmo:

Miranda (senza tempesta) (part.)

Queste immagini mi consolano, mi calmano, mi rasserenano.
Placano la mia maliconica inquietudine.



sabato 6 marzo 2010

Metti un brunch a Montmartre

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Esistono posti a Parigi (come in altre città) in cui si fa il brunch. Che poi è una cosa strana, colazione del mattino più spuntino per il pranzo.
Come sanno quelli che mi conoscono bene, una volta al mese suppergiù esploro un posto nuovo per pranzare - e un modo nuovo (o semplicemente diverso) di pranzare - con il mio amico Eugenio che dalla normanna Louviers scende a Parigi.


Oggi mi ha proposto Le Café qui parle (24, rue Caulaincourt), nel 18° arrondissement. Montmartre, per intenderci. Le stazioni di metrò giuste sarebbero Blanche o Abbesses. Ma noi ci siamo visti a Lamarck-Caulaincourt, perché ci piace passeggiare (e a me fare foto).
I prezzi sono così ripartiti:
Colazione del primo mattino (buffet à volonté). 6€50 dalle ore 8.30 alle ore 10.00.
Brunch (buffet dolce e/o salato + piatto di insalata a scelta con salumi /o formaggi /o non ricordo che altro. Da bere: acqua, succo di arancia, tè, cioccolata. Il vino si paga a parte). 17€50 dalle ore 10.00 alle ore 16.00 SOLO IL SABATO, LA DOMENICA A PRANZO E I GIORNI FESTIVI
Pranzo (con menu a prezzo fisso o à la carte): dalle ore 12.00 alle ore 15.00 e dalle ore 19.30 alle ore 23 12€-17€ (alla carta: 30-50€)

CHIUSO LA DOMENICA SERA

Tous les samedi et dimanche, le restaurant vous propose un buffet à volonté délicieux, à base de viennoiseries encore chaudes, boissons, salades, confitures maisons, pâte à tartiner, œufs brouillés, charcuteries, fromages, bagels, fruits frais, compotes, jus d’orange frais et salade au choix.

A me è piaciuto tantissimo il taboulé che qui non viene nemmeno menzionato.


Lo trovo comunque caro (i cornetti sono da microonde, le uova strapazzate non hanno gran sapore, le marmellate - autenticamente artigianali - le faccio meglio io). Comunque, il brunch mi è stato offerto e pertanto ringrazio.

Metto ora di séguito qualche foto mia (dal café alla passeggiata nel quartiere).



Au Café qui parle


negozio di pupazze


salendo per Montmartre






il busto di Dalida



Villa Léandre (via mooooooolto carina)

domenica 21 febbraio 2010

Non esistono più

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dalla merciaia


Sogno ricorrente delle mie notti attempate è la merceria dove la mamma mi mandava a fare commissioni per suo conto quand'ero piccola.

Essendo figlia di sarta, ogni giorno c'era da andar a comprare qualcosa; poteva essere un rocchetto di filo (imparando così da subito le varie sfumature) - che mia madre però chiamava «sigaretta», un gessetto quadrato, il ditale, una zip, 50 cm di federa di taffetas (da pronunziarsi: taftà), etc.

Quello che mi piaceva di più era comperar bottoni. La mia mamma doveva fidarsi molto (o andare di fretta) perché lei mi diceva grosso modo il colore e la grandezza dell'asola e basta. Poi sceglievo io il tipo (chissà, magari sarà poi scesa a cambiarli, i bottoni scelti da me, ma se l'ha fatto, non me lo disse mai).
Anche mi piaceva guardare quei bottoni che la merciaia stessa confezionava grazie a una macchinetta a pressione e a pezzetti di stoffa. Infine c'erano quelli di madreperla, i miei preferiti.

E questi bottoni (così come nella bella foto qui sopra), ultimamente tornano chissà perché nei miei sogni. D'altronde, giusto in sogno posso vederli, ché di mercerie di questo tipo non ne vedo in giro da almeno vent'anni...

(Forse è per questo che quando mi trovo a buttar via perché troppo consunto qualcosa che ha i bottoni, quelli, li stacco e li ripongo in una scatola di latta. Non ci faccio nulla, ma non si sa mai)

_____
P.S. Mi arriva altrove messaggio di mia cugina la quale mi ricorda (amorevolmente) che nel Marais c'è questa cosa splendida [clicca su Entrée des Fournisseurs, 8, rue des Francs Bourgeois - vicinanze Place des Vosges - Musée Carnavalet]. Ma io vivo a Saint-Cloud e per andare al Marais mi ci vuole almeno 1h di trasporti pubblici...

giovedì 18 febbraio 2010

Vista - Come catturare l'immagine da un video

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Come catturare l'immagine da un video?

Indicazioni utili se:
a) hai Windows VISTA.
b) possiedi un pc o un notebook normali.

Poniamo che tu voglia catturare l'immagine (il fotogramma) di un video (da youtube, per esempio).

Poniamo che ti abbiano detto che basta cliccare sul tasto STAMP [e poi incollare con paint] ma che facendolo, chissà mai perché, non ti funzioni un bel niente.

Come fare?
Io ho fatto così.

1. Vado su desktop. Clicco su start
(È la bandierina nel tondo, in basso tutta a sinistra).
2. Scrivo nella zona start search: cattura oppure strumento di cattura.
3. Mi appare la scritta: strumento di cattura (con accanto il simbolo di un paio di forbici).
4. Ci clicco sopra.
5. Si apre una finestrella in alto a destra del pc (non faccio nulla, lo abbasso - a meno che TU non abbia già il video pronto fermo sull'immagine che ti interessa. Nel qual caso, VAI al punto 11).
6. Cerco il video che mi interessa. Ad esempio: L'era glaciale 2 su youtube.
7. Trovo - ad esempio - questo video.
8. Mi interessa un'immagine dello scoiattolo che stringe a sé la ghianda strabuzzando gli occhi-
9. La trovo al 6'34" - e faccio pausa (non ci riesco subito, ma insomma).
10. Attivo strumento di cattura (se lo avevo abbassato lo ritiro su, aprendolo)
11. Clicco su nuovo (a meno che la pagina non sia già tutta bianca trasparente, nel qual caso, vuol dire che è già pronto per l'operazione di ritaglio).
12. Col pulsante sinistro del mouse, ritaglio la parte del video che mi interessa (anche tutto).
13. Si apre subito una pagina in cui posso decidere se: a) copiare l'immagine (senza conservarla) oppure: b) salvarla con nome nella sezione immagini (e farne poi l'uso che voglio).

La mia immagine è questa:


Tutto qui. Facile, no?

L'ho provato anche su DVD da VLC player. Funziona!


P.S. SE NON DOVESSI TROVARE SUBITO STRUMENTO DI CATTURA, segui questo procedimento:

venerdì 12 febbraio 2010

La neve, sì, la neve...

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CAEN DALLA MIA FINESTRA (alle 8h30 del mattino)

E così anche i miei cari amici romani hanno visto la neve, stamani.
Io la vedo spesso, invece. Quando vivevamo in Croazia, la vedevamo da novembre fino a metà aprile, praticamente tutti i giorni. Quando si trattava di spalare la neve/ghiaccio dal vialetto e da sopra e attorno alle nostre auto, la poesia - quella sì - si liquefaceva in una badilata: provate a rimuovere 70 cm di neve...

La cosa strana è che da quando vivo in Francia, ho visto più neve in Normandia (ricordo che Caen dista dal mare 12 km) che nella région parisienne...

Ecco ieri mattina, le cose andavano più o meno così:

SEMPRE CAEN DALLA MIA FINESTRA

Naturalmente io avevo da percorrere - a piedi - la strada da casa all'Università con due sacche e una valigia. Naturalmente, i marciapiedi erano ghiacciati (prima ha fatto 15 cm di neve, poi la temperatura è scesa a -5°C). Camminavo - ma non ero la sola -, anzi, avanzavo come una paperella, a piedi ben distanziati, oscillando un po' a destra e a manca. Quando di tanto in tanto, si trovava un bel po' di fanghiglia brunastra, je pataugeais dans la gadoue..., sguazzavo nella melma.

Tram e autobus fermi (mica solo in Italia, eh!). Fortuna che i treni, quelli marciavano. E un treno meravigliosamente in orario, incredibilmente caldo, mi ha riportato a casa.
A onore dei treni normanni intercités corail: per ogni fila di due poltrone, c'è una presa di corrente 220w. Sicché mi porto il mio lettorino DVD, un film che non duri oltre il viaggio (2h) e mi immergo, con le cuffiette nelle orecchie, in un viaggio beato (ieri è stata la volta di Non ti muovere di Castellitto).

ZOOM DI CAEN DALLA MIA FINESTRA

Come diceva De Filippo? E chi è cchiù felice 'e me?

lunedì 8 febbraio 2010

Francesi-Italiani in tv: siamo poi così diversi?

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Non ne posso più di sentirmi ripetere: «Beata te che stai in Francia, lì certi programmacci come da noi non li fanno».

Poiché lo ripeto incessantemente a voce, ora lo metterò per iscritto:

NON È VERO,
ESISTONO ANCHE QUI.

Non mi credete, eh?
Va bene, ve lo dimostrerò.

1. Tele-reality


La Fattoria in Italia. In Francia? La Ferme Célébrité en Afrique :



Sì, vabbè, ma Il grande fratello? Non ha attecchito in Francia! A parte che c'era sotto forma di Loft (per il quale ci sorbiamo ancor oggi Loana). poi è vero che non ha attecchito... in compenso ha attecchito Secret Story (e lì trasmissione italiana vs trasmissione francese, non c'è che dire, si contendono non lo scettro bensì lo spazzolino del wc)... Potete immaginare quali tipi di segreti possono dissimulare i concorrenti. Pensate ai più biechi, equivoci, malevoli, naturalmente meglio se portati sul sesso. Ecco, sì, quelli. Dunque, zero a zero, palla al centro.

2. Soap pseudo-nostrane Un posto al sole (che vedo da oltre 10 anni): cosa c'è di più nostrano di una soap ambientata a Napoli?


Eh, in Francia, c'è il corrispettivo Plus belle la vie. Dov'è ambientata? Ma a Marsiglia, voyons !


3. Telefilm di bassa lega (quelli austriaci, tedeschi - l'attuale Il principe e la fanciulla [Der Fürst und das Mädchen] -, pallosissimi, italiani di qua,francesi di là, ma anche quelli di "alta" lega, gli americani) ci sono tutti, sono gli stessi (solo che agli italiani non piacciono i francesi e non li comprano; ai francesi non piacciono quelli italiani e non li comprano).

4. Talk show
(1)

Costanzo nel Maurizio Costanzo Show in Italia e Thierry Ardisson in Tout le monde en parle in Francia. Non li fanno più. Ma sono sostituiti da altri. In compenso, Ardisson conduce Salut, les Terriens su Canal +.

E poi vi ricordate Les enfants de la télé condotto da Arthur? In Italia chi lo faceva, Tutti pazzi per la tele, ... Antonellina Clerici?
E stendo un velo pietoso sulle varie Domenica in aut similia sui canali berlusconiani nonché sulle varie - ironiche, intellettuali (oui, c'est ça // pa da // come no?) - trasmissioni di Rouquier (che detesto), come On n 'a pas tout dit, On a tout essayé seguìte poi da On n'est pas couché (= non abbiamo detto tutto, le abbiamo provate tutte, siamo ancora alzati).

Arthur

A quando Una bella botta in testa e via ai lavori forzati? Stendo peraltro tappeti pesanti su Ça se discute o quella trasmissione condotta da tale Évelyne prima-del-disastro-lifting Thomas.

Antonellina

X-factor in Italia. In Francia? X-factor (ma anche altrove, clicca qui), senza contare i ben più famosi NOUVELLE STAR (da dove sono usciti Christophe Willem, Julien Doré) e STAR ACADEMY, detta la STAR AC' (chiusa nel 2008), notissima ai tempi d'oro di Grégory Lemarchal.

Insomma, niente di nuovo
sul fronte occidentale
.

______
(1) Definizione: Il talk-show (termine di lingua inglese che significa spettacolo di conversazione o programma di parole) è un genere di programmi televisivi di stampo giornalistico basato su interviste e dialoghi tra un giornalista o presentatore e uno o più intervistati o ospiti del programma, invitati a discorrere di qualsiasi argomento: la vita privata; le esperienze personali e sentimentali; politica; eventi di qualsiasi genere; ecc.:

sabato 6 febbraio 2010

IKEA: non siamo svedesi fino a questo punto!

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ikea ikea ikea ikea ikea ikea ikea ikea

Ambientino ristretto, da single, qualche libretto (?), un gagliardetto calcistico, lampada da tavolino, un'altra a lungo fusto, dei quadretti. Stile un po' smorto ma ordinato. Un tizio con camicia stile vecchio ATAC, e una pancetta evidente, baffo alla bar sperduto dell'Arizona e labbro compiaciuto, esordisce con un americanissimo «Wow [uàu], però...»

In controcampo, un biondino, sorriso da 54 denti, evidentemente felice, sta armeggiando con una tenda, verde e bianca, ha un-non-so-che di ecologico, sarà per via delle foglie stampate sopra. Niente camicia per lui, una molto più disimpegnata e casalinga t-shirt. Dopo il sorriso e l'«Ehi!» di chi non vede una persona amica da tempo, lo abbraccia. No, a ben guardare è una stretta di mano accompagnata da una virile pacca sulla spalla.

Dissolvenza. I due sono ora seduti [a dire il vero, il tipo grassoccio è "spaparanzato" (vautré, lo dico per i francesi)] su un divano (probabilmente anche letto, si vede un lembo di lenzuolo), di nuovo in stile tenda+foglia, verde e bianco, pieno di cuscini, tanti quadretti, lampade.
In basso a sinistra, si percepisce che c'è un televisore (d'altra parte, a che servono i divani?).

Dopo la partita di calcio, cui partecipa emotivamente il solo baffone, i due passano il tempo (sempre sul divano) a: 1) lanciare presumibili cartoccetti in un vasetto contenitore; 2) simulare un karaoke strumentale, chitarra e batteria, stile anni '70; 3) prendere il tè davanti alla TV (guardando un thriller? un horror?), sorbendolo da trendissimi mug; 4) costruire una vela in legno, senza nemmeno dare uno sguardo al foglietto delle istruzioni, ascoltando rilassante musica classica...

Le lampade, gli spot o faretti che dir si voglia, insomma la luce artificiale è sempre accesa.

E per finire (l'avranno finita?), il gioco dell'indovina il titolo del film dai gesti che ti faccio.

Passa il tempo, ci si aggiusta i peli del baffo, si cambia canale, si dormicchia.
È tardi, è giunto il tempo di separarsi.
Ma il baffone dice: «Ci vediamo domani».

(Come, ci vediamo domani, se vi siete salutati come se fossero secoli che non vi vedevate?)

«Sì - fa il biondino, senza più sorridere -mi sa di sì».
Una smorfia di amara consapevolezza si disegna sul volto un po' infantile. Lo sguardo si fa tondo, da pesce, e si perde nel vuoto.

Ed ecco la spiegazione dell'arcano. La sbarra di un bel (e molto alla moda) blu petrolio si richiude sul nostro biondino: il luogo è una cella.
Il baffone indossa un berretto militare, azz!, è una guardia carceraria, un secondino, come si dice in gergo.

Passa davanti alla cella accanto a quella del biondino: tristissima, come è triste colui che la occupa. La guardia accenna a un frettoloso «Salve».

E poi c'è la frase a mo' di sentenza che si vorrebbe ironica, metatestuale, simpatica, sopra le righe, divertente:

BASTA POCO PER CAMBIARE


(Il copripiumino singolo costa 16€99), e la guardia grida «Luce!». Si spegne e si va tutti felici e beati a nanna.


Fossi un detenuto, direi:

«Ma ci state
prendendo
per il c****?»




A proposito, avete capito qual era il titolo del film?

venerdì 29 gennaio 2010

Lettera a una traduttrice in fieri

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Questo messaggio, inviato a una ex-studentessa dopo una sua prima traduzione da professionista, lo rivolgo idealmente a tutti coloro che "da grandi" vogliano fare i traduttori.

***** cara,

Non ricordo se tu fossi presente al discorsetto che faccio ogni anno al corso di traduzione. Se sì, ti tocca risentirlo (cioè, leggerlo ora).
Due sono i modi di affrontare la traduzione, tre i risultati.

Il primo modo (piano A) privilegia la langue cible, la lingua d'arrivo. Privilegia il lettore, che non avrà mai l'impressione di leggere un testo tradotto. Io la chiamo la strategia dell'autostrada a 180 orari.

Il secondo modo (piano B) privilegia la langue source (o sourcière - come va di moda dire oggi - e non a caso si crea la paronimia: sourcière-sorcière). Il lettore sentirà che c'è un'asperità nel testo, che qualcosa non torna, avverte sempre una fragranza straniera. Io la chiamo la strategia della cunetta o dosso.

Ma ho scritto che i risultati sono tre. Perché nella realtà è assai difficile mettere a punto una sola delle due strategie, segiure una sola delle due strade.

Il traduttore accorto (avisé), si rende infatti ben presto conto che se attua solo il piano A, la lingua di origine sarà depauperata, un po' appiattita, banalizzata; se attua solo il piano B ne uscirà un italiano desueto e a tratti ostico, comunque non un bell'italiano. Sicché il povero onesto traduttore cerca di arrabbattarsi e prende un po' di qua e un po' di là, cercando di non tradire troppo, impegnandosi a restituire nella sua lingua quell'altra, di lingua.

Nel corso del terzo anno, faccio sempre fare una traduzione a contario: per esempio, prendo un brano di Tabucchi tradotto in francese e lo faccio ri-tradurre in italiano. Poi faccio mettere a confronto il migliore risultato con l'originale. Quanto più si assomigliano, tanto più bravo sarà stato il traduttore francese (e se - nel caso di Tabucchi - è lo svizzero Bernard Comment, è bravissimo).

Tutta questa lunga premessa per dirti - dopo aver letta questa tua prima prova - che, a pelle, io sono un traduttore da cunetta (o dosso) e tu da autostrada.

E ora in bocca al lupo per quella che forse sarà la tua carriera. È quel che ti auguro.

La tua (ex-) prof.

*****