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Ambientino ristretto, da single, qualche libretto (?), un gagliardetto calcistico, lampada da tavolino, un'altra a lungo fusto, dei quadretti. Stile un po' smorto ma ordinato. Un tizio con camicia stile vecchio ATAC, e una pancetta evidente, baffo alla bar sperduto dell'Arizona e labbro compiaciuto, esordisce con un americanissimo «Wow [uàu], però...»
In controcampo, un biondino, sorriso da 54 denti, evidentemente felice, sta armeggiando con una tenda, verde e bianca, ha un-non-so-che di ecologico, sarà per via delle foglie stampate sopra. Niente camicia per lui, una molto più disimpegnata e casalinga t-shirt. Dopo il sorriso e l'«Ehi!» di chi non vede una persona amica da tempo, lo abbraccia. No, a ben guardare è una stretta di mano accompagnata da una virile pacca sulla spalla.
Dissolvenza. I due sono ora seduti [a dire il vero, il tipo grassoccio è "spaparanzato" (vautré, lo dico per i francesi)] su un divano (probabilmente anche letto, si vede un lembo di lenzuolo), di nuovo in stile tenda+foglia, verde e bianco, pieno di cuscini, tanti quadretti, lampade.
In basso a sinistra, si percepisce che c'è un televisore (d'altra parte, a che servono i divani?).
Dopo la partita di calcio, cui partecipa emotivamente il solo baffone, i due passano il tempo (sempre sul divano) a: 1) lanciare presumibili cartoccetti in un vasetto contenitore; 2) simulare un karaoke strumentale, chitarra e batteria, stile anni '70; 3) prendere il tè davanti alla TV (guardando un thriller? un horror?), sorbendolo da trendissimi mug; 4) costruire una vela in legno, senza nemmeno dare uno sguardo al foglietto delle istruzioni, ascoltando rilassante musica classica...
Le lampade, gli spot o faretti che dir si voglia, insomma la luce artificiale è sempre accesa.
E per finire (l'avranno finita?), il gioco dell'indovina il titolo del film dai gesti che ti faccio.
Passa il tempo, ci si aggiusta i peli del baffo, si cambia canale, si dormicchia.
È tardi, è giunto il tempo di separarsi.
Ma il baffone dice: «Ci vediamo domani».
(Come,
ci vediamo domani, se vi siete salutati come se fossero secoli che non vi vedevate?)
«Sì - fa il biondino, senza più sorridere -mi sa di sì».
Una smorfia di amara consapevolezza si disegna sul volto un po' infantile. Lo sguardo si fa tondo, da pesce, e si perde nel vuoto.
Ed ecco la spiegazione dell'arcano. La sbarra di un bel (e molto alla moda) blu petrolio si richiude sul nostro biondino: il luogo è una cella.
Il baffone indossa un berretto militare, azz!, è una guardia carceraria, un secondino, come si dice in gergo.
Passa davanti alla cella accanto a quella del biondino: tristissima, come è triste colui che la occupa. La guardia accenna a un frettoloso «Salve».
E poi c'è la frase a mo' di sentenza che si vorrebbe ironica, metatestuale, simpatica, sopra le righe, divertente:
BASTA POCO PER CAMBIARE
(Il copripiumino singolo costa 16€99), e la guardia grida «Luce!». Si spegne e si va tutti felici e beati a nanna.
Fossi un detenuto, direi:
«Ma ci state
prendendo
per il c****?»

A proposito, avete capito qual era il titolo del film?