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venerdì 2 aprile 2010

Mio figlio fresco maggiorenne

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Ieri mio figlio ha compiuto 18 anni.
Nacque alle 11.30 del 1° aprile 1992. Durante la notte alle 3.35 mi si ruppero le acque.

L'altroieri e ieri ero a Caen per lavoro. Durante la notte alle 3.35 del 31 marzo mi sono svegliata in preda a un incubo. Non sono riuscita a riaddormentarmi fino alle 5.00.

Andando al lavoro, mi son detta: alle 11.30 sarò in pausa, potrò ricordare la sua nascita (che in realtà non posso ricordare, dal momento che ero in anestesia generale). E invece alle 11.30 ero intenta a chiedere il volume della rivista in cui c'è anche un mio contributo.

Ho provato a fare gli auguri a mio figlio via cellulare, ma lui dormiva all'ora in cui ho chiamato e quando è scattata la segreteria, mi si è strozzata la voce, incrinata, e dopo un fuggevole Auguri, amore di mamma, già cominciavano a scendere le lacrime.

Non ho fatto carrellate degli anni passati, nella mia testa; ho guardato lucida il presente: un figlio d'oro con un carattere oscillante tra l'immensamente affettuoso e il (neanche tanto) nascostamente scostante (siamo tutti bipolari).
Sono i 18 anni. È la sua vita che deve prendere la sua direzione e lui non sa ancora raccapezzarsi.

E lo vedo, alto e bello, non ancora consapevole di sé, con qualche idea da aggiustare e molta gavetta da affrontare. Coi suoi dolori di amore e i suoi successi. Con le lodi che riceve e di cui al momento non sa che farsene.

Lo so bene: è alfine giunto il tempo di mettersi da parte, di fare molti passi indietro, senza mai voltargli le spalle.
Ma come è difficile.