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giovedì 2 ottobre 2008

Cardiofitness di Alessandra Montrucchio (recensione)

7 commenti
Attenzione: segue anticipazione storia!

2 stelle alla lingua e 3 alla storia


  • Ma in realtà, vorrei assegnare 4 stelline al coprotagonista maschile, Stefano detto Tendina.

    La storia si fonda su uno spaccato autobiografico dell'autrice, Alessandra Montrucchio (premio Calvino 1995). Come ogni frequentatore narratologico ben sa, l'autore reale non coincide mai con l'autore modello. Ora, è pur vero che se io rientro nella tipologia del narratario ideale, mi ritrovo qui ad essere il lettore reale.
    Ok, basta con gli sproloqui echiano-genettiani e andiamo a qualche considerazione.

    Non mi piace la lingua usata dalla Montrucchio. Non mi piace per tutta una serie di motivi per cui non mi piacciono nemmeno i Baricco, gli Ammaniti, e compagnia dicendo.
    Perché - fondamentalmente - una a cui piace la scrittura tersa e profonda di un Silvio D'Arzo non può apprezzare le scorciatoie (slalom linguistici) di un italiano ammiccante, né un frasario che rinvia al "guarda quanto sono figo/a a scrivere come parli anche tu, giovane (?) lettore"...

    La storia - invece - è carina. E se per davvero fosse anche vera, oserei dire che allora la storia è proprio bella.
    Sia lode a Stefano detto Tendina (per come si acconcia la frangetta ai lati della fronte), e con ciò sia lode ad Alessandra Montrucchio per la tenerezza che il personaggio maschile evoca in chi legge.
    Se poi la lettrice (la sottoscritta, per intenderci) deve vederci uno "spaccato" della realtà quotidiana, ella stringerà le labbra (che di già non sono alla Claudia Schiffer) e solleverà il sopracciglio (ci prova, costei, senza riuscirvi), interrogandosi se per davvero la realtà italiana descritta e data in pasto a noi lettori sia così miserevolmente superficiale come viene descritta.

    A 26-27 anni, il problema della protagonista può riassumersi così: se cerca un lavoro (che non trova, poi trova) è fondamentalmente per riguardo alla famiglia di appartenenza; quando non si ha l'Amore, si assomiglia ad una piscina vuota, sicché la palestra diventa il luogo ove annegare la mancanza di punti di riferimento (anzi, finisce per diventare IL punto di riferimento) dell'umanità solitaria (ossimoro voluto). Pertanto, l'innamoramento che una sedicente profonda e anomala (?) quasi trentenne prova verso un quasi sedicenne è il cardine attorno al quale far ruotare la porta della propria esistenza.

    Il titolo - Cardiofitness - rimanda (copioeincollo dal glossarietto in appendice al libro) a un insieme di attività fisiche che, con l'ausilio di particolari macchine (cyclette, isostep, tapis roulant, vogatore) permettono di lavorare a un regime aerobico, ovvero a un numero di pulsazioni cardiache al minuto pari al 65% circa del proprio livello pulsatorio massimo.

    Che Alessandra Montrucchio si sia limitata al suo personale 65%?

    N.B. Ho scritto questa recensione ricorrendo ad ammiccamenti vari: scioltezza, falsa superficialità, piccola dose di cinismo, qualche confidenza di troppo. Vi sarò riuscita?
    Sia quel che sia, ora SO perché non vincerò mai il Premio Calvino.
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P.S. Scopro solo ora che ne è stato tratto un film. Vedo il volto dell'attore [clicca qui] che impersona Stefano/Tendina. È diverso da quello descritto dalla Montrucchio (biondastro, nel libro), ma è pressoché identico a come lo avevo immaginato io (per la verità, gli avevo dato la faccia di mio figlio. Forse per via delle "tendine" e per quella
curva dolce tra la nuca e la spalla...)