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giovedì 15 gennaio 2009

I casi della vita. Tutto ebbe inizio da...

10 commenti
... un libro.

E allora la debbo proprio raccontare.

Dieci anni fa, mi imbattei nelle pagine di un critico che s'era appena occupato di un autore (Baricco) sul quale stavo scrivendo anch'io.
Mi sembrò preparato - il critico - ma antipaticissimo.


Eravamo entrambi sulle tracce di un ipotesto sotteso (mi riferisco a Oceano Mare). Lui, il critico, aveva scritto che era da ricercare nel quadro di Théodore Géricault, Le radeau de la Méduse. Io pensavo di no, ché mancavano nel quadro cose che secondo me l'autore (Baricco) NON s'era inventato e m'ero convinta che c'entrasse un altro libro.

Mi incaponii e lo trovai, poi, il libro nella biblioteca storica della città di Parigi.

non è l'originale francese, bensì la versione inglese
(momento di pedanteria)


La ricerca faceva parte di una tesi di dottorato francese che poi fui costretta ad abbandonare. La ripresi su altrui insistenza, in Croazia. Mi autotradussi e oggi è un libro.

Nella tesi - come anche nel libro - dicevo in nota che il critico in questione non aveva assecondato fino in fondo la sua curiosità, la quale gli avrebbe consentito di scovare in quel libro (del 1818) la risposta a tutte le sue domande. Amen.

Due anni fa, il destino mi fece incontrare il critico di cui sopra. Il nostro incontro fu piuttosto uno scontro mailico. Io gli feci una richiesta inerente al suo intervento e lui mi rispose in maniera arrabbiata.

Ora, in genere, io sono una che se le si risponde male, l'altro, lo aggredisce. Se può, anche fisicamente e non solo verbalmente.
Invece - insolitamente - risposi seraficamente (e lo lasciai stare).

Lui si accorse di aver esagerato e mi riscrisse pacatamente. Intervenne alla journée d'études da me organizzata, un sorriso qua e là, ma niente di più. Lo trovai però non antipatico e con un pizzico di cinismo, di candido disincanto (non è un ossimoro!), che a me piace nelle persone. Soprattutto negli uomini.

Poi ci siamo riscritti per la pubblicazione degli interventi nella rivista, curata da me, qualche metaforica pacca sulla spalla, così, con sottocutanea e nascente simpatia. E insolitamente, con una me che non si allarga (io mi allargo sempre).

Com'è, come non è - direbbe la mia mamma -, sta di fatto che con qualche perplessità, l'altroieri gli ho inviato il mio volume, spingendomi persino a sottolineare il fatto che nel libro si parla di lui (c'è comunque l'indice dei nomi).
E intanto mi chiedevo: Come la prenderà? Si offenderà? Mi toglierà il saluto?


E invece. Ricevo ieri suo messaggio in cui oltre ai complimenti (a proposito, ringrazio qui Giulio e Paolo), mi dice che bene ho fatto a bacchettarlo, che avevo proprio ragione io, etc.

Mi piace sempre più il suo modo di fare (non vedeteci altro, ché non ce n'è), glielo dico, me lo rende. Io faccio uno strafalcione sintattico a proposito di una sua richiesta di altrui recensione Non voglio farla, ma se me la chiederesti tu..., rettifico prontamente sottolineando il mio italiano degradato, e lui sorride concludendo che a volte una cosa viene pure meglio, con l'italiano sbagliato.
E cita una battuta tratta da Divorzio all'italiana: come dice Daniela Rocca alias Rosalia Cefalù, moglie di Ferdinando (Mastroianni)?


Che cosa farebbimo se non ci amaressimo?

Sono contenta che non si sia rovinata un'amicizia in itinere.

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P.S. per Clode: clicca qui e poi clicca all'interno del post (sul qui. Si aprirà una schermata di altro blog, in basso a destra, clicca su "Un oceano pieno di segreti". Ti avviso: devi avere buona vista).