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sabato 18 settembre 2010

La convenienza della pecora (chiacchiere attorno al desco)

3 commenti
O della fierezza dell'esser pecora.
Sì, sì, lo so: un ossimoro. Un pecora non può - per antonomasia - essere fiera. Ma vado a spiegare.


Di pecore (metaforiche, va da sé) è piena la storia. Pecore-schiave (prima di Spartacus), pecore-serve nelle società gentilizie dei secoli passati e pecore-servitrici, generazioni di persone che si son ridotte al ruolo di gente e per giunta propria sponte.
Perché?

Chi pecora si fa, il lupo se lo mangia, recita l'antico detto. Antico, troppo antico.
Le pecore di oggi hanno capito che il lupo non se le mangia: le ingrassa.
foto prelevata dal sito: http://www.valbrembanaweb.com/
Il «lupo» ha bisogno di fans.
La pecora sta al lupo come il fan sta al divo. 

Non metto tutti nel calderone, e di certo non m'interessa qui il fan di tale o talaltro cantante, tale o talaltro attore, né sono interessata a veri lupi e a vere pecore. 

Parlo di un atteggiamento aprioristico, insomma di quel servilismo moderno, di quell'autocandidatura a non assumersi responsabilità, a seguir la massa, a essere conforme. Per non sbagliare? No, per essere approvati. 

Giacché è un'epoca (questa) in cui l'altrui approvazione ci restituisce uno status, se non addirittura  un'identità. 


Qual è il  passo ulteriore (ma non un passo avanti)? Il fan - nella sua versione più "accecata", quello del devoto che tutto accetta, quello che mitizza senza critica, quello che si comporta come il credente nei confronti di un dogma - opera  inizialmente una proiezione che velocemente si trasforma in identificazione. Non v'è più distanza: il servo/fan sente di poter essere il padrone/divo

Sicché se il suo idolo è criticato, sente di esser lui stesso criticato. Forte della nuova identità,  non si limita a protestare, non penserà ad argomentare la sua posizione, né esporrà il proprio (si fa per dire) punto di vista. 

No, il fan - novella pecora di antico (seppur neppure troppo colpevole) lupo - grazie alla provvisoria identificazione assunta, la quale gli fornisce (perlomeno ai suoi occhi) un potente  seppur provvisorio  (e intangibile) status, attacca: si fa aggressivo, ostenta animosità, morde. Il nostro Fracchia, da dr. Jekyll si è mutato in Mr. Hide: guai a criticare l'idolo, son parolacce, altro che parole!



Tranquilli: solo verbalmente. E solo nell'universo internet. 
Nella vita di tutti i giorni, il nostro super-eroe non ardisce nemmeno di vestire i panni di un Arlecchino servitore di due padroni. Richiederebbe troppa arguzia, un filo di intelligenza applicata.
E soprattutto occorrerebbe darsi da fare. Qui ci si dà da fare solo in palestra.

Nella vita di tutti i giorni è un Fracchia solo meno appariscente. D'altronde, che volete, è la dura legge del super-eroe.

Nella vita di tutti i giorni, costui rifugge dalle responsabilità. Un tempo, attraverso il lavoro si cercava di acquisire quella che si definisce una personalità giuridica in grado di affrancarsi (ad esempio) dalla provenienza da un ceto sociale non abbiente. Se si era dipendenti, si cercava di diventare al più presto padroni di se stessi, di non avere un capo sulla testa.

La figura del self-made man aveva cancellato la vegogna della provenienza sociale. La lotta di classe proletaria aveva restituito orgoglio a chi avesse avuto "umili natali";  la democrazia  aperto i battenti delle università e dello studio in genere.

Oggi, dopo un perfetto lavaggio di cervelli propinato (non solo ma anche) dalla tv, quel che si vuole è avere una vita senza pensieri, un lavoro qualunque (e chi se ne frega se non ci piace. Chi se ne frega? Scherziamo? Facciamocelo piacere se non ci piace, ché nel lavoro viviamo oltre metà del nostro quotidiano), il week-end assicurato. Queste - per molti - sono le massime aspirazioni. 


Per altro, non c'è posto. Però è d'obbligo: possedere  fin da giovani (e se non si possiede si ha l'impressione di essere dei poveracci, dei perdenti come si usa dire): una casa di proprietà, un'automobile, le vacanze estive (e suvvia, anche quelle invernali), cambio d'abiti di stagione (meglio se firmati), le unghie dalla manicure, i pettorali per gli uomini e il sedere alto per le donne, e chi più ne ha più ne metta.


Intanto, il cervello è buono solo se fritto con contorno di zucchine, patate, pomodori e insalatina fresca.





Svegliamoci, non è un problema solo italiano.