A volte, come flash, mi tornano in mente volti, meno spesso nomi. Tutta colpa di facebook! E son giorni che mi accanisco a ricordare il nome di due persone... nulla.
Quante volte cantata, questa canzone, quante volte durante il liceo. Non ha più un significato politico, come forse per me non ne aveva nemmeno allora: era l'inno della nostra gioventù. E oggi mi ricorda quella spensierata gioventù, quella poesia che era in ogni nostro atto, ogni nostro pensiero. Perché essere giovani - allora - significava essere puri.
Non che oggi mi senta molto diversa, solo c'è un po' di spirito désabusé, un grammo di cinismo, quattro once di malizia, e parecchi chili di stanchezza. Una purezza opaca, insomma.
Eppure non tornerei mai indietro. Vado avanti serenamente.
Tanti auguri, mio caro maestro che con le tue melodie mi accompagni dacché ho 15 anni. E mi hai risollevata tante e tante volte dalla mia struggente malinconia. Grazie.
Non mi ero mai sognata di partecipare a suddetto premio. Intanto perché non rientro nella "scrittura calviniana", poi perché conoscevo alla lontana lo stile vincente dei precedenti premiati e sapevo di non scrivere in-quella-maniera-lì. Ma la vocina che si autocompiace a volte urla e così scettica al massimo ho preparato il pacchetto con alcuni miei raccontini. E ho spedito il tutto. Il 7 maggio ho ricevuto per via mail la risposta. Che non ho osato aprire prima di adesso.
Un po' per autoludibrio, un po' per spirito di contestazione, pubblico qui il commento del Comitato di Lettura. Anche per dire in che cosa non sono d'accordo.
Ecco di seguito il giudizio (lo leggo anch'io ora con voi per la prima volta - qualche anticipazione me l'ha data il coniuge in sintesi - , ché non ho piacere a affondare la lama nelle viscere):
Certe umane derive è una raccolta di testi colti, raffinati ma divaganti, specialmente i primi, che sono poi gli ultimi scritti in ordine temporale. L'autrice in alcuni testi ricostruisce brevi momenti della sua vita, parlando si sé, di chi le sta attorno, di incontri con letterati e amici, di vacanze. Più che racconti questi testi sembrano divagazioni giornalistiche a metà tra il privato e la cronaca letteraria; pur avendo qualche momento narrativamente efficace, risultano testi di completamento di una attività letteraria, quasi delle postille. Gli ultimi quattro, che hanno un più marcato carattere di racconti, paiono tentare modelli narrativi diversi. La madre di mio zio è la ricostruzione di un ambiente, di personaggi della propria storia familiare in un momento cruciale durante l'ultima guerra mondiale: il figlio maggiore è partito prima come soldato, e poi è stato deportato in un lager. L'autrice, dopo una parte iniziale forse un po' superflua, fa un efficace ritratto della madre attraverso la descrizione dei suoi gesti trattenuti e delle sue emozioni. Il racconto successivo [Fuochi d'artificio, n.d.r.] è il ritratto di un finanziatore di Manet e degli impressionisti. Scegliendo questa ottica particolare l'autrice ricostruisce un ambiente, delinea i personaggi e lo fa con una certa efficacia. In Calzettoni bianchi, scarponcini blu ritornano temi autobiografici. Completamente diversa è invece la tecnica narrativa scelta per Fiocco nero. Qui l'autrice usa una struttura narrativa anche molto usata dal cinema contemporaneo: l'intrecciarsi di storie diverse attorno ad un avvenimento preciso, senza che queste vengano mai effettivamente in contatto, o che i personaggi si conoscano. La scrittura è colta, molto raffinata, e merita quindi attenzione, suggeriamo però all'autrice di puntare su una maggiore omogeneità dei testi. Il Comitato di Lettura
Ho letto tutto. Pensavo peggio. Non ho nulla da contestare. Anzi, ringrazio per l'attenzione il Comitato. Vorrei però entrare nello specifico (lo faccio per me. Se vi annoiate, uscite da questo post, ché ora comincio a ingarbugliarmi un discorso su quel che penso siano e debbano essere testi di questo genere). Intanto, qualche precisazione: Non c'è nessun finanziatore di Manet. C'è un pittore che amo, Frédéric Bazille, che semmai aiutò Oscar-Claude Monet. La *madre* non è la madre, bensì la *nonna* (madre di mio zio). E il titolo di uno dei "racconti" è *Calzerotti* (bianchi) e non *Calzettoni*.
In nessuno dei testi menzionati, a parte in minima parte quello che riguarda mio zio, c'è autobiografia. Io l'autobiografia la faccio quando scrivo i saggi o un articolo letterario, figurati un po'. Ipotesi: nel comitato di lettura ci sono i nègres, giovani ragazzi che debbono farsi le ossa e che però di metaletteratura, di biografia e di autobiografie fittizie san poco o nulla. C'è ancora qualcuno nel mondo che pensa che basti mettere un "Io", oppure dare i propri tratti somatici a un personaggio, per fare autobiografia, per raccontare i fatti propri? Sì, evidentemente. In realtà, son tutti pretesti. Uso quel che è a disposizione per coprire - oserei dire per rivestire - l'anima, l'interno, l'impalcatura del testo (che è quel che più mi interessa). Quel che conta è in quel che non è scritto, è nell'attesa, e la storia prende fine quando l'assenza si fa presenza (grazie, Todorov). Si è capito che sono raffinata. Si è capito che scrivo in maniera colta. Se c'è una cosa che non faccio quando scrivo qualcosa che abbia una qualche pretesa letteraria è di scrivere in maniera colta e/o raffinata. Scrivo in maniera pressoché banale (corretta, ma piatta). Abolisco l'aggettivo qualificativo, tanto per dire. Ascolto canzonette pop, quando scrivo. Ho in mente Silvio D'arzo, quando scrivo. Ari-figurati. Stile giornalistico, postille. Insomma chi sono, una specie di Arbasino o di Eco? Mettiamoci d'accordo. Sinteticamente, la mia scrittura sarebbe - se ho ben capito - definibile così: raffinata superficiale e sbrigativa, snob concentrata su di sé. Oddio, qualcosa c'è o ci sarà di tutto questo. Ma continuando nel "io me la canto e io me la suono", ci terrei a dire che io non scrivo racconti, bensì novelle. E se si fa la giusta differenza tra le due cose (non vi preoccupate, non vi ammorberò con codeste [fatemi fare la raffinata, please] sfumature), si capisce come e perché le storie sono flash, non hanno inizio e non hanno fine, solo il troncone centrale. Ma che troncone. Insomma: sono novelle, non racconti.
(Il coniuge mi ha chiesto: perché hai messo una foto tua, qui? Risposta mia: perché io" ci metto la faccia")
Infine: omogeneità dei testi in una raccolta? E perché mai? Posso dirlo con tutta la mia raffinata cultura? Sììììì?!?!? Beh, l'omogeneità - nella vita come nella scrittura - ... Sai che palle. A me piace l'eterogeneità. Sempre.
Ho visto in DVD (versione originale sottotitolata in francese) un film che mi son persa 2 anni fa: LIONS FOR LAMBS.
A parte che mi è piaciuto immensamente (è stato detto che è un " film a tesi", come se fosse una parolaccia. Non è un film a tesi, è un film che prende posizione, è didattico, ma caspita, a volte, bisogna metterle giù le idee per filo e per segno, sennò non vengono capite), a parte questo dicevo, vorrei tanto che lo vedessero i miei studenti.
Perché son stanca di constatare che i giovani [penso ai miei studenti, ma non solo ] vedono ma non guardano, sentono ma non ascoltano, e sprecano il loro potenziale.
Sono anche abbastanza stufa (da qualche anno a questa parte)- ANCHE SE CONTINUERO' A MARTELLARLI - di urlare che passione e fiducia nelle loro capacità sono le basi dell'apprendimento.
E continuerò a pensare che il cielo bisogna andarselo a prendere, in maniera lecita, ma impegnarsi ad arrampicarsi nel vuoto.
E di volere il massimo da se stessi, di non accontentarsi quasi mai, di non lasciarsi andare sul terreno della superficialità, ché ci son altri con il sedere tappezzato di moquette, con un futuro preparato e che loro - loro che hanno solo se stessi - possono tentare di farcela solo se saranno i migliori (migliori, dal mio punto di vista). E questo non c'entra nulla con un futuro lavoro pieno di soldi. Altrimenti significherebbe non aver capito proprio nulla del mio discorso.
Come dice il prof (Redford) al talentuoso studente fannullone che ha: A che ti serve avere una Mercedes da 90.000 $ se non hai la benzina?
E poi i fallimenti del prof - lo sherlock holmes delle potenzialità - sono anche i miei. Ma a me interessa anche il lato umano dei miei studenti, non soltanto il potenziale... Ne baissez jamais les bras...
l'albero che penetrava nella mia cucina di Zagabria
Erano anni che non succedeva. Mi chiedo anzi quando è stata l'ultima volta. Se ce n'è stata una. Di certo, sì, di sicuro. Magari quando avevo 10 anni. Mai visto uno sciopero in Croazia, mai sentito qualcuno protestare ad alta voce (o meglio sì: ma pochissime volte).
Insomma, a Zagabria accadono cose inaudite: dal 20 aprile, la facoltà di Lettere e Filosofia è occupata.
Queste le motivazioni (faccio un po' di sintesi, ma copio&incollo) da: http://slobodnifilozofski.org/ che è redatto in 9 lingue.
photo by Jacqueline Spaccini
"Nel momento in cui il diritto all’ all’istruzione uguale per tutti viene tacitamente soppresso con un decreto amministrativo, impostoci senza alcun precedente dibattito pubblico, nonché con una formale espressione burocratica di “partecipazione nelle spese universitarie” - sebbene questo diritto sia confermato /dichiarato quale obiettivo civile universale ed obbligatorio anche nella Dichiarazione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite - ci sentiamo in dovere di difendere questo diritto, non soltanto a nome nostro, ma anche a nome della società in toto. Consideriamo che il diritto all’istruzione sia un elemento costitutivo di ogni democrazia degna di tale nome."
"Chiediamo l’abolizione di tutte le forme di tassa universitaria a tutti i livelli d’istruzione: di laurea triennale, di laurea specialistica e di dottorato di ricerca. Il sistema fiscale attualmente in vigore deve essere una fonte sufficiente per garantire diritti elementari e istituti di giustizia sociale e di uguaglianza. Chiunque sostenga che questo non sia possibile entro l’attuale sistema fiscale, non fa che confermare la palese necessità di modificare radicalmente le politiche che hanno creato tale sistema.
Invitiamo tutti gli studenti, tutti i docenti, a anche tutti i cittadini ad esprimere la loro solidarietà, perché l’istruzione accessibile a tutti non è soltanto nell’interesse degli studenti, ma lo è anche a beneficio del futuro dell’intera società".
Il comunicato stampa (il primo) termina con questa frase:
L'UGUAGLIANZA NON E' IN VENDITA (slogan qui da noi, ma non credo lì da loro)
E infatti se quando intrapresi i miei studi universitari tale diritto non fosse esistito, non avrei mai potuto fare la cosa che amo di più: studiare.
Perché amo Eduardo. E Filumena. E anche perché a 17 anni ero innamorata di Luca (di cui conservavo un ritaglio nel mio diario - all'epoca, lui portava i capelli lunghi e aveva solo 27 anni).
Oscar Pistorius, classe 1986. Una madre che mi ricorda quella di Forrest Gump (oddio). Uno che - a dar retta alle informazioni internettiane - a 15 anni praticava il rugby e la pallanuoto (due sport un po' meno difficili, no, eh?).
Nel caso qualcuno non l'avesse notato, a Oscar mancano due gambe, non una sola.
Tutte le critiche mosse contro la sua partecipazione alle gare dei normodotati in ragione dell'elasticità e delle spinte ultradinamiche delle sue protesi mi disgustano. Tali polemiche mi fanno venire in mente quella pubblicità italiana del Gratta & Vinci.
Io, agli atletinormodotati quelle protesi, gliele darei sulle gengive, guarda un po'. Una volta tanto avrebbero ragione di sentirsi danneggiati da Pistorius.
Veronica non ne può più. Copio e incollo dall'ANSA:
«Ciarpame senza pudore». Così, Veronica Lario definisce l'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. La signora Berlusconi ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. «Voglio che sia chiaro - spiega -che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire».
In sintesi: il marito mette in politica le giovanette con cui va a letto. Che se le porti a letto, passi, ma che costoro debbano pure avere gli onori (gli oneri, no?) politici... a questa farsa, proprio non ci sta la signora Miriam Raffaella Bartolini in Berlusconi, meglio nota come Veronica Lario.
Vabbè, dài, il consorte ha dichiarato che non c'è nulla di male a candidare giovani belle con 1-2 lauree (o non erano dottorati?) e conoscenza di 2-3 lingue (boccaccia mia statti zitta, diceva quello, ché più che lingue - da malalingua - direi che conoscono i destinatari delle slinguazzate e dicendolo faccio loro una bella linguaccia). Di che si preoccupa, signora? Dove sono queste plurilaureate interpreti da Babele poetica?
A meno che... non siano delle interpreti così:
Yes, I did. ____________
Domanda falsamente ingenua, ad usum iuvenum: L'hanno legata ai ceppi, Veronica Lario? No, perché penso che comunque il divorzio non la getterebbe sul lastrico. No, no.
BABEL (2006) Regia di Alejandro Gonzalez Inarritu. Scritto da Guillermo Arriaga.
Questo film l'ho visto ieri sera. Mi è piaciuto molto. Il trailer che metto qua sotto non è corretto, a mio dire. Non è basato né sulla velocità (il ritmo non è - fortunatamente - incalzante come sembrerebbe), né sulle lingue. Sostiene la teoria dell'effetto farfalla.
Regia stupenda (ancor più della storia - abbastanza avvicente con un buco nero per la sospensione dell'incredulità di coleridgiana memoria); luoghi stupendi (Tunisia, Marocco, Messico e Giappone).
Se già non avevo alcun interesse verso ciò che non è europeo, questo film mi ha dato la definitiva comprova che non farebbe per me viaggiare lontano. Sono sulla linea di "Ascensore! Televisore! Luce! Telefono!" del personaggio nannimorettiano (Renato Carpentieri), sbarcato sull'isola di Alicudi (o non era forse Filicudi?)...
Bellissima la scena di lei (Cate Blanchett) che accarezza la mano di lui (Brad Pitt), impercettibilmente, per perdonarsi l'un l'altro del proprio dolore. E condividerlo.
Il filmato youtube purtroppo non restituisce la bellezza della fotografia
(Già m'era piaciuto 21 grammi... di questo regista messicano)
Un po' stanca del vento che infuria nel giardino antistante la finestra di questa stanza e di una certa aria viziata che mulina dentro di me, metto questa canzone dei Negramaro: Come on, come on, come on, passerà...
Filippo Corridoni, sindacalista di ultrasinistra, caduto in trincea (Carso) durante la Prima Guerra Mondiale nel 1915, medaglia al valore militare. Interventista, socialista. Odiato dai neutralisti (tra i quali v'era il giovane Benito).
Mussolini lo fece diventare fascista nel 1925: mutò in oro l'argento della sua medaglia. I comuni di Parma e di Pausula (divenuto poi Corridonia, in provincia di Macerata, città natale di Filippo) promossero un concorso per la realizzazione di un monumento a quello ch'era stato l'intimo rivale del Duce.
Amico dei fratelli Alceste e Amilcare De Ambris (il primo antifascista morto a Brive, in Francia; il secondo - cognato di Filippo - dapprima indeciso, poi definitivamente fascista). Alceste chiese che il nome di Filippo Corridoni non fosse strumentalizzato da Mussolini come simbolo del Fascismo, esempio non brillante di anacronismo storico. Invano.
Bellissimo, a mio dire, il monumento di Parma (in ristrutturazione con un Corridoni che vola sulla città). Ci sarebbe poi anche la storia del bozzetto di un altro scultore, Diego De Minicis, bocciato perché giudicato troppo poco virile. Lo scultore morirà giovane sul Don, in quell'insensata (nonché irrichiesta) iniziativa che fu la spedizione italiana sul fronte russo.
foto tratta da La Repubblica di Parma (2008)
Questa foto è di Magno Alessandro e la si può vedere qui:
P.S. Chi di noi può dire che cosa sarebbe diventato?
Poi non si dica che non ho riguardo per i lettori, eh.
Vi metto la scena finale di un film (2007) non completamente riuscito, ma che ho trovato interessante per molti motivi. Uno dei quali, la scena finale del film. Se odiate conoscere la fine di qualcosa che vorreste vedere, uscite da questo post.
Julie Delpy ha scritto la storia, l'ha sceneggiata, l'ha diretta, l'ha interpretata, ne ha scritto alcune musiche, che ha cantato, e sì, ha fatto anche il montaggio.
versione inglese
versione francese
versione italiana (orrende voci, ma giusto se non capite il francese né l'inglese)
... on préfère ses éternuements à tous les baisers des autres.
Ecco, grosso modo, l'amore - il succo dell'amore - è questo: vivere(1) accanto a una persona che ti starnutisce in faccia tutti i giorni, ma meglio il suo moccio che il profumo di un altro.
(1) Meglio dire: continuare a vivere. Vale dai dopo 2 anni di convivenza in su. Io sono a quota 21.
(non conosco la proprietaria di questa parapharmacie, né ricevo percentuale per pubblicizzarla)
Non so voi, ma a me capita ogniqualvolta mi ritrovi alla cassa di una (para)pharmacie [vale anche per l'Italia]. Ma prima l'antefatto.
Passeggiando ieri pomeriggio per le vie di Caen, prima di far passare un esame orale nel museo cittadino ai miei studenti, sono entrata in una parapharmacie. Obiettivo? Non me lo ricordo più. Spendere, credo. Comprare qualcosa per me, per farmi - almeno nelle intenzioni - del bene.
Prendo due-tre cose, tra cui il lievito di birra che assumo da anni, una maschera al melone per "svecchiare" il volto per due-tre ore e delle compressone supervitaminiche al guaranà.
Arrivo alla cassa. Sì, sì, avete capito: è come nelle profumerie.
Voi digitate il pin della carta di credito e lei, la commessa - lo sapete già, lo intuite - sta unendo ai vostri acquisti, gettandolo nel sacchetto, qualche campione di prodotto di bellezza.
Le commesse sono impietose: vi squadrano in un nano-secondo e subito individuano i vostri principali problemi. Sicché, recuperando la carta, la domanda: mi affibbierà un prodotto antirughe o anticellulite? Peggio? All'uscita, non appena superata la porta automatica, non ho resistito: ho frugato alla ricerca dell'inappellabile sentenza.
Risultato: (ho dovuto decifrarli, prima):
Uno shampooing per capelli sensibili e un fluido per opacizzare la pelle (avevo un fondotinta troppo luminoso).
Dedicato a Strampamolly che amo immaginare col carattere "alla Rosina"
Oggi mi sento così, "sfastidiata" (Non ce l'ho con nessuno. Anzi, mi fo uggia da sola):
ROSINA Una voce poco fa qui nel cor mi risuonò; il mio cor ferito è già, e Lindor fu che il piagò. Sì, Lindoro mio sarà; lo giurai, la vincerò (2).
Il tutor ricuserà, io l'ingegno aguzzerò. Alla fin s'accheterà e contenta io resterò' Sì, Lindoro mio sarà; lo giurai, la vincerò (2).
Io sono docile, son rispettosa, sono obbediente, dolce, amorosa; mi lascio reggere (2), mi fo guidar (2).
Ma se mi toccanodov'è il mio debole sarò una vipera, sarò, e cento trappole prima di cedere farò giocar (4).
[Io sono docile, son rispettosa, sono obbediente, dolce, amorosa; mi lascio reggere (2), mi fo guidar (2)].
Sì, sì, la vincerò. Potessi almeno mandargli questa lettera. Ma come? Di nessun qui mi fido; il tutore ha cent'occhi basta, basta; sigilliamola intanto. (Va allo scrittoio e suggella la lettera.) Con Figaro, il barbier, dalla finestra discorrer l'ho veduto più d'un'ora; Figaro è un galantuomo, un giovin di buon core Chi sa eh 'ei non protegga il nostro amore.
Atto I, Scena IX Rossini, Il Barbiere di Siviglia.
Tutte le volte che ho scritto e che scrivo, si tratti di un post per il blog, di un articolo di letteratura, di una novella, poesia o di una recensione critica, ho come sottofondo un'unica musica (che mando nelle orecchie fin sul cervello) anche per ore.
Può essere Schumann, Bach o Rachmaninov, Ivano Fossati, Tiziano Ferro, Dalida, Caparezza o la colonna sonora di un film. L'unica costante è che quella musica, la ascolto per tutto il tempo che scrivo e fintanto che non appongo il punto definitivo.
È una questione di ritmo e di passione, di unità scrittoria. Naturalmente, più o meno inconsapevolmente assecondo la musica (una volta, un'amica che legge qui, mi disse che leggermi era tutto uno spigolo. Chissà che avevo ascoltato per scrivere quel pezzo...)
Se è cosa breve, non è grave. Se debbo scrivere 10-12 pagine in formato A4, la cosa si fa ossessiva e ossessionante. Fortuna che ho le cuffie.
Ora sto scrivendo di Bontempelli che menziona Mussolini il quale rivendica una filiazione immediata da Garibaldi e ascolto la canzone di Malika Ayane, Come Foglie di cui metto video youtube di séguito (ho accumulato già parecchie ore di ascolto).
E tutto l'impeto mio assomiglia alla Anita del Gianicolo:
Chissà che uscirà fuori.
_______
La bella statua di Anita Garibaldi è di Mario Rutelli (bisnonno di Francesco), 1932 e si trova al Gianicolo, così come quella di Garibaldi (opera di Emilio Gallori, 1895). Notare quanto è solo, Garibaldi.
Ecco qui la ricetta della Torta di Compleanno con panna montata e Ferrero Rocher inventata e preparata per mio figlio che il 1° aprile ha compiuto 17 anni:
by JS, la mamma
Ingredienti per la torta di base al cacao
2 tuorli 125 g di zucchero 250 g di farina 1 bicchiere (di quelli di plastica) - non ricolmo - di olio di semi 60 g cacao amaro 1 bustina lievito Come sempre, zucchero e tuorli insieme, poi farina setacciata, olio, cacao e solo alla fine il lievito. Forno preriscaldato a 180° per mezz'ora (verificare con stuzzicadenti).
Risultato: Farlo raffreddare e poi aprire a metà, come nella foto successiva. Alternativa: preparate il vostro solito pan di Spagna e aggiungetevi polvere di cacao amaro quanto basta per farlo diventare nero.
Ingredienti per la crème Chantilly
2 ricette. Io le ho fatte tutte e due e poi vi spiego perché.
1a ricetta:
5 tuorli 150 g zucchero 15 g maizena 450 ml latte già bollito con stecca di vaniglia panna montata
Tuorli + zucchero montati a spuma, aggiungere la maizena e poi il latte freddo o raffreddato. Poi rimettere un poco sul fuoco, per far addensare. Io ho messo il latte bollente, sicché la crema non si è solidificata (e forse la maizena era troppo poca). Sicché, la crema con l'aggiunta di panna montata (nella stessa quantità, quasi una bombola) era ottima di sapore, ma non densa. E allora, l'ho utilizzata così: bicchiere, 2 savoiardi spezzati a metà e bagnati nel caffè, sopra la crema.
2a ricetta:
l'ho presa dalla signora Gina (ma sempre con la stecca di vaniglia al posto della scorza di limone), qui. + panna montata, una volta il tutto raffreddato.
E stavolta è andata bene
crème de cassis per la bagna (ma va bene anche un altro liquore. Io avevo questo solo in casa)
base divisa a metà: base di sinistra pronta per accogliere la crème chantilly, la base di destra (coperchio) sarà bagnata - con un pennello alimentare (si vede nella foto) - con crème de cassis
Ingredienti per la decorazione
1 bomboletta spray di panna montata (o quasi), 1 confezione da 16 - ma anche di meno - di Ferrero Rocher (ma potevano essere smarties, fragole, caramelle, cioccolatini, etc.) 1 barattolo di vermicelles saveur chocolat Vahiné
Ho reso appiccicoso il fianco per farvi aderire i vermicelli di cioccolato (gran fatica, peraltro inutile). Poi panna montata come base sulla superficie, livellata con l'apposita spatola (clicca qui). Poi ho fatto una specie di dama o di filotto, insomma una serie di caselline con la panna montata e tutta una cosa a onda sui lati (onde: inutilità dei vermicelli). Ho incastonato i Ferrero Rocher e messo una mezz'oretta in freezer.
Interno:
Sto ancora mangiandola. È proprio buona. Raccomando il Crémant de Loire MONMOUSSEAU (medaglia d'oro dei Crémants 2008).
Eh sì, ci vuole un bel po' di tempo e di accortezza per prepararla.
Le presentatrici météo stanno alla Francia come le signorine buonasera stanno all'Italia.
Catherine Laborde
Évelyne Dhéliat
Da sere, intorno alle otto, nasce una piccola discussione sull'età delle suddette presentatrici. Essendo donna, ho lo sguardo lungo e impietoso che il coniuge non ha. Alla fine, stasera - stanca di sentirmi dire "Esagerata, mo' son tutte più grandi di te" - sono andata su Wikipedia.fr e ho cercato.
Ecco i risultati:
Evélyne Dhéliat è nata a Colonia (D), il 19 aprile 1948
Catherine Laborde è nata a Bordeaux l'8 maggio 1951.
Sono belle, affascinanti, magrisssssssssssime, sempre eleganti, probabilmente passano il loro tempo nei saloni di bellezza quando non "fanno il bello e il cattivo tempo" in tv. E fanno pure bene, se è quel che vogliono.
E poi quando il coniuge è passato alle giornaliste e mi ha chiesto: Allora, Laurence Ferrari? Non mi dirai che pure quella... No, quella è giovane, sarà del '67.
Laurence Ferrari: classe 1966.
E Claire Chazal? Quella è più grande di me.
Claire Chazal: classe 1956.
Non si parla solo di poesia e letteratura; si parla anche di cose così in famiglia (soprattutto quando il figlio è lontano).
Torta di compleanno di mia invenzione e cena prelibata (spaghetti ai gamberoni; cabillaud ai topinambour al forno)... oggi.
E domani parte per il Festival Europeo del Cinema Studentesco a Vevey, sul Lac Léman in Svizzera. Concorre anche lui con un film che ha finito di girare l'altroieri ( e il cui script è costato notti insonni, perché pare che le idee gli vengano solo alle 3 del mattino).
La "rivelazione" Debora Serracchiani. Suo intervento all'Ass. Naz. dei Circoli del Partito Democratico 21 marzo 2009 (1/2)
Intervento di Debora Serracchiani all'Ass. Naz. dei Circoli del Partito Democratico (2/2)
Debora da Daria Bignardi "Era glaciale" 27.03.2009 (intervista in cui si scopre tra l'altro che dopo il suo intervento nessuno l'ha chiamata - a parte gli amici - e che ha 38 anni - io gliene davo 27)
Esercita la professione di avvocato a Udine. E’ stata consigliera nella seconda circoscrizione del capoluogo friulano e coordinatrice della Commissione circoscrizionale “Urbanistica-territorio e lavori pubblici”.
il quadro qui sopra è di Francesca Trusso ed è prelevato dal sito www.trusso.it/paesaggi.htm
Un po' perché son tormentata dalle lezioni sul Risorgimento, un po' perché sempre quando debbo rimediare in casa qualcosa mi dico: facciamo la spigolatrice, un po' perché ho negli occhi un ricordo adolescenziale di una parte del parco dell'acquedotto di Cinecittà in cui ci sono spighe di grano maturo, poi non ci sono più e poi ci sono persone che vanno a raccogliere quel che avanza.
Ricordo anche la gente che andava per prati a fare l'insalata. Lo so, può sembrare primonovecento, ma io sono nata solo nel 1958... [Il mio ricordo somiglia moltissimo al quadro di Francesca Trusso].
Tutto questo per introdurre una semplicissima e improvvisata torta rustica a base di melanzane lunghe (3), peperoni rossi e verdi (2-3 non molto grandi), 2 uova intere, un po' di noce moscata, sale pepe, aglio, cipolla, prezzemolo, olio extra vergine. E una pasta brisée.
Gli ingredienti di sopra li cuocio tutti in padella il tempo che diventi una sorta di pappa molle. Lascio raffreddare, stendo la pasta brisée che bucherello. Sul fondo della pasta, à la dernière minute, ho messo l'avanzo di Boursin che è un formaggio molle di mucca, arricchito di ciboulette (l'erba cipollina). Ho messo quel tipo di formaggio solo perché ne avevo un avanzo e poi è morbido come il Philadelfia.
La teglia da forno a bordi alti, ho ripiegato verso il centro l'eccedenza (bucherellata) di pasta. Forno preriscaldato a 180°. Ho lasciato cuocere la torta rustica in forno per 40 minuti.
L'ha mangiata anche mio figlio, servendosi ben tre fette, mentre guardandola di primo acchito aveva detto: No, grazie, non penso che mi piaccia. Ma secondo me avessi avuto qualche oliva nera, sarebbe stata ancora più sfiziosa...
E a questo punto aggiungo anche la poesia di Luigi Mercantini, che io conoscevo sotto il titolo La Spigolatrice di Sapri:
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Me ne andavo al mattino a spigolare, quando ho visto una barca in mezzo al mare: 5era una barca che andava a vapore; e alzava una bandiera tricolore; all'isola di Ponza s'è fermata, è stata un poco e poi si è ritornata; s'è ritornata ed è venuta a terra; 10sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra.
Sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra, ma s'inchinaron per baciar la terra, ad uno ad uno li guardai nel viso; tutti aveano una lagrima e un sorriso. 15Li disser ladri usciti dalle tane, ma non portaron via nemmeno un pane; e li sentii mandare un solo grido: «Siam venuti a morir pel nostro lido.»
Con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro 20un giovin camminava innanzi a loro. Mi feci ardita, e, presol per la mano, gli chiesi: «Dove vai, bel capitano?» Guardommi e mi rispose: «O mia sorella, vado a morir per la mia patria bella.» 25Io mi sentii tremare tutto il core, né potei dirgli: «V'aiuti 'l Signore!»
Quel giorno mi scordai di spigolare, e dietro a loro mi misi ad andare. Due volte si scontrar con li gendarmi, 30e l'una e l'altra li spogliar dell'armi; ma quando fur della Certosa ai muri, s'udirono a suonar trombe e tamburi; e tra 'l fumo e gli spari e le scintille piombaro loro addosso più di mille.
35 Eran trecento, e non voller fuggire; parean tremila e vollero morire; ma vollero morir col ferro in mano, e avanti a lor correa sangue il piano: fin che pugnar vid'io per lor pregai; 40ma un tratto venni men, né più guardai; io non vedeva più fra mezzo a loro quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Certo, a questo punto, dovrei anche mettere i fatti di Bronte e la canzone di Mimmo Cavallo. Metto la canzone: Uh, mammà.
Forse voi sarete blogger spensierati, individui che nella vita fate gli acquisti con la leggerezza di una farfalla e lo stato d'animo di un cherubino. Ecco, io proprio no.
Oggi, per esempio. Anzi, da ieri. Dopo mesi di tentennamenti, ieri si è deciso: si compra la macchina nuova. Noi siamo così: diesel nell'animo e turbo benzina (esiste?) nell'azione. Da 0 a 100, tanto per continuare a utilizzare un linguaggio metaforico consono.
Già, vi pare facile. Siamo passati da 1. Si compra in contanti e buonanotte al secchio 2. Si paga mensilmente con maxi-rata finale 3. Si fa il leasing.
Per arrivare alla fase 3, ci sono volute picconate al granito dei nostri pensieri secondo il quale proprietario è SEMPRE meglio. No, che non è sempre meglio: un'automobile si deprezza, non acquista valore con il tempo. Diciamo che l'acquisto di una casa sta all'acquisto di un'auto come l'invecchiamento del vino sta all'invecchiamento dell'olio extra vergine d'oliva.
Unione Europea, sì, vabbè. Sta di fatto che io sono una lavoratrice pagata dallo stato italiano (e meno male che lo stipendio è in euro...). PROBLEEEEEEEMA. Superato con varie telefonate ad ambasciata a Parigi e ministero affari esteri a Roma (e la faccia di brave persone che portiamo a spasso io e mio marito).
E contrattazione, contrattazione, contrattazione. Dal primo secondo all'ultimo (seppur sfinita). Io vengo AMICHEVOLMENTE chiamata in casa "Livni", dal cognome del primo ministro israeliano, donna, Tzipi Livni. Davanti a me avevo un signore - il venditore d'auto che si offende se lo si definisce così, relata refero, bisogna dire prescripteur - che invece è israeliano dal punto di vista del DNA. È stata dura, ha vinto lui (come sempre vincono i venditori... ops, prescripteurs). Ma ho lottato con onore.
Ora mi attende un'ultima lotta, quella con l'assicuratore. Già, perché la Toyota mi offre la copertura assicurativa totale a un prezzo da sballo (e con vantaggi importanti), ma per correttezza io preferisco sottoporre il preventivo anche al mio attuale assicuratore per vedere se rilancia.
Sarà lotta ardua, anche qui. Tutto per avere un'auto di 2200 di cilindrata (clicca qui, ma la nostra è nera) prima della discesa delle Alpi, per Pasqua.
Mi mancherà la mia freccetta, la mia Yaris 1000 blu, prima auto di una allora 44enne...
Mio padre non sopporta la primavera perché comincia a star male. Invece io la amo, l'ho sempre amata e sempre l'amerò, perché anch'io mi risveglio con lei.
Avete fatto caso (voi magari no, voi che vivete nella bell'Italia e avete il sole oggi-sì-e-domani-anche)... avete fatto caso che in questi giorni di maltempo, gli alberi sembrano infischiarsene?
le viole di stamattina (photo by JS)
Tutti i rami sono pieni di fiori e le forsizie ti sbattono in faccia il loro giallo carico. E le aiuole comunali son piene zeppe di viole viola.